Killer Joe // William Friedkin

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Killer Joe. Potrei anche fermarmi al titolo di questo film, senza aggiungere neppure una virgola. Dovrebbe bastare questo per farvi mollare la recensione e correre su Prime Video a cercarlo.

Comunque, dato che siamo qui… vi racconterò qualcosa a proposito di Killer Joe.

Film del 2011 diretto da William Friedkin (L’Esorcista… vi basta?) e basato su un lavoro teatrale del premio Pulitzer Tracy Letts, è la storia macabra e sporca di una famiglia… o di ciò che ne resta.

La cornice è il polveroso e a tratti desolante Texas, una terra che sembra perennemente riarsa da un’estate rovente. Il cappio si stringe immediatamente intorno a una famiglia, o meglio intorno al collo di Chris Smith (Emile Hirsch). Il ragazzo è uno spacciatore di infimo livello che si trova in un mare di guai dopo che la madre gli ruba una grossa partita di droga. Il boss locale non è contento… e Chris in preda al panico escogita un piano balordo per rimediare.

Da qui in poi si scivola inesorabilmente in un pozzo maleodorante e sempre più stretto. La famiglia di Chris è disfunzionale, becera e squallida. Padre e figlio non sono particolarmente arguti, soprattutto il padre, la matrigna (Gina Gershon) è una donna attraente ma infida. La piccola Dottie (Juno Temple) una ragazzina al limite dell’autismo, infantile e innocente in un contesto di totale degrado.

A chiudere il quadretto lui, Killer Joe. Matthew McConaughey interpreta forse uno dei ruoli migliori della sua carriera, un poliziotto che arrotonda facendo il sicario. Killer Joe è il “personaggio”, colui che arriva con fare serafico, elegante e discreto ma capace, come dice la piccola Dottie, di uccidere con lo sguardo.

La trama del film in sé è molto semplice, quasi banale. Eppure, è un viaggio senza ritorno. Si avverte la calura opprimente, la polvere che intasa le narici, l’odore sudicio delle catapecchie rattoppate e il sapore ferroso del sangue che si asciuga sulla pelle. Si finisce inghiottiti dalla dinamica perversa che s’innesca e solidifica tra la famiglia di Chis e Killer Joe e si arriva quasi a simpatizzare per il bieco assassino/poliziotto. Già… perché Killer Joe, nonostante sia un perverso e sociopatico, è l’unico a mantenere una sorta di apparente coerenza. Nel caos si muove con disinvoltura, come un serpente tra le pietre.

Killer Joe è un film straniante che mostra vari volti. Grottesco, squallido, violento, disperato, dotato di un umore nero che fa capolino nei momenti più assurdi e allucinante… come la scena della coscia di pollo. Già, che scena!

Se siete dunque pronti a prendervi un pugno in faccia, accomodatevi.

Buona visione

Serena Aronica

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