12 ottobre 1988: si conclude il processo “Moro ter” alle Brigate Rosse

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Si conclude, con 153 condanne di cui 26 ergastoli ed un complessivo di 1800 anni di pena, il processo “Moro ter” alle Brigate Rosse per le azioni terroristiche condotte a Roma tra il ’77 e il ’82. La sentenza viene letta in aula dal presidente della corte dr. Sorichilli che impiega oltre 5 ore e mezzo per completare il dispositivo.

Tra i principali reati contestati agli imputati figurano sia quelli già contenuti nel primo processo Moro (passato in giudicato) sia altri di notevole gravità. In particolare l’omicidio del generale dei carabinieri Enrico Galvaligi, il rapimento del magistrato Giovanni D’Urso, gli attentati ai danni dell’avv. Antonio De Vita e dell’ex vice capo della Digos Nicola Simone, alcuni omicidi tra i quali quello dell’agente di custodia Raffaele Cinotti e del commissario di Ps Sebastiano Vinci e quindi rapine, furti, detenzione e porto illegale d’armi comuni e da guerra, oltre naturalmente ai reati associativi di banda armata ed associazione sovversiva.

I grandi processi per il caso Moro sono quattro anche se si è arrivati al Moro-quinquies. Il primo e il secondo procedimento furono infatti unificati in un unico processo.

Le Brigate Rosse (BR) sono state un’organizzazione terroristica italiana di estrema sinistra costituitasi nel 1970 per propagandare e sviluppare la lotta armata rivoluzionaria per il comunismo. Di matrice marxista-leninista, è stato il maggiore, il più numeroso e il più longevo gruppo terroristico di sinistra del secondo dopoguerra esistente in Europa occidentale.

Momenti culminanti dell’attività del gruppo furono l’agguato di via Fani e il sequestro Moro nella primavera 1978; con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro le Brigate Rosse sembrarono in grado di influire in modo decisivo sull’equilibrio politico italiano e di poter sovvertire l’ordine democratico della Repubblica.

L’organizzazione entrò in crisi nei primi anni ottanta per il suo irreversibile isolamento all’interno della società italiana e venne progressivamente distrutta grazie alla crescente capacità di contrasto da parte delle forze dell’ordine, e anche grazie alla promulgazione di una legge dello Stato italiano che concedeva cospicui sconti di pena ai membri che avessero rivelato l’identità di altri terroristi. Nel 1987 Renato Curcio e Mario Moretti firmarono un documento in cui dichiaravano conclusa l’esperienza delle BR.

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