Salone del Libro, dopo Ginzburg e Wu Ming anche i “no” di Anpi e Zerocalcare

Altre defezioni al Salone, dopo quella di Wu Ming e di Carlo Ginzburg, arrivano dall’Anpi e da ZeroCalcare. La presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Partigiani, Carla Nespolo, avrebbe dovuto presentare al Lingotto, venerdì 10, il volume di Tina Anselmi “La Gabriella in bicicletta”, edizione Manni, ma ha annullato l’incontro. “Il motivo è legato all’intollerabile presenza al Salone della casa editrice Altaforte – dice l’Anpi in una nota – che pubblica volumi elogiativi del fascismo oltreché la rivista Primato nazionale, vicina a Casa Pound e denigratrice della Resistenza e dell’Anpi stessa”.

Il fumettista ZeroCalcare era atteso in tre incontri diversi. “Sono pure molto dispiaciuto – scrive – ma mi è davvero impossibile pensare di rimanere tre giorni seduto a pochi metri dai sodali di chi ha accoltellato i miei fratelli”. ZeroCalcare si dice contento “che altri che andranno proveranno coi loro mezzi a non normalizzare quella presenza”. E aggiunge: “Qua ogni settimana spostiamo un po’ l’asticella del baratro”. Sul web, intanto, si moltiplicano le adesioni al Salone, con l’hashtag #“IovadoaTorino”, di chi come Michela Murgia invita a partecipare ancora di più per non lasciare spazio alla narrazione neofascista, oppure di quanti ritengono che tutti, anche Altaforte, debbano poter avere uno spazio al Salone.

Carlo Ginzburg non andrà al Salone del Libro in aperta critica con la scelta di ospitare lo stand della casa editrice Altaforte. Lo storico e saggista, figlio di Leone e Natalia Ginzburg, era atteso sabato 11 al Lingotto per parlare del libro «Nondimanco. Macchiavelli, Pascal», edito da Adelphi. «Annullo la mia partecipazione. La mia, tengo a sottolinearlo, è una scelta politica, che non ha nulla a che fare con la sfera della legalità» spiega.

Il riferimento alla legalità è una sferzata al comitato di indirizzo del Salone, che aveva dato il via libera allo stand di Altaforte, casa editrice legata a Casa Pound, spiegando che è diritto di chiunque non sia stato condannato per apologia di fascismo di acquistare uno spazio al Salone e di esporvi i libri. Il direttore del Salone Nicola Lagioia aveva detto che la presenza di «case editrici con simpatie fasciste o peggio» era un’offesa, ma si rimetteva alle decisioni del comitato, composto anche da editori e librai. Il verdetto del comitato ha in particolare sconfessato il consulente editoriale Christian Raimo, che con un post su Facebook aveva accusato di fascismo e razzismo una serie di autori.

Dopo le polemiche Raimo si è dimesso. Ginzburg gli esprime la sua solidarietà. Lo stesso fa il collettivo di scrittori Wu Ming, che parla di “campagna d’odio” contro Raimo e annuncia la propria defezione: «Gomito a gomito coi fascisti? Mai». L’incontro con Wu Ming era in programma domenica con la presentazione degli scritti su Tolkien “Il Fabbro di Oxford”. Nel dare gli spazi ad Altaforte, secondo il collettivo, «ci si nasconde dietro il “legale” per non assumersi una responsabilità politica e morale. Per rigettare il fascismo non serve un timbro della questura». «Condivido pienamente le dichiarazioni di Wu Ming», dice Ginzburg. E la polemica diventa anche politica. L’assessora regionale Monica Cerutti invita Wu Ming a ripensarci, a partecipare «per non lasciare spazio a chi ha idee pericolose», mentre i consiglieri 5Stelle oggi decideranno una posizione comune. Ma c’è stata una fuga in avanti dei “dissidenti”, come Maura Paoli e Damiano Carretto, che chiedono al comitato di indirizzo di fare marcia indietro e di non accettare Altaforte tra gli stand. Silvio Viale, tra gli organizzatori della kermesse, ribatte: «È una corsa a strumentalizzare il Salone. Il pubblico saprà smascherare questi tentativi».

fonte: LASTAMPA.it

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