16 giugno 1935: il “sabato fascista”

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Il Consiglio dei ministri italiano istituisce con un decreto il “sabato fascista”, la mezza giornata di riposo dovrà essere dedicata all’addestramento premilitare e postmilitare, politico e sportivo della nazione.

L’orario normale degli uffici civili e quello del lavoro dei salariati dello stato terminano il sabato alle ore 13; la riduzione si applica anche agli istituti scolastici pubblici o privati, di qualsiasi ordine e grado, nonché al personale delle amministrazioni, istituti ed enti.

L’attuazione è riservata alle organizzazione fasciste. Il sabato fascista si differenzia dal sabato semifestivo adottato in altri paesi in cui viene utilizzato per ‘riposo e conforto’. La propaganda utilizzerà anche questo strumento nella campagna anti-inglese in corso da tempo. “Sabato fascista” in opposizione al “week-end”, definito anche il “sabato inglese”; saranno rappresentati come modi antitetici di impiego del tempo libero, esempi di stili di vita radicalmente differenti.

Analoga al sabato fascista è l’istituzione del sabato teatrale (r. decr.-legge 28 dic. 1936, n. 2470) che si propone di accostare le masse popolari al teatro per elevarne la ‘cultura’ attraverso una propaganda di regime mirata.

Gli spettacoli sono esclusivamente riservati agli operai e lavoratori agricoli, ai venditori ambulanti e commessi di negozio; ai fattorini, uscieri, maestranze statali e dipendenti subalterni in genere; agli impiegati che non abbiano uno stipendio mensile netto superiore a L. 800; ai giovani fascisti in possesso della tessera dei Fasci giovanili e, prima che fosse creato l’Ente comunale di assistenza, agli assistiti dall’Ente opere assistenziali del P.N.F., con una percentuale di biglietti gratuiti a loro favore non inferiore al 10% dei posti di ciascun teatro.

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