The Grey // Joe Carnahan

C’è stato un tempo in cui gli uomini correvano liberi sulla terra, rispettandone la ferocia, la purezza e le infinite possibilità che offriva. Un tempo in cui l’uomo era ancora simile agli animali, predatore e preda allo stesso tempo. Quel tempo però è andato perduto, e oggi ci sentiamo la razza dominante. Ci riteniamo esseri superiori, grazie alla manciata d’intelletto che galleggia nelle nostre menti. Eppure, messi a confronto con il volto selvaggio della natura siamo costretti a fare i conti con la nostra incapacità di rapportarci con essa. Rimane quindi una sola possibilità, ovvero affrontare un lungo e tortuoso viaggio nella nostra essenza primitiva sepolta sotto gli strati addomesticati della civilizzazione.

In questi giorni di caldo torrido, mentre il sole picchia, ho deciso di dare una possibilità al gelido The Grey. Pur non amando i survival movie, ho voluto accantonare la mia reticenza. E sono felice di aver dato retta al mio istinto!

The Grey è un film diretto da Joe Carnahan, tratto dall’omonimo racconto Ghost Walker scritto da Ian Mackenzie Jeffers (anche co-sceneggiatore). Girato tra le asperità dell’Alaska e del Canada, The Grey è uno struggente e bellissimo viaggio che racconta del complesso rapporto uomo/natura, ma non solo. É una viscerale discesa verso una primitiva meta, dove la natura assurge quasi a creatura divina e spietata, portando gli uomini a interrogarsi e a fare i conti con l’impossibilità di sottrarsi allo scontro con la propria morte.

John Ottway (Liam Neeson) è un cacciatore assoldato da una compagnia petrolifera per vigilare i lavoratori dagli attacchi improvvisi di animali pericolosi e soprattutto dalle incursioni dei lupi. La sua mansione lo pone sempre sul limitare di un mondo predatorio, a stretto contatto con la morte. I suoi silenzi e la sua distanza dal resto del gruppo, è una bolla di solitudine che riempie con lettere alla moglie e flash back che emergono da un passato che ha il respiro affannato dal dolore. John medita il suicidio, lo anela e lo rifugge allo stesso tempo. Un bisogno di liberazione che lo attira sempre di più, intrappolandolo in pensieri di profonda sofferenza.

La compagnia però decide di trasferire John e alcuni tecnici in un sito distante alcune ore di volo. Il velivolo però precipita, uccidendo nell’impatto quasi tutti. Sopravvivono solo John e una manciata di uomini. Gettati tra le lamiere contorte e fumanti, il gruppo sotto shock si ritrova subito a dover fare i conti con una natura gelida e priva di sentimento. Tra neve, temperature polari e paura, gli uomini scoprono di essere diventati le prede di un branco di lupi grigi. Da qui in poi inizia la lunga marcia di questi sopravissuti verso la civilizzazione, attraverso un percorso che lentamente li costringerà a riflettere sulla vera essenza della loro vita e di se stessi.

The Grey è stata una grande scoperta per me. Non solo un film sulla sopravvivenza, ma un’agghiacciante fuga tra le asperità della coscienza e della natura. Tra paesaggi splendidi e spaventosi, grazie all’intensa fotografia curata da Masanobu “Masa” Takayanagi, e le musiche suggestive di Marc Streitenfeld, Carnahan ci lascia sprofondare nella neve e nell’atavica lotta di sopravvivenza che riaffiora passo dopo passo.

Il film può inoltre contare su un cast solido che vede come protagonista un malinconico e spettacolare Liam Neeson, Frank Grillo, Dermot Mulroney, Dallas Roberts e Joe Anderson. Ogni personaggio è perfettamente strutturato, mai piatto o banale, ma carico di un’energia e di una complessità rara in questo genere di pellicole.

The Grey è un film con un eco potente, che rivela l’inadeguatezza dell’uomo. Il branco umano, soprattutto all’inizio, è caotico, disorganizzato e minato da cinismo ed egoismo. Lo spirito degli uomini s’infrange dunque contro la purezza, la coesione e la disciplina infaticabile dei lupi.

Bellissimo, toccante, spietato e privo di vie di fuga The Grey è un film che vira e si allontana radicalmente dai soliti cliché che vogliono l’uomo alla fine vincitore. Qui l’unica possibilità di sopravvivenza non è nella mani di Dio o nella civiltà, ma nell’istinto e nel coraggio che ogni uomo possiede nel fondo del proprio cuore.

Se avete mancato questo film, il mio consiglio è quello di recuperarlo. Alla fine non potrete sottrarvi ad un brivido capace di scuotervi nel profondo. Le nostre radici sono stata plasmate da mani antichissime, sapienti e giuste. Eravamo creature libere, istintive che correvano alla ricerca di un posto nell’ordine naturale delle cose. Eravamo pronti a vivere e morire, senza rimpianti.

“Ancora una volta nella mischia. Nell’ultima vera battaglia che affronterò. Vivi e muori in questo giorno. Vivi e muori in questo giorno.”

Buona Visione

Serena Aronica

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