Maximilien de Robespierre, leader giacobino, introduce il culto deista dell’Essere Supremo come religione di Stato. In precedenza, il culto della “Dea Ragione” aveva preso piede come una sorta di religione atea, mentre quello dell’Essere Supremo si configurava come una devozione religiosa di stampo deista. Questi culti furono parte integrante del processo di scristianizzazione che accompagnò la Rivoluzione francese. Essi trovavano giustificazione nella resistenza civica, in difesa dei diritti rivoluzionari, soprattutto della libertà, considerando che il clero cattolico, e per estensione il cattolicesimo, erano visti come sostenitori dell’assolutismo, una minaccia interna in una nazione già sotto l’attacco delle truppe assolutistiche europee (Austria, Prussia, Russia). Questi culti raggiunsero il loro apice durante il periodo del Terrore, con il culto dell’Essere Supremo istituito per decreto dalla Convenzione Nazionale su proposta di Robespierre, leader del Club dei Giacobini e del Comitato di Salute Pubblica.
Filosoficamente, i culti della Ragione e dell’Essere Supremo derivavano dal sincretismo degli ideali razionalisti degli illuministi, del deismo di Voltaire e delle idee di Rousseau, cui Robespierre si ispirava. Essi avevano anche radici nella cultura massonica, che attribuiva alla Dea Ragione le sembianze della dea egiziana Iside, come rappresentato nella statua eretta in Place de la Bastille il 10 agosto 1793 a Parigi.
Questi culti volevano simbolizzare l’adorazione degli ideali di libertà ed uguaglianza promossi dall’Illuminismo.
Nelle intenzioni di Robespierre, il culto dell’Essere Supremo doveva celebrare l’unità nazionale e promuovere la pace, con la vittoria in guerra e la fine del periodo di emergenza del Terrore. La precedente scristianizzazione aveva proibito ogni culto, eccetto la celebrazione simbolica della Dea Ragione. Il nuovo culto tentava una conciliazione tra visioni opposte.
Robespierre fece approvare una legge per il riconoscimento di questa nuova spiritualità, affermando all’articolo 1 che “il popolo francese riconosce l’Essere Supremo e l’immortalità dell’anima”. Questa frase fu apposta su molte chiese, riconvertite in templi della Ragione o dell’Essere Supremo, senza alcuna celebrazione religiosa. Gli articoli 2 e 3 dichiaravano che “il solo culto che si conviene all’Essere Supremo è la pratica dei doveri dell’uomo”, come l’odio verso i tiranni, il rispetto dei deboli, e la pratica della giustizia. Gli altri articoli confermavano la libertà di culto e la laicità, ma punivano gli assembramenti aristocratici e le istigazioni fanatiche. Per Robespierre, si trattava di una religione naturale e razionale, con l’istituzione di feste dedicate alle virtù civiche per sviluppare il civismo e la morale repubblicana.
Con la caduta di Robespierre, il culto deista dell’Essere Supremo, accostato da alcuni al culto massonico del Grande Architetto dell’Universo, cadde in disuso, anche se sopravvisse sotto la forma di teofilantropia, una setta rousseauiana considerata pericolosa da Napoleone Bonaparte, che la soppresse nel 1802. Tentativi di diffondere questi culti nelle repubbliche sorelle, come quelle in Italia, ebbero scarso successo tra la popolazione e scomparvero rapidamente.























