Gaza, violenti scontri al confine tra palestinesi ed esercito israeliano

È di sette morti e almeno 500 feriti il bilancio degli scontri fra palestinesi al confine fra Israele e la Striscia di Gaza. Un palestinese è stato ucciso dal fuoco di un tank israeliano questa mattina mentre altri cinque sono rimasti uccisi durante le manifestazioni. L’esercito israeliano ha confermato che gruppi di attivisti sono impegnati in una «sommossa in sei luoghi lungo la Striscia di Gaza, bruciando gomme, lanciando sassi alla barriera di sicurezza e verso le truppe israeliane che rispondono con mezzi di dispersione e sparando verso i principali istigatori».

La Giornata della Terra segna l’inizio di un mese e mezzo di proteste. Questa mattina un colpo di cannone ha ucciso Ahmed Wahid Samour (27 anni), agricoltore, colpito dalle “schegge di un proiettile” vicino a Khan Younis. Poi Hamas ha dato il via alle proteste in cui sono morti sono un 38enne di nome Amin Muamar, proveniente da Rafah, e Muhammed Najar, caduto a est della città di Jabalia. Migliaia di persone, moltissime donne e bambini, sono stati affluire nei giorni scorso a ridosso delle frontiera fra la Striscia Gaza e Israele. L’intento è di sfondare la recinzione e occupare simbolicamente un pezzetto del territorio israeliano. Israele ha risposto con un imponente cordone di sicurezza e ha schierato anche 100 cecchini al confine.

Il 30 marzo per i palestinesi è la Giornata della Terra, anniversario dell’espropriazione da parte del governo israeliano di terreni di proprietà araba in Cisgiordania, nel 1976. Hamas ha allestito otto tendopoli di civili che marceranno lungo la frontiera e cercheranno di forzare la recinzione per mettere in difficoltà l’esercito. Le proteste dureranno da domani, Giornata della Terra, al 15 maggio, Giorno della Nakba, la data dell’indipendenza di Israele e dell’inizio della guerra 1948-1949 conclusa con la sconfitta degli eserciti arabi e palestinesi. Quest’anno il 15 maggio segnerà anche il trasferimento dell’ambasciata Usa a Gerusalemme.

Linea rossa
È stato il capo di Stato maggiore dell’esercito israeliano, Gadi Eizenkot, ad annunciare il dispiegamento di “oltre 100 cecchini” e che non sarà permessa alcuna violazione della frontiera. Israele si oppone a qualsiasi ritorno di rifugiati su larga scala, perché “distruggerebbe il carattere ebraico” del Paese. “Cercheremo di usare la forza minima necessaria per evitare feriti e vittime palestinesi, ma la linea rossa è molto chiara: restino dalla parte di Gaza e restiamo in Israele”, ha dichiarato Yoav Galant, del gabinetto di sicurezza del premier Benjamin Netanyahu.

Arabi in crescita
Il braccio di ferro con Hamas arriva dopo che il Cogat, Coordination of Government Activities in the Territories, ha lanciato l’allarme sulla crescita della popolazione araba in Israele, Gaza e Cisgiordania. Nel complesso ha quasi raggiunto quella ebraica. In Cisgiordania ci sono 2,7 milioni di arabi, 2 milioni a Gaza, 1,8 milioni in Israele. In totale fanno 6,5 milioni, mentre gli ebrei che vivono in Israele sono 6,7. Ciò significa, ha notato il colonnello Uri Mendes, che per la prima volta dal 1967 gli arabi hanno quasi raggiunto la parità con gli ebrei nel complesso dei Territori sotto controllo totale o parziale di Israele.

Il rapporto punta a sottolineare i rischi di una annessione dei Territori, ormai proposta sempre più apertamente da partiti religiosi e ampi settori del Likud. Uno Stato unico significherebbe che gli ebrei si ritroverebbero nel giro di qualche anno in minoranza. I dati però sono contestati dalle associazioni degli insediamenti: l’Autorità palestinese tende a gonfiare il numero di abitanti in Cisgiordania, che sarebbero in realtà “meno di due milioni”.

fonte: LASTAMPA.it

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