23 giugno 1848: insurrezione nei quartieri popolari di Parigi

illustrazione barricate parigi

Fallito il tentativo di rivolta dei 100.000 operai degli opifici nazionali del 15 maggio, a seguito delle mancate risposte del governo conservatore insediatosi il 23 aprile dello stesso anno, i quartieri operai di Parigi promuovono una vera e propria insurrezione generale il 23 giugno. La città è divisa fisicamente in due parti: la parte orientale è in mano agli operai, mentre da ovest l’esercito, la Guardia nazionale e la Guardia mobile muovono contro le barricate. Viene attaccato il boulevard Saint-Denis e la rue de Cléry: qui la Guardia nazionale preme sul fianco e i difensori della barricata si ritirano.

Di fronte alla ribellione di 70.000 operai l’Assemblea costituente concede pieni poteri al ministro della guerra, il generale Louis Cavaignac, che viene nominato per l’occasione “dittatore di Parigi”. Stabilita la dittatura militare, questi riesce a soffocare la rivolta utilizzando tutti i mezzi militari a disposizione: intensifica l’uso dell’artiglieria, che non spara più solo a mitraglia, ma utilizza anche obici e proiettili incendiari. Le fonti ufficiali, certo molto inesatte in difetto, stabiliscono in 1.500 il numero dei morti tra gli operai. Oltre 3.000 sono i fucilati e più di 4.000 i deportati. Il “pericolo rosso” era sventato. I moderati si sentivano rassicurati, mentre la reazione politica e sociale aveva via libera.

Il 28 giugno, con un rimpasto di governo, il generale Cavaignac – cui lo zar Nicola I ha inviato le proprie congratulazioni – diventa capo dell’esecutivo, mentre il generale Lamoricière, altro repressore dell’insurrezione, si guadagna il ministero della Guerra. Viene mantenuto lo stato d’assedio e i battaglioni delle Guardie nazionali provenienti dai quartieri popolari di Parigi vengono sciolti. Il ministro dell’Istruzione Hippolyte Carnot, considerato troppo democratico, viene licenziato, in provincia si allontanano i prefetti giudicati non allineati con il nuovo ordine. Il 28 luglio vengono sciolti i club politici, e viene limitata la libertà di stampa, sia considerando reati la critica al governo, all’Assemblea nazionale, alla religione, alla proprietà e alla famiglia, sia aumentando fortemente le tasse sugli organi di informazione, così da rendere difficile l’esistenza della stampa popolare. Viene annullato il decreto che abbassava a 10 ore la giornata lavorativa, che viene così riportata alle 12 ore dei tempi della monarchia di luglio. In ottobre entrano nel governo esponenti monarchici e nella Costituzione, approvata il 12 novembre, viene negato il diritto di sciopero.

Anche la Germania, l’impero asburgico e l’Italia erano scossi da una possente ondata rivoluzionaria, scoppiata sotto l’influenza degli avvenimenti parigini e che durò fino alla primavera del 1849. L’ondata si concludeva quindi con la sconfitta delle forze progressiste, al cui interno le posizioni democratiche e socialiste saranno comunque destinate a scalzare l’impostazione liberale fino ad allora egemone.

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