29 marzo 2004: sette nuovi paesi nella NATO

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Si completa il processo di adesione di Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia, a seguito dei protocolli relativi all’accesso di questi paesi firmati a Bruxelles il 26 marzo dell’anno precedente. È il quinto e più grande allargamento nella storia dell’Alleanza, portando il numero dei Paesi membri a 26.

A partire dalla sua istituzione, nel 1949, ai 12 membri fondatori (Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Regno Unito e USA) se ne sono aggiunti altri in diversi momenti: nel 1952 Grecia e Turchia; nel 1955 la Germania; nel 1982 la Spagna; nel 1999 la Repubblica ceca, l’Ungheria e la Polonia. Oltre ai paesi sopra citati, successivamente è stata la volta di Albania e Croazia nel 2009, del Montenegro nel 2017 e della Macedonia del Nord nel 2020 l’ultimo e il trentesimo paese membro.

L’adesione dei nuovi Paesi è contemplata dall’articolo 10 del Trattato di Washington, in base al quale gli Stati membri, previo accordo unanime, possono invitare a far parte dell’Alleanza atlantica ogni altro Stato europeo in grado di contribuire alla sicurezza della regione e di favorire lo sviluppo dei principi sanciti nel Trattato istitutivo. Nello stesso articolo 10 è delineata sinteticamente la procedura di ammissione che è stata seguita anche per i precedenti quattro allargamenti.

La prima delle cinque fasi necessarie per giungere alla definitiva ammissione di nuovi Paesi nell’Alleanza consiste nello svolgimento di negoziati con ciascun Paese che sia stato formalmente invitato ad aderire. I colloqui (accession talks) tra esperti della NATO e rappresentanti dei Paesi invitati, che avvengono nella sede generale di Bruxelles, riguardano in primo luogo gli obblighi formali derivanti dallo status di membro dell’Alleanza. Vengono inoltre discussi temi specifici e, in particolare, le riforme che dovranno essere attuate dai singoli Paesi sia prima che dopo la loro ammissione sulla base di un calendario predisposto al termine del ciclo di incontri. Nella seconda fase i Ministri degli esteri dei Paesi invitati trasmettono alla NATO una lettera di intenti in cui confermano l’interesse, la volontà e la capacità di rispettare gli obblighi e gli impegni politici, giuridici e militari che comporta l’adesione alla NATO. Nella terza fase si procede alla firma dei Protocolli di accesso che, tecnicamente, rappresentano degli emendamenti al Trattato istitutivo del 1949. Essi dovranno poi essere ratificati da tutti gli Stati membri dell’Alleanza in conformità a quanto prescritto dalle rispettive procedure interne. Completata la fase delle ratifiche (quarta fase), il Segretario Generale della NATO rivolge ai Paesi invitato l’invito formale a divenire parte del Trattato Nord Atlantico e membri dell’Organizzazione. La procedura di adesione si conclude con la quinta e ultima fase in cui ciascun nuovo membro dell’Alleanza deposita il proprio strumento di accesso presso il Governo degli Stati Uniti d’America.

Il processo di trasformazione della NATO, che ha consentito la sua apertura verso i Paesi dell’ex Patto di Varsavia ha avuto inizio nel Vertice di Londra del luglio 1990, ed è proseguito con l’adozione della Nuova Concezione Strategica (novembre 1991, Vertice di Roma) che avevo lo scopo di unire un più ampio approccio alla sicurezza, basato sul dialogo e sulla cooperazione, con il mantenimento della capacità di difesa collettiva della NATO, nonché di avviare il dialogo con i Paesi dell’Europa centro-orientale e dell’ex Unione sovietica.

In occasione del Vertice tenutosi a Washington nell’aprile 1999, nel ribadire la politica della “open door”, è stato lanciato il Piano d’Azione per l’Adesione (Membership Action Plan, MAP) per favorire le successive adesioni. Il MAP, che si basa sulle esperienze dei tre membri che più recentemente hanno aderito alla NATO, consiste in un programma di riforme che i Paesi candidati possono seguire, su base volontaria, al fine di raggiungere livelli – adeguati a quelli dei Paesi membri – che garantiscano un sicuro contributo alla sicurezza generale di tutti i Paesi dell’Alleanza. Il piano offre quindi assistenza ai Paesi candidati su tutte le questioni relative all’adesione e, in particolare, sull’adeguamento delle rispettive Forze armate.

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