Le due facce del male // Richard Loncraine

Il male è un trasformista audace e sfacciato, spesso celato dietro il volto dell’innocenza. Appare nella nostre vite inaspettatamente, quando più abbiamo bisogno di conforto. É un seme che affonda nella nostra solitudine e germoglia radicando velocemente. Eppure il male non giunge quasi mai per caso. Ad attirarlo è l’odore pungente di un segreto inconfessabile che macchia il nostro passato, o il desiderio di seppellire nel dolore perpetuo i nostri errori.

Le due facce del male (1982), diretto da Richard Loncraine, è un film difficile da interpretare e anche da classificare, ineffabile proprio come il male. Rifacimento del discusso sceneggiato televisivo Brimstone and Treacle della BBC, vede ancora Dennis Potter occuparsi del soggetto e della sceneggiatura. La sua è una creatività capace di plasmare una storia cupa, claustrofobica e malsana ma dotandola di un aplomb incrollabile.

Martin Taylor, interpretato da un giovanissimo Sting, è un cacciatore di allocchi. La sua scaltrezza, aiutata dal suo aspetto quasi angelico, lo rende un pericoloso affabulatore. Giocando d’improvvisazione riesce ad attirare l’attenzione di Tom Bates (il goffo Denholm Elliot di Indiana Jones) e a convincerlo, riuscendo a manipolare le informazioni estorte all’ignaro Bates, di essere un caro e vecchio amico di sua figlia Patricia. Bates, uomo che vive scrivendo inni religiosi e scribacchiando biglietti funebri, non cede al giovane Taylor e con una scusa lo lascia sulla gradinata dove ha finto un malore. Il diabolico ragazzo, avendo abilmente sfilato il portafogli a Bates, decide di presentarsi alla sua porta.

Scopre così che Patricia è confinata da quattro anni in un limbo mentale, dovuto ad un incidente. Una condizione che la rende totalmente assente ai fatti che la circondano, o così crede Bates. La signora Norma Bates, relegata al fianco della figlia, è invece convinta che la ragazza possa ancora percepire la vita. Taylor capisce in breve che la signora Bates è la chiave d’accesso per entrare stabilmente in casa.

Sting, ad una delle sue prime prove attoriali, incarna perfettamente il giovane deviato, alternando al viso angelico espressioni luciferine. La sua capacità di penetrare nella tormentata vita della coppia di mezza età è quasi sulfurea. Dolce e premuroso con i due coniugi, si rivela essere in realtà un essere riprovevole che arriva anche ad approfittare sessualmente dell’inferma Patricia.

Scivoliamo così nell’intimità di una coppia anziana, turbata dai sensi del colpa del marito, dove la malattia della figlia risucchia le loro vite. Nonostante la messa in opera elegante, quasi abbottonata, è impossibile non rimanere turbati dalle attenzioni al limite dell’osceno che Taylor riserva a Patricia.

Chi è il giovane? Un disturbato manipolatore o un angelo caduto?

Il male ha molte facce, ed è difficile attribuirgli una matrice. Per alcuni è semplicemente l’aberrazione che distorce l’uomo, per altri è la manifestazione di qualcosa di ultraterreno.

Le due facce del male non ci dà una risposta, ma lascia a noi la possibilità di scegliere quale vestito cucire addosso a Martin Taylor.

Un film forse non per tutti, ma che per la sua originalità bizzarra e a tratti perversa merita sicuramente una visione.

Vi segnalo anche la colonna sonora con alcuni brani dei Police e alcune tracce di Sting.

Buona Visione

Serena Aronica

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