Renzi: “L’Umbria è una regione bellissima, ma è solo una regione”

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«L’Umbria è una regione bellissima, ma è solo una regione». Così il leader di Italia Viva Matteo Renzi commenta il risultato delle elezioni di domenica, e ribadisce la sua fiducia nel premier Conte, affermando che il governo deve avere un orizzonte di legislatura. Lo dice intervenendo ad un incontro organizzato a New York dal Gruppo Esponenti Italiani, sotto la nuova presidenza di Mario Platero.

«Il risultato in Umbria – commenta Renzi – segna una vittoria netta della destra. Alla nuova governatrice Tesei vanno gli auguri di buon lavoro e in bocca al lupo. Ma si tratta, appunto, di elezioni regionali. Una regione bellissima, ma solo una regione». Il discorso si ripete uguale, guardando al prossimo voto in Emilia Romagna. Se il centrodestra vincesse ancora, il governo potrebbe sopravvivere? «Le elezioni regionali sono elezioni regionali, quelle nazionali sono nazionali. Se noi non ci abituiamo a considerare le elezioni territoriali per quello che sono, facciamo un grande regalo all’antipolitica. In Umbria si è votato per scegliere il governatore dell’Umbria, non per decidere il futuro dell’euro. Ha vinto la governatrice della destra, buon lavoro. Rispettiamo il risultato, e tra cinque anni gli umbri avranno l’occasione di verificare se questo lavoro è stato buono o no. Per quello che riguarda le elezioni politiche nel 2023, gli italiani decideranno che tipo di Parlamento eleggere.

Ma fino al 2023 è evidente e naturale che si vada avanti con questa legislatura, che eleggerà un presidente della Repubblica che a mio giudizio dovrà essere un garante, come lo è Sergio Mattarella, e come lo sono stati Giorgio Napolitano e prima di lui Carlo Azeglio Ciampi, dell’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea, e della straordinaria e speciale amicizia tra Stati Uniti ed Italia». A questo proposito, l’ex premier commenta anche l’inchiesta penale in corso sul “Russiagate”, che ha portato in missione a Roma per ben due volte il segretario alla Giustizia americano Barr. L’indagine è legata al sospetto avanzato dall’ex consigliere di Trump, George Papadopoulos, che proprio il governo di Renzi sia stato complice di un complotto contro l’allora candidato repubblicano nel 2016, per favorire la vittoria di Hillary Clinton. E’ in grado di garantire che lei, i servizi di intelligence, e in generale gli apparati italiani non abbiano avuto alcun ruolo? «Per i servizi parlano i servizi. C’è stata l’audizione del direttore del Dis Vecchione, Conte ha scelto di tenere la delega sui servizi, e quindi lui è l’autorità delegata a riferire su questo argomento. Tocca a Conte e Vecchione il compito di rispondere a nome dei servizi segreti. Io so che c’è un ex consigliere politico americano che ha detto che io avrei fatto una sorta di chissà che cosa, non si è ben capito, un oscuro gioco con Obama contro Trump. Questa sua frase è totalmente destituita di fondamento. Io ho una grandissima stima e rispetto per il presidente Obama, che è stato uno straordinario servitore del suo paese e dell’amicizia transatlantica. A chi dice che noi abbiamo preso oscuri provvedimenti contro il presidente Trump, io dò appuntamento in un tribunale della Repubblica, perché al signor Papadopoulos ho chiesto un milione di dollari di danni».

Guardando al futuro immediato del governo e alla manovra ancora in discussione, Renzi indica così gli obiettivi economici fondamentali dell’esecutivo: «Possiamo discutere delle singole misure. Io per esempio sono contentissimo che abbiamo bloccato l’aumento dell’Iva, e adesso la cedolare secca. La vera sfida sarà nelle prossime settimane in Parlamento, per bloccare la sugar tax e altre misure simili, perchè tutto ciò che è una tassa fa male all’Italia. La vera scommessa però è anche prendere atto di un dato di fatto: il nuovo governo nasce per bloccare l’aumento dello spread. Evitare non la sugar tax, ma la Salvini tax. Allora guardiamo ai numeri. Noi siamo passati da quando io ho iniziato a fare il presidente del Consiglio da una spesa annuale di 77 miliardi di euro per gli interessi sul debito, a 59 miliardi della legge di bilancio del 2020. Sono 18 miliardi di euro in meno, ma nei prossimi tre anni dobbiamo arrivare da 59 a 50 miliardi, o sotto i 50. Più che quota 100, che riguarda soltanto 100.000 pensionati, parliamo di 50 miliardi di interessi sul debito che riguardano 60 milioni di italiani».

Renzi non scende nella polemica sul fatto se l’alleanza tra M5S e Pd, fallita in Umbria, debba proseguire o no nelle prossime elezioni: «Fortunatamente è un problema che non mi riguarda. E’ una questione da porre a chi questa alleanza aveva teorizzato, ossia 5 Stelle e Pd. Non io, non noi». Quanto al futuro di Conte, Renzi ribadisce che ha votato la fiducia e la conferma: «Ha innanzi tutto un presente, e poi ovviamente anche un futuro. Ma la cosa importante è che il presidente del Consiglio sia aiutato da tutti a fare bene il suo mestiere. E’ un lavoro difficile, ne so qualcosa». Italia Viva comunque non sarebbe pronta ad una campagna elettorale immediata: «Sta crescendo in modo meravigliosamente spaventoso, migliaia di persone. Tra qualche giorno pianteremo i 10.000 alberi dei primi 10.000 tesserati. Sta crescendo in termini di presenze istituzionali, e tra gli iscritti. E’ una scommessa che sarà la più grande sorpresa delle prossime elezioni politiche, nel 2023. Quanto alle elezioni regionali, che sono importanti ma riguardano i territori, decideremo di volta in volta, sui singoli territori. Il primo appuntamento col simbolo di Italia Viva sarà nel maggio 2020».

Nella patria dell’innovazione tecnologica, dove ad esempio si discute molto l’impatto dell’intelligenza artificiale, Renzi lancia una frecciata al populismo, che invece rappresenta «la stupidità naturale». Ad esempio per il modo in cui strumentalizza l’emergenza dell’immigrazione: «Hanno creato la percezione di una crisi, ma il problema non è l’arrivo di due barconi, e non si risolve chiudendo qualche porto. Nel prossimo futuro la popolazione dell’Africa supererà i due miliardi di persone, mentre l’Europa resterà su 500 milioni. E’ un fenomeno epocale che durerà anni, e va affrontato pensando ad un piano strategico per l’Africa, che punti sulla forza morale e il soft power dell’Europa». Con il nuovo governo, invece, l’Italia non è più nella lista dei grandi rischi globali: «Ora le questioni centrali sono tre. Primo, chi sarà l’avversario di Trump e chi vincerà le elezioni americane del 2020; secondo, quale Brexit avverrà; terzo come si comporterà la nuova Europa guidata da una donna, una leader molto capace, che deve guardare alla crescita e al futuro dei nostri figli».

fonte: LASTAMPA.it

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