La promessa dell’assassino // David Cronenberg

Siamo apparentemente creature evolute, dotate di intelletto e discernimento. Siamo stati educati a comprendere il peso del male e il valore del bene. Eppure, nell’intricato intreccio di emozioni, desideri e atavici retaggi che si annidano nella nostra mente, si nasconde qualcuno o qualcosa, che può rivelarsi all’improvviso e annichilire la coscienza.

David Cronenberg è uno dei pochi registi che ha saputo, e voluto, scarnificare le pulsioni umane e le loro inevitabili e drammatiche conseguenze una volta riversate nel mondo circostante.

Non solo il corpo che lentamente, ma inesorabilmente muta, trascinando la mente in un degrado inarrestabile come nel cult La Mosca, ma anche lo sprofondare nella patologia mentale più oscura e intricata come in Spider.

Nel 2005 Cronenberg ci regala il bellissimo A History of Violence, con un Viggo Mortensen alle prese con un personaggio apparentemente facile, eppure intriso di una profonda complessità. Cronenberg ci racconta uno spaccato di violenza, dove un uomo vede apparire il suo passato, e per difendere la sua faticosamente ritrovata normalità, dovrà rispolverare la sua vecchia indole.

Ma è nel 2007 che Cronenberg ci regala il suo cupo e crudo capolavoro, La promessa dell’assassino (Eastern Promises). Un film oscuro, violento, che indaga con perseveranza le complesse dinamiche dell’animo umano. Attraverso una rappresentazione elegante e raffinata, Cronenberg ci spinge a guardare oltre. Ci stimola a non chiudere gli occhi ma a spingere il nostro sguardo attraverso il fitto reticolo di perbenismo e normalità che veste come un sudario gli interpreti di questa vicenda nera.

Una ragazza russa di appena 14 anni muore dando alla luce una bambina. Anna, l’ostetrica di turno di origini russe, decide di rintracciare la famiglia della ragazza per dare una casa alla piccola. Attraverso il diario della giovane vittima, Anna scopre però un mondo oscuro legato alla feroce mafia russa. Un mondo fatto di traffici illeciti, baby prostitute e omicidi.

In una Londra oscura, piovosa e tetra si dipanano le storie di persone finite a recitare un ruolo che non hanno scelto. Un mondo costellato di codici d’onore tatuati sulla pelle, di uomini imbrigliati in una cieca fedeltà verso un’organizzazione spietata che fagocita vite. Cronenberg a tratti lascia che sia il corpo a raccontare il passato di Nikolai (Viggo Mortensen), mostrando nella sua totale nudità la pelle marchiata da pesanti e ingombranti tatuaggi legati alla mafia russa, come nella potente e sanguinaria scena della doccia.

La promessa dell’assassino non è il classico action movie tutto azione e battute, ma un film complesso e malsano dove lentamente salgono a galla le nefandezze dell’animo umano.

Viggo Mortensen è magnifico nell’incarnare la spia infiltrata celata sotto le vesti di autista e becchino per l’organizzazione. Ottima anche la prova di Vincent Cassel (Kirill) che si presta a indossare i panni del figlio disturbato e folle del patriarca dell’organizzazione, un Armin Mueller-Stahl (Semyon) apparentemente placido come le acque di un lago, ma sotto cui si cela un efferato e crudele capo della fratellanza criminale, la Vory V Zakone. Nel cast figura anche la splendida Naomi Watts (Anna), calata egregiamente nel suo ruolo.

La promessa dell’assassino è un film lucido, crudo e spietato. Un viaggio sotto la pelle del male umano che sa essere cinico, spietato e privo di crepe attraverso le quali intravedere uno spiraglio di pietà.

Buona Visione

Serena Aronica

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