Assange verso l’estradizione negli Stati Uniti

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Julian Assange verso l’estradizione negli Stati Uniti. Dopo che l’Alta corte del Regno Unito aveva ribaltato la sentenza di primo grado dando ragione al governo americano arriva la decisione della Westminster Magistrates Court di Londra che ha emesso l’ordine formale. La sentenza dei giudici britannici deve ora essere approvata dalla ministra dell’Interno Priti Patel. La decisione della dirigente del governo guidato dal primo ministro Boris Johnson è attesa entro il 18 maggio.

Il fondatore di Wikileaks è accusato dagli Usa di crimini connessi ad attività di spionaggio. Nel 2010 tramite Wikileaks, Assange e alcuni collaboratori resero noti al mondo oltre 250mila documenti diplomatici e militari americani, tra i quali molti riservati.

AMNESTY: “CON L’ESTRADIZIONE ASSANGE IN GRAVE PERICOLO“

Un’eventuale approvazione dell’estradizione verso gli Stati Uniti del giornalista australiano Julian Assange da parte del governo della Gran Bretagna “violerebbe il divieto di tortura e costituirebbe un precedente allarmante per pubblicisti e giornalisti di ogni parte del mondo”. Così l’ong Amnesty International in una nota pubblicata poche ore dopo la decisione di una corte di magistrati di Londra.

“Il Regno Unito è obbligato a non trasferire alcuna persona in un luogo in cui la sua vita o la sua salute sarebbero in pericolo. Il governo di Londra non deve venir meno a questa responsabilità. Gli Usa hanno palesemente dichiarato che cambieranno le condizioni di detenzione di Assange quando lo riterranno opportuno. Questa ammissione rischia fortemente di procurare ad Assange danni irreversibili al suo benessere fisico e psicologico”, ha dichiarato Agnès Callamard, Segretaria generale di Amnesty International. “L’estradizione di Assange avrebbe conseguenze devastanti per la libertà di stampa e per l’opinione pubblica, che ha il diritto di sapere cosa fanno i governi in suo nome. Diffondere notizie di pubblico interesse è una pietra angolare della libertà di stampa. Estradare Assange ed esporlo ad accuse di spionaggio per aver pubblicato informazioni riservate rappresenterebbe un pericoloso precedente e costringerebbe i giornalisti di ogni parte del mondo a guardarsi le spalle”, ha aggiunto Callamard.

La nota spiega: “L’isolamento prolungato è la norma nelle prigioni di massima sicurezza degli Usa e costituisce tortura o altri maltrattamenti vietati dal diritto internazionale. Le rassicurazioni fornite dagli Usa circa il trattamento equo di Assange mostrano profondamente la corda, dato che potrebbero essere revocate in ogni momento. Estradato negli Usa, Assange rischierebbe di subire gravi violazioni dei diritti umani e le vuote rassicurazioni diplomatiche non lo proteggerebbero”. Nella nota si legge ancora: “Se il governo di Londra consentisse a uno stato estero di esercitare giurisdizione extraterritoriale per processare una persona che ha diffuso informazioni dal Regno Unito, altri governi potrebbero sfruttare la stessa strategia giudiziaria per imprigionare giornalisti e mettere il bavaglio alla stampa anche oltre i loro confini statali”.

“Anzitutto, le accuse nei confronti di Assange non avrebbero mai dovuto essere presentate. Ma non è troppo tardi perché le autorità statunitensi sistemino le cose e ritirino le accuse”, ha sottolineato Callamard. “Nel frattempo, data la natura politicamente motivata di questo caso e le sue gravi implicazioni per la libertà d’espressione, il Regno Unito dovrebbe evitare di rappresentare gli interessi degli Usa in ogni sviluppo successivo”, ha concluso Callamard. Grazie a Wikileaks Assange, a partire dal 2010, ha contribuito a rendere pubblici centinaia di migliaia di documenti riservati di diversi governi del mondo. Parte del materiale ottenuto dalla piattaforma, divulgato grazie a una collaborazione con alcune delle maggiori testate giornalistiche del mondo, ha fatto luce su violazioni dei diritti umani commesse in Afghanistan e Iraq dai governi degli Stati Uniti e Gran Bretagna.

“CON L’ESTRADIZIONE DI ASSANGE MUORE IL GIORNALISMO LIBERO“

Con l’ordine formale di estradizione negli Usa per Julian Assange emesso dalla Westminster Magistrates Court di Londra sta per morire definitivamente il giornalismo libero”. Lo affermano i parlamentari di Alternativa.

“La libertà di stampa e il diritto dei cittadini di essere informati su cosa accade nel mondo- proseguono- verranno archiviati come una delle tante pagine ingiallite del libro dei sogni dei diritti civili delle democrazie occidentali quando la ministra degli Interni britannica, Priti Patel darà formalmente il suo via libera finale al trasferimento di Julian in un Paese dove lo attende una probabile condanna a 175 anni di reclusione. Rimane ancora una esile fiammella di speranza legata al ricorso da parte dei suoi legali- aggiungono- ma non ci facciamo illusioni: l’estradizione del fondatore di Wikileaks, accusato di aver smascherato i crimini di guerra commessi in Iraq e Afghanistan dagli USA e aver rivelato orrori che secondo Washington sarebbero dovuti rimanere segreti, è ormai cosa certa. La sorte di Assange andrà così a rafforzare l’allineamento dei media occidentali a una comunicazione di guerra. Avremmo potuto evitare che ciò accadesse- concludono i parlamentari di Alternativa- concedendo ad Assange lo status di rifugiato politico ma il governo Draghi e una pavida maggioranza non hanno voluto che l’Italia si ergesse a baluardo della libertà di informazione lasciandolo marcire nella prigione di Belmarsh in attesa di un epilogo scontato. Hanno preferito non scontentare alleati che la democrazia pretendono di esportarla, usandoci come fattorini, invece che esercitarla a casa propria”.

RICCIARDI (M5S): “OCCIDENTE DIMOSTRI DI ESSERE TERRA LIBERTÀ“

“L’Occidente ha un’occasione per dimostrare la sua diversità, proprio oggi che assistiamo a una guerra in Europa, proprio oggi che rivendichiamo, giustamente, il fatto che da noi esista il diritto di parola, il diritto di critica verso il potere. Ma oggi va dimostrato più che mai, chiedendo con forza in tutti i modi che Julian Assange non finisca i suoi giorni in un carcere statunitense. Oggi c’è in ballo il diritto di parola. Oggi, noi, abbiamo il dovere di parola, il dovere di dimostrare che l’Occidente è una terra di libertà”. Così in post pubblicato su Fb Riccardo Ricciardi, deputato e vicepresidente del MoVimento 5 Stelle.

fonte: AgenziaDIRE.it

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