14 aprile 1865: assassinio del presidente americano Lincoln

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Il 14 aprile 1865, venerdì santo, l’attore John Wilkes Booth spara al presidente degli Stati Uniti Abramo Lincoln nel teatro Ford a Washington, D.C., uccidendolo.

Oltre a Booth facevano parte della cospirazione Lewis Powell e David Herold, incaricati di assassinare il Segretario di Stato William H. Seward e George Atzerodt che avrebbe dovuto uccidere il vice presidente Andrew Johnson. Eliminando le tre più alte cariche dello Stato, Booth e compagni speravano di ferire a morte il governo dell’Unione.

Lincoln morì la mattina del 15 aprile, il giorno dopo essere stato colpito. La restante parte della cospirazione fallì; Powell riuscì solamente a ferire Seward, mentre Atzerodt non trovò il coraggio di commettere alcunché.

La guerra civile americana è terminata solo cinque giorni prima con la resa del generale confederato Robert E. Lee ad Appomattox.

Nato in una capanna del Kentucky, Lincoln nel 1860 era stato il primo candidato del partito repubblicano alla presidenza. L’elezione di un oppositore della schiavitù aveva provocato la secessione degli stati del Sud e, nell’aprile 1861, l’inizio della guerra civile. Nel 1863, quando la situazione della Confederazione era precipitata, Lincoln aveva emancipato gli schiavi e nel 1864 era stato rieletto.

È da molti considerato il più grande presidente americano, per aver salvato l’Unione e aver abolito la schiavitù, oltre che per lo spirito e le doti oratorie. Lincoln fu il primo presidente ad essere assassinato. La sua uccisione ebbe un forte e duraturo impatto sugli Stati Uniti e fu compianto in tutto il paese, sia a nord che a sud. Ci furono aggressioni in molte città verso coloro che espressero supporto a Booth.

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