880 chilometri a piedi per chiedere la cittadinanza: Walking for Zaki fa tappa a Bologna

walkng for patrick

Dopo essere ri-discesa in piazza martedì scorso a seguito della prima udienza del processo a Patrick Zaki, Bologna si appresta a rifarlo: per sabato prossimoin piazza Maggiore, è annunciata una manifestazione di accoglienza della Walking For Patrick. Sui social l’evento viene già annunciato e spinto da Rita Monticelli, docente del master Gemma dell’Università di Bologna a cui era iscritto Zaki e capolista Pd alle comunali di Bologna, Station to Station e 6000 Sardine. La marcia che farà tappa a Bologna è un cammino di 1.500.000 passi per chiedere al Governo italiano di procedere con il riconoscimento della cittadinanza italiana allo studente egiziano a cui viene contestata l’accusa di diffusione di false notizie. I giudici, dopo la prima udienza, hanno aggiornato il processo al 28 settembre. E tre giorni prima la “Walking for Zaki” arriverà nella sua città.

Station to station che ha promosso la petizione per chiedere il riconoscimento della cittadinanza italiana in favore di Zaki e le relative mozioni approvate in Parlamento, dopo aver consegnato oltre 274.000 firme al Parlamento europeo nelle mani del presidente David Sassoli, lancia ora questo mese di cammino, fino al 20 ottobre: Marino Edoardo Antonelli partirà dalla sua abitazione in provincia di Brescia, e da lì passo dopo passo, un milione e 500mila circa, camminerà per 880 chilometri dalle colline del Garda alla via degli Dei, passando appunto per Bologna (sarà la sesta tappa), Firenze e sulla via di Francesco verso la marcia della Pace di Assisi. Il suo arrivo a Roma è previsto per il 20 ottobre, giorno in cui i ragazzi di Station to Station organizzeranno un flash mob per chiedere al Governo “di compiere finalmente un atto di coraggio, una presa di posizione netta in difesa dei diritti fondamentali dell’uomo”.

Inoltre, giovedì prossimo, 23 settembre, la commissione parlamentare straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani nell’ambito dell’indagine conoscitiva sui livelli e i meccanismi di tutela dei diritti umani, vigenti in Italia e nella realtà internazionale e della campagna di ‘monitoraggio sul caso di Patrick Zaky, ascolterà Céline Lebrun, moglie di Ramy Shaath, l’attivista egiziano-palestinese in carcere da oltre due anni, che la Corte di cassazione egiziana che ha confermato nella lista degli “individui appartenenti ad entità terroristiche” a luglio scorso. Ramy Shaat è un attivista per i diritti dei palestinesi, nonché promotore del movimento Boicottaccio, sanzioni e disinvestimento (Bds). In Egitto è stato tra i più attivi manifestanti nelle proteste che nel 2011 portarono alla caduta del regime di Hosni Mubarak. Il suo arresto nel 2019 sarebbe collegato con l’adesione dell’attivista a un nuovo movimento nato per denunciare la deriva autoritaria in Egitto: con lui tanti altri esponenti sono stati arrestati con l’accusa di sostegno al terrorismo e destabilizzazione della sicurezza nazionale. Per la sua liberazione a giugno si sono espressi oltre 180 deputati e assessori francesi.

Céline Lebrun Shaath commentando la decisione della Cassazione egiziana si era detta “estremamente delusa da questa escalation di azioni del governo egiziano contro Ramy. Non solo mostra un totale disprezzo per gli standard convenzionali del diritto a un processo equo, ma anche verso la comunità internazionale e in particolare i tentativi dei governi francese e palestinese di facilitare una risoluzione diplomatica per questa terribile situazione”.

fonte: AgenziaDIRE.it

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