GIUSEPPE, FAI UN TUO PARTITO

conte centro

In questi giorni stiamo assistendo allo scontro tra il fondatore del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, e l’ex premier nonchè incaricato di rifondare il movimento stesso, Giuseppe Conte. Dopo una sorta di investitura dall’alto avvenuta a febbraio durante i giorni della crisi di governo, si è passati per le vie legali con l’associazione Rousseau guidata da Davide Casaleggio che aveva deciso di rivendicare la legittimità sul possesso dei dati degli iscritti, e si è arrivati a questi giorni in cui Conte, pronto per essere eletto dalla base, si è visto mettere dei paletti che lo hanno portato alla rottura delle ultime ore.

Nella giornata di ieri infatti l’ex premier ha tenuto una conferenza stampa nella quale ha detto molto onestamente che non potrà prestarsi ad essere un semplice “figurante” all’inteno del M5S, perchè ha in mente un’idea di partito ben precisa e vuole avere la sua autonomia nel realizzarla. Cosa altrimenti non possibile in una specie di diarchia proposta da Grillo. Ha quindi presentato una sua proposta di Statuto nel quale sono ben definiti i ruoli del leader politico, che non deve essere solo un portavoce, ma deve poter prendere decisioni in autonomia rispetto agli organi di controllo dei quali il garante, ovvero Grillo, ne è il custode.

A questo punto mi chiedo, è possibile attuare questa rifondazione politica di così alto spessore (lo stesso Conte ha dichiarato di aver “studiato molto” in questi quattro mesi) all’interno di un partito che ha contribuito a distruggere la politica in Italia? Non dimentichiamoci che il movimento di Grillo, prima ancora di essere considerato populista, veniva identificato come l’antipolitica. Aveva lo scopo di dipingere il politico come la figura su cui scaricare, in modo qualunquista e indifferente, ogni colpa di carattere generale e frustrazione personale (un po’ come fa la destra con la figura del migrante).

Negli anni questo movimento è sicuramente evoluto e gli incendiari dei meet up di dieci anni fa, anticasta e anti euro, sono ora diventati dei rispettabili ministri disposti al compromesso costruttivo. Ma se l’idea di Grillo è quella di un ritorno ai valori originari, ammesso che questo sia ormai possibile, c’è spazio per il progetto di Conte per un partito con la P di politica maiuscola? La metà degli elettori del M5S, che nel 2018 ha preso il 32% e adesso è quotato al 16%, è andata calcoli alla mano al partito di Giorgia Meloni e alla Lega. Quelle persone ormai sono irrecuperabili per i grillini ed è bene che sia così. Ma soprattutto mi chiedo, le riuscirebbe mai a recuperare una persona così equilibrata, diplomatica e competente come Conte?

Dato che non è un mistero che Conte ha già depositato il nome di una sua lista lo scorso gennaio, così come riportato da Radio Popolare e dai principali organi di informazione, potrebbe non essere una scelta così difficile da compiere quella di fondare un proprio soggetto politico. Soprattutto per gli enormi risvolti positivi che ci sarebbero per l’intero centrosinistra. Un partito di Conte potrebbe infatti catalizzare l’area centrista, liberale e cattolica che il PD si è perso per strada già da un po’ e che ad oggi è in mano ai vari Renzi e Calenda (con tutto il rispetto per quest’ultimo) che difficilmente accetteranno mai di far parte di una coalizione che arrivi fino ai grillini e a LEU.

Spero a questo punto, così come auspicato anche da altri, che l’ex premier sappia tirare fuori il carattere che lo ha sempre ispirato nei momenti difficili in cui è riuscito a ridare dignità al nostro Paese, mostrandone i lati migliori, e che sappia quindi salvarlo da un probabile futuro sondaggisticamente condannato al più ignobile antiprogressismo conosciuto già nel recente passato.

Filippo Piccini

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