16 novembre 1933: gli Stati Uniti riconoscono l’Unione Sovietica

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Il 16 novembre 1933 riprendono le relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e URSS, con il riconoscimento da parte dei primi del regime sovietico, dando avvio ai rispettivi rapporti tra Stati che si erano chiusi nel 1917 con la vittoria dei bolscevichi in Russia.

La rottura diplomatica con la nuova Russia bolscevica non fu dovuta al timore di diffusione del comunismo in casa propria, ma al rifiuto del nuovo governo di onorare i debiti contratti dal regime zarista con gli Stati Uniti, di non mantenere i precedenti accordi sottoscritti con le altre nazioni ed infine per la confisca da parte dei bolscevichi delle proprietà americane sul territorio russo.

Woodrow Wilson cercò inoltre di sfruttare lo spettro del comunismo e della vittoria bolscevica in Russia per giustificare la soppressione delle libertà civili e democratiche contro tutti quei movimenti che si opponevano alla guerra e contro il movimento operaio che, solo nei sei mesi successivi all’ingresso degli Stati Uniti nel primo conflitto mondiale, organizzò oltre 3000 scioperi nei principali settori strategici dell’industria di guerra.

Sebbene per tutti gli anni Venti gli scambi commerciali tra gli Stati Uniti e la Russia bolscevica continuarono ad essere assai notevoli, anche le amministrazioni repubblicane che succedettero a Wilson decisero di mantenere interrotte le relazioni diplomatiche.

Dal 1933 pertanto, le vecchie paure per una minaccia comunista erano ormai sorpassate e la comunità commerciale americana, oltre agli editori di giornali, richiedevano un riconoscimento diplomatico dell’Unione Sovietica da parte degli Stati Uniti. I primi erano interessati ad un commercio su vasta scala, ma il governo statunitense era ancora speranzoso di ottenere il pagamento dei debiti contratti a suo tempo dalla Russia zarista e nel contempo premeva perché non vi fossero intromissioni di tipo sovversivo sul proprio territorio.

Roosevelt inviò il ministro degli esteri russo Maxim Litvinov a Washington per una serie di incontri ad alto livello nel novembre del 1933. Il dialogo tra Roosevelt e Litvinov, divenuto noto come “Roosevelt-Litvinov conversations”, toccò diversi argomenti, e nonostante le questioni sollevate si rivelarono abbastanza spinose, Litvinov rassicurò Roosevelt che l’Unione Sovietica avrebbe preso parte a successivi incontri per la risoluzione della questione dei debiti, avrebbe evitato di interferire nella società americana (ad esempio finanziando il Communist Party of the United States) e avrebbe garantito maggiori libertà e diritti ai cittadini americani che vivevano in URSS.

Roosevelt annunciò il raggiungimento dell’accordo firmato il 15 novembre alla nazione (che secondo un sondaggio era per il 63% degli intervistati favorevole al riconoscimento dell’Unione Sovietica ed il 27% contrario), conosciuto col nome di “Gentlman’s Agreement“, che, dal giorno successivo, il 16 novembrre 1933, aprì al riconoscimento ufficiale dell’Unione Sovietica da parte degli Stati Uniti e l’avvio delle relazioni diplomatiche tra quelle che sarebbero divenute le due superpotenze del Novecento.

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