1 febbraio 1945: l’Italia riconosce il diritto di voto alle donne

voto femminile

Con un decreto legislativo, il Consiglio dei Ministri presieduto da Ivanoe Bonomi riconosce il voto alle donne, su proposta di Palmiro Togliatti e Alcide De Gasperi. La lotta per la conquista di questo diritto, partita già tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, raggiunge così il suo obiettivo.

Nonostante alcuni movimenti femminili che avevano cominciato la loro battaglia già dopo l’Unità d’Italia, la grande svolta al cambiamento avvenne durante la prima guerra mondiale, quando le donne avevano sostituito al lavoro gli uomini che erano al fronte. La consapevolezza di aver assunto un ruolo ancora più centrale all’interno della società, oltre che della famiglia, fece maturare la volontà di rivendicare i propri diritti. Già nel 1922 un deputato socialista, Emanuele Modigliani, aveva presentato una proposta di legge per il diritto di voto femminile, che però non arrivò ad essere discussa, per la Marcia su Roma.

Lo stesso Mussolini, per fini propagandistici e annusando i sentimenti della pancia del paese, fece partecipare le donne alle amministrative del 1924. Voto poi reso inutile dalle cosiddette “leggi fascistissime”, la serie di norme emanate tra il 1925 e il 1926 che iniziarono la trasformazione del Regno d’Italia nel regime fascista e che sostanzialmente soppressero le elezioni del ’24.

La questione del suffragio universale così fu ripresa seriamente alla fine della seconda guerra mondiale. Le elezioni d’esordio furono le amministrative tra marzo e aprile del 1946. L’affluenza femminile superò l’89%, e vennero elette nei consigli comunali circa 2 mila candidate: un vero e proprio plebiscito. Fu poi la volta dello storico referendum per la scelta tra Monarchia e Repubblica: il 2 giugno 1946 le donne tornarono alle urne con la stessa, massiccia partecipazione.

Quelle elette alla Costituente saranno 21 su 226 candidate, ma pur essendo pari al 3,7 per cento, le Madri costituenti diedero un apporto importantissimo in termini di principi, idee, uguaglianza, parità, modernità e diritti alla neo-nata Repubblica Italiana.

A più di 70 anni da questo provvedimento non c’è stato in Italia ancora un presidente del consiglio o un capo dello stato donna. In questo momento è donna solo 1 governatore di regione su 20, il presidente della regione Umbria Donatella Tesei. Le università annoverano 79 rettori e 5 rettrici. Alla Camera dei deputati vi sono 229 donne e 401 uomini, al Senato 112 donne e 209 uomini.

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