Le navi Dattilo, Aquarius e Orione sono in porto a Valencia, finita per tutti l’odissea

La Aquarius è giunta a Valencia, l’odissea nel Mediterraneo è finita. Poco prima delle 11 la nave, scortata da una vedetta della Guardia Civil spagnola e da un elicottero, è entrata in porto. Dal molo si sentivano i canti di gioia e di liberazione dei migranti a bordo. Poco prima delle 7 aveva attraccato la Dattilo, la nave di collegamento con a bordo 274 migranti partita dell’Aquarius. La prima delle imbarcazioni del convoglio. L’ultima ad arrivare è stata la Orione. In totale i passeggeri sono 630 provenienti da più Paesi africani. Ad assisterli oltre duemila persone tra medici, psicologi, interpreti, poliziotti e operatori sociali.

Finisce così un lungo viaggio cominciato otto giorni fa con un drammatico salvataggio in mare, proseguito una settimana fa con la chiusura dei porti italiani voluto dal ministro dell’interno italiano Matteo Salvini. Lunedì scorso era stata la Spagna a sbloccare la situazione, offrendo la disponibilità del porto di Valencia. Cambiata la rotta, il viaggio è stato lungo e tortuoso a causa del maltempo che ha costretto a deviazioni e ritardi.

Subito dopo l’attracco è salita a bordo una squadra di infermieri e medici per un primo controllo sanitario. I passeggeri sono 182 uomini, 32 donne (una delle quali incinta) e 60 minori senza genitori.

L’odissea verso il porto
Agli operatori di Intersos-Unicef che li hanno accompagnati a Valencia, i migranti a bordo dell’Aquarius hanno ripetuto più volte in questi nove giorni la frase: «Vogliamo raggiungere terra, vogliamo solo una casa per riposarci». «Abbiamo dovuto fare di tutto per spiegare loro di non mollare – racconta all’agenzia Ansa Sidonie Nsiako, operatrice del Camerun di Intersos a bordo di nave Dattilo della Guardia costiera -. Abbiamo detto loro più volte che il viaggio era lungo, ma alla fine ce l’avrebbero fatta e stamattina, quando hanno visto la città, hanno cantato e ballato. Ringraziavano dio per essere finalmente arrivati».

A bordo di nave Dattilo ci sono i 60 minori non accompagnati: «Ora sono tranquilli – prosegue Sidonie – ma hanno vissuto momenti difficili. Abbiamo dovuto fare di tutto per mantenerli calmi e tenerli occupati, per fare in modo che non pensassero a quello che avevano visto».

Alcuni hanno raccontato di essere finiti in acqua; sul gommone c’erano 118 persone, appena hanno visto i soccorsi hanno iniziato a muoversi tutti da un lato e molti sono caduti in mare. Due non sono mai stati ripescati. Tra quelli finiti in mare anche un ragazzo che in questi giorni è rimasto sempre in disparte. Poi si è aperto. «Mi ha raccontato – dice Sidonie – che in Libia lo hanno violentato più volte. Era sempre triste e solo, ma ieri finalmente ha iniziato a sorridere».

Lo striscione di benvenuto
«Welcome home». E’ lo striscione scritto in varie lingue, tra cui il catalano, la lingua locale e l’arabo, che i migranti di Aquarius hanno trovato sbarcando nel porto di Valencia dopo nove giorni di viaggio in mare. Ad accogliere le 629 persone, provenienti principalmente dall’Africa, un team di oltre 2.000 persone, tra cui 1.000 volontari della Croce Rossa e 470 traduttori. Il gruppo di migranti, divisi su tre navi (Aquarius, Dattilo e Orione) secondo quanto riferisce l’autorità di Valencia, è composto da 450 uomini e 80 donne – tra cui almeno sette donne incinte – oltre a 11 minori di 13 anni e 89 adolescenti. Provengono da 26 Paesi, principalmente dall’Africa, ma anche dall’Afghanistan, dal Bangladesh e dal Pakistan.

fonte: LASTAMPA.it

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