Salvini: sui porti decido io. Il ministero dei Trasporti: la Guardia costiera fa capo a noi

I temi sono quelli della campagna elettorale, ribaditi più volte dall’inizio della legislatura. Dalla necessità di abolire la legge Fornero «ingiusta e disumana» ai riferimenti alla famiglia tradizionale, dalle promesse sulla legittima difesa al tono minaccioso con le Ong per finire con un attacco alle politiche europee sui migranti. Morale: «Facciamo cadere il muro di Bruxelles», dice Matteo Salvini dal palco di Pontida. Applausi dei militanti, arrivati da tutta italia sul sacro prato macchiato di bandiere verdi e blu.

«C’è un terzo barcone carico di schiavi che non sta navigando verso l’Italia, va altrove», proclama il leader leghista. Che avvisa i colleghi francesi e tedeschi: «Solo se le idee della Lega arriveranno in Europa, questa Europa avrà speranza di esistere». Il cartello Secessione che fa bella mostra di sè sul versante della collina di fronte al palco, è ormai un simbolo, tutto quello che resta dell’anima padana del raduno: oggi i nemici non sono più i «meridionali» dei tempi d’oro. Di fianco ne hanno appeso uno più intonato ai tempi che dice: «Salvini, salvaci dai clandestini». Inciso: a Pontida non ci sono né l’Umberto Bossi né Bobo Maroni.

La verve al capo non manca. Stop «agli sconti pena per assassini e stupratori»: per cancellarli arriverà «spero, una legge entro l’estate». Difesa dei «bimbi, che hanno il diritto di avere una mamma e un papà» e delle donne che non sono uteri in affitto – «un pensiero che mi fa schifo» -. Avviso ai mafiosi e ai «trafficanti di esseri umani: la pacchia è finita». Salvini ringrazia la Guardia costiera libica «che sta salvando vite», attacca gli «sciacalli» che imputano al governo i morti nel Mediterraneo degli ultimi giorni e conferma che i porti «sono e restano chiusi, decido io». Frase che ha provocato una precisazione del Ministero dei Trasporti: in relazione alle competenze sui porti «le prerogative sono congiunte Trasporti-Interno, visto che Capitanerie e Guardia Costiera fanno capo ai Trasporti».

Prima del comizio il vicepremier aveva d’altra parte già spiegato che le elezioni europee del 2019 saranno «un referendum fra noi e le élite europee». Ribadendo che nessuno riuscirà a far litigare Lega e M5s: «Contano i fatti, noi governeremo per i prossimi 30 anni». E se non dovesse bastare, il leader della Lega ha anche lanciato un progetto politico internazionale, «una Lega delle leghe che metta insieme tutti i movimenti liberi e sovrani».

Se qualche drappo con Alberto Da Giussano trova ancora il suo posto nel giorno del raduno leghista, gli animi sono ormai proiettati verso l’unità in nome di obiettivi comuni. «Anche al sud gli immigrati sono un problema», ammettono i più anziani con alle spalle più di una edizione. L’atmosfera è, come al solito, da vecchia scampagnata, con tende, camper e, da quest’anno, i gazebo di tutte le regioni italiane, in cui trovano posto non solo più salamelle e piadine, ma anche le paste di mandorla. La maggior parte dei partecipanti vede ormai di buon occhio anche l’alleanza con i cinque stelle. «Non eravamo convinti all’inizio – ragionano Claudia e Ornella, da Bergamo- ma Salvini e Di Maio sono due ragazzi e si metteranno d’accordo per cambiare il Paese».

fonte: LASTAMPA.it

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