Songbird // Adam Mason

songbird copertina

Songbird, film diretto da Adam Mason girato nei mesi del primo lockdown a Los Angeles, è ambientato nel 2024 quando una pandemia causata dal Covid-19, che nel frattempo è continuato a mutare fino a diventare un virus completamente diverso rinominato Covid-23, mette il mondo in ginocchio avendo già sterminato la metà della popolazione terrestre.

Le città sono in quarantana da circa quattro anni e gli infetti vengono privati delle loro abitazioni per essere condotti in campi di quarantena, noti come Q-Zones, dai quali non possono in nessun modo fuggire. I superstiti, non ancora infettati, devono fare i conti con la legge marziale e le forze di sicurezza, che per via del loro compito si riveleranno essere un opprimente ostacolo aggiunto alla dilagante malattia.

Solo gli immuni possono muoversi liberamente e tra questi vi è Nico (KJ Apa), un giovane corriere innamorato di Sara (Sofia Carson) che invece è costretta alla quarantena e non può né vedere né tantomeno toccare il suo amato. Quando la ragazza scopre di essere stata infettata, Nico si precipiterà per le vie desolate di Los Angeles alla ricerca di qualcosa che possa salvarla e tenerla lontana dai campi di prigionia.

Songbird è il tipico film che utilizza la cronaca come punto di partenza, immaginando un futuro distopico che purtroppo sembra essere sempre più di attualità. Diversamente da Contagion del 2011, che ha anticipato in modo assolutamente incredibile la pandemia iniziata due anni fa dopo aver descritto in modo clamoroso tutto ciò che è accaduto realmente, non c’è un lieto fine rappresentato dal vaccino.

In questo caso, infatti, il fattore varianti ha la meglio su qualsiasi siero miracoloso e gli uomini si sono già adattati a vivere diversamente a causa del virus. L’unica differenza è che non si è riusciti a fare di necessità virtù, ridisegnando la società in qualcosa di migliore; piuttosto il cambiamento sembra essere visto come un processo che ha come fine unico il controllo per il ritorno alla precedente normalità. Vale la pena invece ricordare, come dichiarava Charles Darwin, che non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento.

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