Rimetti a noi i nostri debiti // Antonio Morabito

Tutti noi nasciamo debitori. In primis verso la vita. Che non tarda a presentare il suo conto, gettandoci senza alcuna apparente pietà in situazioni capaci di annientare la nostra visione del futuro. Per riemergere dal baratro, o almeno illuderci di poterlo fare, siamo spesso disposti ad aggrapparci anche a corde ricoperte di liscivia. Ciò che ci attende è un’ effimera rinascita in un’opaca parvenza di vita.

Sulla nota piattaforma di Netflix fa la sua apparizione Rimetti a noi i nostri debiti, di Antonio Morabito, primo titolo italiano interamente realizzato dal colosso streaming.

Morabito dirige una commedia dai toni decisamente cupi che tocca temi storico-sociali particolarmente delicati in questo momento nel nostro Paese.

Nella cornice romana dove si alternano spaccati di periferia, locali alla moda, cimiteri e il traffico urbano si consumano le vite di chi vive ai margini del sistema e di chi invece ne fa parte.

Rimetti a noi i nostri debiti  affonda le mani nel vischioso mondo fatto di disoccupazione giovanile crescente, di imprese che falliscono e persone che faticano ad arrivare alla fine del mese. Tra queste ombre, fatte di disperazione, debiti e solitudine si aggira Guido (Claudio Santamaria) ex tecnico informatico costretto a sopravvivere tra degrado e lavori saltuari.

In bilico tra alcolismo, debiti impossibili da estinguere e una solitudine parzialmente riempita dall’unico amico, il Professore, giocatore di biliardo e fervente complottista socio-politico, Guido tocca il fondo quando viene aggredito e picchiato per strada da un agente di riscossione crediti.

Tutto ciò che Guido ancora possiede è il suo tempo, che decide di “vendere” alla stessa agenzia di credito a cui deve i soldi, viene così affiancato da Franco (Marco Giallini) un feroce e apparentemente amorale agente di riscossione.

Guido lentamente viene fagocitato dal sistema trasformandosi da vittima in carnefice. L’imbarazzo iniziale e l’impossibilità di entrare in empatia con i debitori lentamente si spengono rendendo Guido, al pari di Franco, un’implacabile macchina priva di emozioni.

Entrambi però, in modalità diverse, sono logorati dalla continua esposizione alla vergogna, la paura e la disperazione di persone che in realtà sono “già morte”.

Rimetti a noi i nostri debiti ci spinge a guardare in faccia il nucleo pulsante del sistema, fatto di persone che accecano la propria coscienza per non dovere vedere la miserabile realtà. Un film crudo, umano e velato di comica tristezza dal quale è impossibile non sentirsi coinvolti.

Buona Visione

Serena Aronica

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