Brexit, tra Bruxelles e Londra c’è l’accordo della vigilia di Natale

boris johnson deal

“The deal is done”, “L’accordo è fatto”: il premier britannico Boris Johnson ha celebrato il raggiungimento di un accordo con l’Ue per il post-Brexit postando su Twitter una foto con entrambi i pollici alzati. Fumata bianca dunque dopo mesi di estenuanti negoziati: lo hanno annunciato fonti di Londra, in contemporanea con Bruxelles, formalizzando il via libera al compromesso finale su un accordo di libero scambio – un testo di 2000 pagine circa – che allontana l’incubo di un traumatico ‘no deal’ commerciale.

L’intesa, raggiunta in extremis, entrerà in vigore dal primo gennaio 2021, scadenza della fase di transizione post divorzio, seppure soggetta alle ratifiche parlamentari. “L’annuncio dell’accordo raggiunto a livello di negoziatori è un importante passo avanti”. ha scritto su twitter il presidente del Consiglio Ue Charles Michel, annunciando che “ora sta al Consiglio e al Parlamento Ue analizzare l’accordo prima di dare il via libera”. Il presidente del Parlamento europeo David Sassoli ha annunciato che “il Parlamento esaminerà ora l’accordo e deciderà sul consenso durante il nuovo anno”.

Dopo gli annunci della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e del premier britannico, Boris Johnson “la presidenza tedesca del Consiglio dell’Ue ha appena convocato una riunione Coreper per domani alle 10.30. Gli ambasciatori dell’Ue inizieranno a rivedere l’accordo. Michel Barnier informerà sui negoziati”. Lo ha scritto su Twitter Sebastian Fischer, portavoce della presidenza tedesca.

“Tutto quello che era stato promesso ai britannici con il referendum del 2016 e con le elezioni dello scorso anno è stato raggiunto con questo accordo”, ha commentato Downing Street. “Abbiamo ripreso il controllo del nostro denaro, frontiere, leggi, commercio e delle nostre acque di pesca”. “L’accordo è una notizia fantastica per famiglie e imprese ovunque in Gb”, si sottolinea.

Boris Johnson: “Stiamo riprendendo controllo delle nostre leggi e del nostro destino”
Il premier Tory annunciando l’accordo ha parlato di “un buon deal per tutta l’Europa”. “Sono lieto che abbiamo concordato questo accordo sullo stile di quello del Canada che proteggerà le merci che saranno vendute senza dazi sul mercato europeo. Questo accordo ci permette di riprendere il controllo delle nostre leggi, dal primo gennaio siamo al di fuori del mercato unico e il suolo del regno Unito sarà gestito dal Parlamento e dai giudici. Ci saranno nuove strutture per quanto riguarda i servizi, saremo capaci di decidere come stimolare l’aumento di posti di lavoro, porti e nuove zone industriali, ammirare il nostro panorama e stabilire le regole che vogliamo per sostenere la produzione agricola”.

Johnson ha parlato anche di uno dei punti più discussi dell’accordo: “Avremo coste indipendenti con piena sovranità sul nostro territorio e tra cinque anni e mezzo ci sarà una nuova realtà e controlleremo il nostro mercato della pesca e le nostre acque”. Il Regno Unito riprenderà “il pieno controllo delle sue acque” territoriali per la prima volta dal 1973, ha detto. La quota di pesce che il Regno Unito pescherà nella propria zona economica esclusiva “salirà in modo sostanziale, passando da circa la metà a quasi i due terzi in cinque anni e mezzo, un’ottima notizia per tutti gli appassionati di pesce del nostro Paese, che potranno mangiarne una quantità prodigiosa in più”, ha aggiunto.

Inoltre, “le leggi britanniche saranno decise solo dal Parlamento britannico, interpretate da giudici britannici nei tribunali britannici e la giurisdizione della Corte di Giustizia Europea sarà eliminata”. “L’accordo di libero scambio post Brexit con l’Ue ci aiuterà a “difendere i posti di lavoro” nel Regno Unito e allo stesso tempo di “riprendere il nostro destino nelle mani” uscendo dal mercato unico e dall’unione doganale per “prosperare” facendo fruttare nuove opportunità, oltre che per concentrarci nella battaglia contro il Covid che è al momento “la nostra priorità numero uno”, ha detto Boris Johnson.

L’accordo sulla Brexit dà una “nuova stabilità e una nuova certezza” a un rapporto che “non stava funzionando”, ha detto ancora il primo ministro britannico, che si è rivolto agli “amici europei” ricordando che “saremo sempre i vostri amici, alleati, partner e, soprattutto, saremo sempre il vostro maggiore mercato”. Il premier britannico ha poi affermato che la Gran Bretagna sarà sempre “culturalmente, emotivamente, storicamente, strategicamente e geograficamente legata all’Europa”.

Brexit: von der Leyen, è il momento di voltare pagina
“Abbiamo finalmente trovato un accordo, è buono, equilibrato e la cosa più responsabile da fare per entrambe le parti”: lo ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen durante la conferenza stampa congiunta con il capo negoziatore Ue Michel Barnier. “L’Europa continuerà ad avanzare”, ha aggiunto. Nel mercato unico “le regole e gli standard Ue saranno rispettati”, ha assicurato la presidente. “Continueremo a cooperare con il Regno Unito ad esempio nel campo del cambiamento climatico e nel campo della sicurezza nei trasporti”. “I negoziati sono stati difficili” ma “era un accordo per cui valeva la pena di battersi. Nessun accordo può cambiare la realtà, noi siamo un insieme, l’Ue è preparata bene per la Brexit, sappiamo che ci sono disaccordi ma sappiamo che saranno risolti. Nel bilancio ci sono cinque miliardi di dollari per aiutare le persone e le aziende a superare l’impatto della Brexit. Il Regno Unito è un paese terzo, ma rimarrà un partner per l’Europa” soprattutto per le tematiche fondamentali.

L’accordo sulla Brexit include “meccanismi che verranno attivati se una delle due parti non si atterrà’ alle regole concordate” come “un meccanismo di arbitrato, oltre al monitoraggio” sulle possibili violazioni, ha detto la presidente della Commissione europea che ha spiegato che sono state incluse “salvaguardie per assicurare che ci sia un forte incentivo alle due parti per rispettare l’accordo”.

Barnier: “Accordo senza precedenti”
“Oggi è un giorno di sollievo, ma anche impregnato di tristezza”, ha detto Barnier. “Il Regno Unito ha scelto di lasciare l’Unione europea e il mercato unico. Ci saranno cambiamenti reali per i cittadini e le aziende. Abbiamo costruito accordi di libero commercio, un commercio alla pari anche se con nuove regole economiche e condizioni, una nuova generazione di accordi commerciali che copriranno i trasporti, l’energia, la lotta al cambiamento climatico e sono sicuro che avremo un accesso reciproco alle acque con una nuova ridistribuzione delle quote di pesca. Il presidente Ue e il primo ministro Johnson hanno preso in considerazione il nuovo status delle coste britanniche. Coopereremo alla ricerca, innovazione. Ci saranno clausole di non discriminazione per i visti. E collaborazione nel campo della sicurezza”. “L’Ue ha mostrato unità e solidarietà ed è stato un onore per me essere parte di questa unità europea”, ha concluso il negoziatore Ue per la Brexit.

L’intoppo della “pesca” e il “giusto compromesso”
Di un intoppo dell’ultimo minuto sulla pesca, in pratica la quantità di pesce che le barche dell’Ue potranno pescare nelle acque britanniche, aveva parlato anche il ministro degli Esteri irlandese, Simon Coveney. Se Londra insisteva nel difendere la riconquistata sovranità anche sulle zone di pesca britanniche, oltre le 12 miglia nautiche dalla costa, escludendola al traffico dei pescherecci europei, come avviene per tutti i Paesi dell’Ue, l’Ue reclamava il proseguimento dell’accesso alle zone di pesca britanniche come precondizione a un accordo sul commercio senza dazi.

Le quote di pescato nazionali sono elaborate sulla base di dati storici che risalgono agli anni Settanta e che tuttavia, secondo Londra, non sono favorevoli alla Gran Bretagna che ne chiedeva la revisione. A complicare ulteriormente la questione, la pratica, dei pescherecci britannici di vendere parte della loro quota a colleghi europei (il 60 per cento della quota di pescato inglese, per esempio, finisce in mani straniere). La maggior parte del pesce esportato dalla Gran Bretagna, circa i due terzi, viene esportata nei Paesi dell’Unione europea. E la maggior parte del pesce consumato in Gran Bretagna è importato, secondo le misteriose leggi che hanno governato, negli anni precedenti all’ondata di protezionismo, il commercio globale.

L’Unione europea “sarà dalla parte dei pescatori europei per sostenerli, è il nostro impegno”, ha assicurato il capo negoziatore Ue Michel Barnier facendo riferimento alla nuova ripartizione delle quote del pescato a seguito dell’accordo raggiunto fra Londra e Bruxelles. L’intesa raggiunta, ha spiegato, fornisce “una base per l’accesso reciproco alle acque e alle risorse, con una nuova distribuzione delle quote e delle possibilità di pesca. Questo accordo richiederà sforzi, lo so, ma l’Ue sarà presente a fianco dei pescatori europei e sostenerli è il nostro impegno”.

Anche Johnson ha parlato di un “ragionevole compromesso”, ricordando che Londra voleva il “controllo completo” della pesca e l’Ue puntava a un periodo di transizione molto più lungo. La quota di pesce che il Regno Unito pescherà’ nella propria zona economica esclusiva passerà da circa la metà a quasi i due terzi in cinque anni e mezzo”, ha detto il primo ministro britannico, Boris Johnson, in conferenza stampa.

Il nuovo lockdown
Quattro anni e mezzo dopo il referendum sulla Brexit del giugno 2016, l’annuncio di oggi ha consentito alle due parti di risparmiarsi un “no deal” tanto imbarazzante a livello politico quanto dannoso a livello economico. Il Regno Unito ha ufficialmente lasciato l’UE il 31 gennaio, ma si è trovata in un periodo di transizione in cui le norme su commercio, viaggi e affari sono rimaste invariate fino alla fine di quest’anno. Con l’accordo sotto l’albero, Boris Johnson può tirare un sospiro di sollievo in un periodo difficile che vede il Paese alle prese con la nuova variante del coronavirus che ha costretto il governo a estendere il lockdown a tutta la nazione a partire dal 26 dicembre.

fonte: RaiNews.it

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