23 novembre 1971: la Cina entra a far parte delle Nazioni Unite

La Repubblica Popolare Cinese, appoggiata da gran parte delle nazioni del terzo mondo con l’aspettativa che sarebbe diventata un’attiva propositrice del movimento dei Paesi non allineati, prende il seggio occupato sino ad allora al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dalla Repubblica di Cina (Taiwan), che aveva sempre rivendicato di essere l’unico governo legittimo della Cina continentale e per questo rientrante tra i principali stati membri.

La Repubblica di Cina (Taiwan) fu infatti uno dei membri fondatori delle Nazioni Unite, e un membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite fin dalla sua creazione, nel 1945. Nel 1949 il Partito Comunista Cinese prese il potere nella Cina continentale e dichiarò la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, sostenendo di aver sostituito la Repubblica di Cina (Taiwan) come unico governo legittimo della Cina. Il governo della Repubblica di Cina (Taiwan) si ritirò sull’isola provincia di Taiwan (mantenendo il controllo anche su diverse isole del Fujian), da dove ha continuato ad esistere fin da allora.

Fino al 1991, la Repubblica di Cina (Taiwan) ha continuato attivamente a sostenere di essere l’unico governo legittimo della Cina, e durante gli anni cinquanta e sessanta la sua richiesta venne accolta dagli Stati Uniti e da alcuni dei suoi alleati. Essendo la Repubblica Popolare Cinese un alleato dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti cercarono di impedire al blocco socialista di ottenere un altro seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Dagli anni sessanta in avanti, nazioni amiche nei confronti della Repubblica Popolare, guidate dall’Albania, proposero una risoluzione annuale all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, per trasferire il seggio cinese dalla Repubblica di Cina (Taiwan) alla Repubblica Popolare Cinese. Ogni anno gli Stati Uniti furono in grado di radunare una maggioranza di voti per bloccare questa risoluzione. Ma l’ammissione delle nuove nazioni indipendenti in via di sviluppo, nel corso degli anni sessanta, portò l’Assemblea generale dall’essere dominata dalle nazioni occidentali ad essere dominata da nazioni che avevano simpatie per Pechino.

Come risultato di queste tendenze, il 25 ottobre 1971, venne approvata dall’Assemblea Generale la Risoluzione 2758, che ritirava il riconoscimento di Taiwan e riconosceva la Repubblica Popolare come unico governo legittimo della Cina. La risoluzione dichiarava “che i rappresentanti del Governo della Repubblica Popolare Cinese sono gli unici rappresentanti legali della Cina alle Nazioni Unite”. Poiché questa risoluzione era su una questione di credenziali, piuttosto che di appartenenza, fu possibile tagliare fuori il Consiglio di sicurezza, dove Stati Uniti e Taiwan potevano far valere il loro diritto di veto.

La Repubblica Popolare ha avuto un ruolo principalmente passivo nell’ONU fin dal 1971. Solo raramente ha avuto un ruolo di spinta, e questo è avvenuto principalmente quando percepiva che i suoi interessi nazionali fossero a rischio, come il veto alle missioni di peacekeeping in Macedonia (oggi Macedonia del Nord) e Guatemala, a causa del riconoscimento dato da queste alla Cina nazionalista. Sin dalla fine della Guerra fredda, la Repubblica Popolare si è astenuta dall’usare l’ONU come contrappeso degli Stati Uniti, come invece hanno fatto Francia e Russia. Come scelta politica, la Repubblica Popolare non partecipa militarmente nelle missioni di peacekeeping dell’ONU, ma nel 1998 inviò una squadra di poliziotti a Timor Est, come parte della forza ONU lì presente. Questa politica sembra essere cambiata dal 2003, quando venne inviata un’altra squadra di personale militare non combattente nella Repubblica Democratica del Congo.

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