26 ottobre 1944: nasce la RAI

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L’EIAR, Ente Italiano Audizioni Radiofoniche, che era stata divisa in due reti radiofoniche, cambia nome in RAI, acronimo di Radio Audizioni Italiane. Nasce così la RAI, partecipata dallo Stato e dalla SIP-Società Idroelettrica Piemontese, per volontà del governo provvisorio di cancellare nomi, simboli e decreti che rimandassero al “Ventennio”.

Nel 1943 (con il graduale arrivo degli Alleati dal Sud-Italia) anche la radiofonia italiana si spaccò letteralmente in due, con le stazioni radio di Palermo, Napoli e Bari gestite dal Psychological Warfare Branch (organismo del governo militare anglo-americano incaricato di esercitare il controllo sui mezzi di comunicazione di massa italiani tra il ’43 ed il ’45) e quelle del Nord che divennero organo della Repubblica Sociale Italiana.

Nel 1945, con la riunificazione come ente di trasmissione unico nazionale, se ne delineò la governance, nominando un nuovo Consiglio d’Amministrazione guidato dal giurista Carlo Arturo Jemolo, in assoluto il primo presidente della Rai. Due anni dopo nacque la Commissione parlamentare di vigilanza, organismo incaricato di vigilare sull’indipendenza politica e sull’obiettività informativa della programmazione radiofonica.

Nata come radio, i primi esperimenti televisivi arrivarono solo nel 1952, con il primo telegiornale sperimentale e il passaggio dell’azienda dal privato al pubblico. L’avvio definitivo delle trasmissioni fu infatti nel 1954, che portò al cambio di nome definitivo in RAI-Radio Televisione Italiana. Nacquero così i primi programmi culturali, gli sceneggiati e i quiz che portarono la rete a svilupparsi e a proporre un’offerta al pubblico sempre più variegata.

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