A due anni dalla morte del padre, Michinomiya Hirohito viene incoronato 124° monarca di una dinastia imperiale giapponese. L’Imperatore racchiude nella sua figura tutta la regalità e la Celeste maestosità dell’isola del Sol Levante: per millenni, l’Imperatore del Giappone era una figura semidivina e con il riguardo che si riserva e gli onori che si conferiscono alle divinità era trattato.
L’imperatore Hirohito governò in uno dei periodi più turbolenti della storia giapponese. Dalla rapida espansione militare iniziata nel 1931 fino alla tragica sconfitta del Giappone da parte degli Alleati nel 1945, Hirohito governò il popolo giapponese con un regime assolutista avvalendosi di poteri che, ciò nonostante, erano piuttosto limitati nella pratica.
Dopo la distruzione atomica delle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, fu Hirohito a sostenere la necessità della resa, spiegando al suo popolo, nell’ambito del suo primo discorso radiofonico, che era necessario ‘sopportare l’insopportabile’.
Durante l’occupazione statunitense e la ricostruzione postbellica Hirohito fu formalmente destituito dei suoi poteri e costretto ad abiurare alle proprie presunte prerogative divine, ma rimase comunque la guida ufficiale del suo paese fino alla morte, nel 1989.
Il suo regno, controverso per il suo ruolo svolto durante il secondo conflitto mondiale, lo rese il più longevo Imperatore della lunghissima storia giapponese: ben 61 anni. A succedergli, suo figlio Akihito, che il 1° dicembre 2017 ha annunciato la volontà di abdicare, compiutasi il 30 aprile 2019, lasciando il trono al rispettivo erede attuale 126° imperatore del Giappone, Naruhito.























