Cane di paglia // Sam Peckinpah

Ognuno di noi è un mistero. Un enigma che probabilmente rimarrà insoluto e che non riusciremo a svelare mai completamente. Crediamo di conoscerci, di aver tracciato una soddisfacente mappatura della nostra personalità. Eppure in noi resiste qualcosa di atavico, sepolto sotto il bisogno che ci impone la società di essere civili, moderati e sufficientemente collaborativi. Dei veri e propri cani di paglia.

In questo mercoledì estivo, vorrei rispolverare con voi una pellicola del 1971. Cane di paglia (Straw Dogs) è un film diretto da Sam Peckinpah, prolifico regista che ha saputo misurarsi con diversi generi, ma ricordato soprattutto per alcuni titoli western “crepuscolari” come Il Mucchio Selvaggio, Pat Garret & Billy The Kid e La Ballata di Cable Hogue. Peckinpah trasporta sul grande schermo l’adattamento dell’omonimo romanzo The Siege of Trencher’s Farm scritto da Gordon M. Williams, e lo fa costruendo un film che attinge a piene mani dall’universo selvaggio, predatorio e crudo delle pellicole western da lui dirette.

Cane di paglia è un film dalle tinte drammatiche, venate di thriller e precursore degli home invasion. Una macchina dagli ingranaggi perfetti, con lancette che scandiscono freddamente l’inesorabile discesa verso un epilogo tragico, delirante e sanguinoso.

David Summer (Dustin Hoffman) è un minuto professore di matematica americano. Insieme alla moglie Amy (Susan George), bellissima, sensuale e giovane, cercano rifugio in un cottage perso nelle remote e aspre terre della Cornovaglia. Il paese, dove Amy ha le sue radici, è dominato dagli uomini del luogo. Personaggi ruvidi, rozzi, dediti alla bottiglia e alle mani. David è invece un uomo civilizzato, addomesticato dalla società, e diviene presto oggetto di derisione da parte di un gruppo di locali. Tra questi Charlie, vecchia fiamma di Amy, ancora ossessionato dalla bellezza della ragazza.

Lentamente l’istinto predatorio degli uomini diventa impossibile da dominare, e irrompe nella vita della coppia. Mentre David è lasciato a cacciare anatre, Amy viene stuprata. L’innesco finale è però acceso da Henry Niles, un disturbato mentale del villaggio, che involontariamente uccide la figlia di Tom Hedden. David, dopo aver accidentalmente investito Niles, lo porta a casa sua in attesa di soccorsi. Saranno invece gli stupratori di sua moglie a bussare alla sua porta. In un crescendo di violenza, David si strappa finalmente di dosso la sua patina di perbenismo e di remissività e si trasforma in una bestia disposta a tutto pur di difendere ciò che è suo.

Cane di paglia è un film che ancora oggi mantiene intatto un fascino perverso impossibile da intaccare. Crudo, spietato e ricco di temi anche ideologici è il velo strappato che mette a nudo una verità impossibile da confutare. L’istinto di sopravvivenza è un retaggio legato al nostro essere, un muscolo assopito ma vivo. David è un cane di paglia dormiente, che nell’ultima mezz’ora del film cambia pelle e diventa qualcosa di animalesco, primitivo e selvaggio.

Dustin Hoffman ci regala un’interpretazione sublime, disturbando più con il suo fare remissivo che quando diventa uno spietato, lucido e indomabile giustiziere.

Per chi non avesse mai visto Cane di paglia, il mio consiglio è: Recuperatelo, vi prego!

 

“Il Cielo e la Terra non usano carità,

tengono le diecimila creature per cani di paglia.

Il santo non usa carità,

tiene i cento cognomi per cani di paglia.”

 

Buona Visione

Serena Aronica

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