7 settembre 1938: il decreto contro gli ebrei stranieri in Italia

leggi antiebraiche

Viene varato il Regio Decreto Legge 1381 con i provvedimenti del governo italiano nei confronti degli ebrei stranieri. Non potranno dimorare stabilmente in Italia e nei territori del Regno. Le concessioni successive al 1919 vennero revocate, con l’ingiunzione di lasciare il paese entro sei mesi.

Già dall’estate del 1938 il governo fascista predispose una serie di misure utili all’introduzione in Italia di una legislazione antiebraica. Il 15 luglio 1938 uscì in forma anonima nelle colonne de “Il Giornale d’Italia” l’articolo Il Fascismo e i problemi della razza. Lo scritto, noto come Manifesto degli scienziati razzisti o Manifesto della razza, fu redatto da un gruppo di scienziati, intellettuali e professori fascisti, in collaborazione con il Ministero per la Cultura popolare (il “Minculpop”), allo scopo di chiarire la posizione del fascismo nei confronti della questione razziale. Il “Manifesto” – che sosteneva la concezione biologica del razzismo, l’esistenza di una pura razza italiana e la non assimilabilità degli ebrei, considerati una razza non europea – anticipava e preparava le leggi razziali, configurandosi come base ideologica e pseudo-scientifica della politica razzista del fascismo.

Per la predisposizione e l’attuazione delle misure legislative e amministrative della persecuzione antiebraica fu determinante la trasformazione dell’Ufficio centrale demografico in Direzione generale per la demografia e la razza (“Demorazza”), alle dipendenze del Ministero dell’interno. Primo atto della Demorazza fu il censimento, nell’agosto 1938, di tutti gli ebrei italiani e stranieri presenti nella penisola, presupposto indispensabile per isolare il “gruppo ebrei” dal resto della popolazione e individuare così i bersagli dell’imminente legislazione antiebraica.

I primi provvedimenti razziali, promulgati nel settembre del 1938, decretarono l’allontanamento di studenti e insegnanti ebrei dalle scuole e dalle università (R.D.L. 5 settembre 1938, n. 1390, Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista) e l’espulsione entro 6 mesi di tutti gli ebrei stranieri arrivati in Italia dopo il 1918 (R.D.L. 7 settembre 1938, n. 1381, Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri). Il 17 novembre seguì il decreto legge principale, il n. 1728, con i Provvedimenti per la difesa della razza italiana (R.D.L. 17 novembre 1938, n. 1728).
Per tutti gli ebrei fu disposta l’annotazione “di razza ebraica” nei documenti e nei registri dello stato civile.

Il sistema normativo antiebraico venne continuamente “perfezionato” in una serie di decreti successivi con cui gli ebrei furono progressivamente allontanati da tutti gli ambiti pubblici e privati della vita nazionale, attraverso la negazione dei diritti civili. Il frenetico lavoro di aggiornamento persecutorio e la capillare applicazione delle leggi fu garantita da un’efficiente macchina burocratica, al cui funzionamento concorrevano funzionari ministeriali e locali che spesso univano ai doveri professionali personale zelo antisemita.

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