Cube – Il cubo // Vincenzo Natali

il cubo copertina film

Cube (Il cubo) è un thriller futuristico canadese del regista di origini italiane Vincenzo Natali, uscito nel 1997 e costato soltanto 350.000 dollari grazie alla scenografia ridotta all’essenziale, ha ottenuto un buon risultato al box office per merito soprattutto di una dimensione narrativa di impronta kafkiana distinta da qualche caratterizzazione sopra le righe.

Senza sapere come ci siano finiti, se si tratti o meno di una punizione, un gruppo di uomini e donne si ritrovano rinchiusi in un enorme cubo metallico, semovente e labirintico, formato da 17.576 stanze di vario colore e intercomunicabili. Nel cercare una via d’uscita scopriranno presto che ogni stanza può avere una trappola, identificabile attraverso formule matematiche, e soltanto facendo i giusti calcoli avranno una possibilità di salvarsi.

Il gruppo, di diversa estrazione sociale, è composto da un poliziotto, una dottoressa, un impiegato informatico, una studentessa di matematica, un esperto in evasioni, ed un ragazzo disabile. Senza conoscersi tra di loro, costretti a svelarsi gli uni agli altri in una prigionia forzata, passano dalla collaborazione all’aggressività fino a dei veri e propri conflitti. Per incidenti o malvagità il gruppo infatti a poco a poco si assottiglia.

Fuori dal cubo c’è luce, una luce accecante che niente fa distinguere. All’interno del cubo invece domina una razionalità impersonale, un ordine anonimo e perverso, un sistema che non perdona errori. Fuori dal cubo si può, forse, imparare a convivere (come dice in una delle sequenze finali una protagonista) con la stupidità umana. Dentro al cubo, questo sembra impossibile. Soprattutto per un radicale pessimismo di sottofondo nei confronti della stupidità del potere, che presto prende il sopravvento all’interno del gruppo.

Il film è diventato di fatto una trilogia, contando su un sequel Il cubo 2 – Hypercube uscito nel 2002, e un prequel Il cubo Zero – Cube Zero uscito nel 2004, ma entrambi non hanno avuto lo stesso successo per stile e autenticità dell’originale.

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