4 gennaio 1947: viene ucciso dalla mafia Accursio Miraglia

accursio miraglia

Alcuni uomini dell’organizzazione mafiosa Cosa Nostra uccidono a Sciaccia il segretario della Camera del Lavoro, da lui stesso creata, Accursio Miraglia. Le indagini non sono mai arrivate ad una conclusione e ad una condanna di esecutori e mandanti, e il delitto, come la quasi totalità degli omicidi di dirigenti e militanti del movimento contadino, è rimasto così impunito.

Nato nella medesima cittadina siciliana, diplomatosi con il massimo dei voti, iniziò a lavorare al Credito Italiano di Catania poco più che ventenne. Dopo un anno venne trasferito, come capo ufficio, a Milano dove conobbe parecchie personalità politiche e uomini di cultura. Qui, rimase incantato dal pensiero di Bakunin così tanto che si iscrisse al gruppo anarchico di Porta Ticinese e con loro iniziò la sua attività politico-sociale unendosi con la classe operaia che lottava per una vita più dignitosa nelle fabbriche.

Fu licenziato dalla banca per “contrasti di natura politica”. I dirigenti mal sopportavano l’attività di Miraglia per il sociale, le lotte a fianco degli operai e la continua ricerca di giustizia ed uguaglianza. Rientrò così a Sciacca e iniziò la sua vita professionale nel suo paese.

Venne nominato amministratore del Teatro Rossi di Sciacca, la cui attività gli permise di conoscere la compagna della vita, Tatiana Klimenko, attrice di una compagnia teatrale russa, figlia di un generale cugino dello zar Nicola II. Era sempre a contatto con la gente, vicino ai loro problemi. Spesso diceva: “Per la ripresa della nostra vita operativa è indispensabile rivolgersi alla terra e al mare, creature come l’uomo, di Dio”. Ma proprio in quel periodo la terra era in mano ai gabellotti mafiosi.

Ispiratrici le parole che utilizzò nel suo ultimo comizio che tenne a Sciacca pochi giorni prima di essere ucciso:

«La forza dell’uomo civile è la legge, la forza del bruto e del mafioso è la violenza fisica e morale. Noi, malgrado quello che si sente dire di alcuni magistrati, abbiamo ancora fiducia nella sola legge degli uomini civili, che alla fine trionfa nello spirito dell’uomo che è capace di sentirne il “Bene”. Temiamo, invece la violenza perché offende la nostra maniera di vedere e concepire le cose. Lungi dalla perfezione e dall’infallibilità, siamo però in buona fede, e non cerchiamo altro che la possibilità di ripresa della nostra gente e in altre parole di dare il nostro piccolo contributo all’emancipazione e alla dignità dell’uomo. È solo questo il filo conduttore che ci ispira e ci porta nel rischio. Non è colpa nostra se qualcuno non lo arriva a capire: non arrivi a capire, cioè, che ci sia, ogni tanto, qualcuno disposto anche a morire per gli altri, per la verità per la giustizia.»

Il figlio Nico ha istituito una fondazione “Accursio Miraglia” per tenere sempre viva la memoria del padre, ricordare tutte le vittime della mafia e il loro sacrificio. La storia di Accursio Miraglia ha ispirato poeti e scrittori. Leonardo Sciascia ha rivelato nel libro intervista La Sicilia come metafora: “Il giorno della civetta mi è stato ispirato dall’assassinio a opera della mafia, a Sciacca, del sindacalista comunista Miraglia”.

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