La Commissione Ue: “Violate le regole sul debito. La procedura contro l’Italia è giustificata”

La Commissione europea ha deciso: la procedura per debito «è giustificata», ora la parola passa ai governi. Il collegio dei commissari ha dato il via libera questa mattina al rapporto in cui si sottolinea che «il criterio del debito non è rispettato». I fattori attenuanti indicati dal governo italiano non sono stati riconosciuti. Anzi, la deviazione dalle regole viene ritenuta «un fattore aggravante». Ora dovrà esprimersi il comitato economico finanziario (composto dagli sherpa dei governi Ue), entro 15 giorni, dopodiché la Commissione potrà raccomandare ufficialmente l’apertura della procedura. Il 9 luglio sarà l’Ecofin a dare, eventualmente, il via libera finale.

Le raccomandazioni
Oltre al rapporto sul debito, la Commissione ha anche adottato le raccomandazioni per il prossimo anno. C’è la scontata richiesta di ridurre il deficit strutturale dello 0,6% nel 2020 (il che potrebbe però essere superato dalla raccomandazione contenuta nell’eventuale procedura, se approvata in via definitiva). Ma soprattutto ci sono una serie di misure che Bruxelles chiede di adottare: spostare la tassazione dal lavoro, combattere l’evasione fiscale, «anche attraverso soglie legali più basse per i pagamenti in contanti». L’Ue vorrebbe inoltre che si tornasse alle precedenti riforme delle pensioni e che si facessero più sforzi per combattere il lavoro nero. Chiede poi di focalizzarsi sugli investimenti, anche per migliorare la qualità delle infrastrutture e abbattere le disparità regionali, e di accelerare la digitalizzazione nella pubblica amministrazione. Anche la lotta alla corruzione e la riduzione dei crediti deteriorati figurano tra le raccomandazioni.

Gli obiettivi di medio-termine
Tra i fattori attenuanti presi in considerazione, c’è prima di tutto il (non) rispetto dei vincoli imposti dal percorso di aggiustamento. «La valutazione ex post – si legge nel rapporto sul debito – indica il mancato rispetto da parte dell’Italia del percorso di aggiustamento raccomandato nel 2018, anche dopo aver preso in considerazione il cosiddetto margine di discrezionalità». Anziché ridurre il deficit strutturale dello 0,3%, è stato aumentato dello 0,1%. Inoltre, per il 2019, l’Italia «è a rischio di non conformità con il braccio preventivo del patto di stabilità e crescita, anche dopo aver preso in considerazione la flessibilità per gli eventi eccezionali» (concessa per il piano contro il dissesto idrogeologico e quello per la messa in sicurezza della rete stradale). Secondo la Commissione, la deviazione “si allargherà ulteriormente nel 2020”. In uno specchietto, Bruxelles ricorda poi la flessibilità concessa all’Italia nel periodo 2015-2018: 30 miliardi di euro tra spese per migranti, sicurezza, terremoto e investimenti. Come dire: vi abbiamo aiutato fin troppo.

Le vulnerabilità
«Il debito pubblico italiano – sottolinea il rapporto – rimane una delle principali fonti di vulnerabilità per l’economia. Le misure recentemente adottate e le tendenze demografiche avverse in parte annullano gli effetti positivi delle passate riforme delle pensioni e indeboliscono la sostenibilità di bilancio a lungo termine dell’Italia». Non solo, secondo Bruxelles la sostenibilità di bilancio è stata ostacolata dall’aumento dello spread nel 2018 e all’inizio del 2019.

La frenata dell’economia
La Commissione riconosce che il rallentamento macro-economico registrato a partire dalla seconda metà del 2018 può essere utilizzato per spiegare solo “in parte” la mancata riduzione del debito. «Tuttavia – annota Bruxelles – le scelte politiche potrebbero aver contribuito al rallentamento macroeconomico attraverso un effetto negativo sulla fiducia e sull’accesso al credito». A questo va aggiunto che l’Italia ha fatto «progressi limitati» nell’implementazione delle raccomandazioni del 2018 e il programma nazionale di riforma non è abbastanza dettagliato.

Il costo degli interessi
Nelle conclusioni, il rapporto ricorda il peso del debito pubblico, «il secondo più grande dell’Unione». Nel 2018 «la spesa per interessi si attestata a circa 65 miliardi di euro, pari al 3,7% del Pil, ovvero la stessa quantità di risorse pubbliche destinate all’istruzione». Per questo Bruxelles suggerisce che la riduzione del debito «dovrebbe rimanere una priorità nell’interesse dell’Italia».

fonte: LASTAMPA.it

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