5 maggio 1936: la conquista di Addis Abeba

truppe italiane etiopia

Il 5 maggio 1936 le truppe italiane, comandate dal maresciallo Badoglio, entrano in Addis Abeba. La sera dello stesso giorno, Mussolini annuncia in Piazza Venezia ad una folla festante la fine della guerra ed il “ritorno dell’Impero sui colli fatali di Roma” offrendo al re d’Italia la corona di Imperatore d’Etiopia.

Il regime fascista era riuscito a guadagnare il consenso popolare all’impresa di conquista dell’Etiopia attraverso una ben orchestrata campagna di propaganda, riproponendo l’equazione tra popoli di colore e selvaggi e solleticando gli istinti inconsciamente razzisti della popolazione italiana. Fu un conflitto altamente simbolico, dove il regime fascista impiegò una grande quantità di mezzi propagandistici con lo scopo di impostare e condurre una guerra in linea con le esigenze di prestigio internazionale e di rinsaldamento interno del regime stesso, volute da Benito Mussolini, con l’ulteriore obiettivo a lungo termine di orientare l’emigrazione italiana verso una nuova colonia popolata da italiani e amministrata in regime di apartheid sulla base di una rigorosa separazione razziale.

La guerra fu una delle campagne coloniali più grandi della storia: la mobilitazione italiana assunse dimensioni straordinarie, impegnando un numero di uomini, una modernità di mezzi e una rapidità di approntamento mai visti fino ad allora: il Duce approvò e sollecitò l’invio e l’utilizzo in Etiopia di ogni arma disponibile e non esitò ad autorizzare l’impiego in alcuni casi di armi chimiche e gas asfissianti. Nel complesso, la campagna di Etiopia fu l’unico autentico successo militare dell’Italia fascista, conseguito comunque ai danni di un esercito privo di aviazione e decisamente peggio attrezzato e addestrato, che riuscì pertanto a resistere per quasi sette mesi ai 400.000 uomini del corpo di spedizione italiano ed alle oltre 500 missioni di bombardamento.

L’aggressione contro l’Etiopia ebbe rilevanti conseguenze diplomatiche e suscitò una notevole riprovazione da parte della comunità internazionale: la Società delle Nazioni decise d’imporre delle sanzioni economiche contro l’Italia, ritirate nel luglio 1936, senza peraltro aver provocato il benché minimo rallentamento delle operazioni militari.

Le ostilità non cessarono con la fine delle operazioni di guerra convenzionali, ma si prolungarono con la crescente attività della guerriglia etiopica dei cosiddetti arbegnuoc (“patrioti”) e con le conseguenti misure repressive attuate dal governo italiano, durante le quali non furono risparmiate azioni terroristiche nei confronti della popolazione civile. La resistenza etiope collaborò poi con le truppe britanniche nella liberazione del paese dagli italiani nel corso della seconda guerra mondiale. Formalmente quindi lo stato di guerra ebbe ufficialmente termine il 10 febbraio 1947 con la stipula del Trattato di Parigi fra l’Italia e le potenze alleate, che comportò per l’Italia la perdita di tutte le sue colonie africane.

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