“Un mito non muore: #saveBorsalino”. L’orgoglio dei dipendenti della fabbrica di Alessandria

«Orgogliosi di lavorare qui». Così i dipendenti dello stabilimento di Spinetta Marengo, provincia di Alessandria, si presentano davanti alla telecamera. Con l’emozione che, in alcuni momenti, riesce anche a coprire la paura. L’azienda è stata dichiarata fallita nonostante faccia utili e sia uno dei marchi italiani più importanti, riconosciuti, ricercati al mondo. Il timore, per i 134 lavoratori, è che una storia lunga centosessant’anni si possa concludere in tribunale, per motivi che poco c’entrano con feltro e lana e le leggendarie capacità dei mastri artigiani di Spinetta Marengo.

La fabbrica non deve chiudere, lo dicono determinati. E se si chiedono i motivi, ne dicono a decine: «Siamo unici». «Abbiamo inventato il cappello». «Esistiamo da 160 anni». «Siamo un marchio riconosciuto in tutto il mondo».

Sfilano in tanti, in fabbrica, all’uscita delle 17. Ci sono ragazzi neo assunti di vent’anni, signore vicine alla pensione, uomini che da quindici anni vedono passare Panama e Fedora. Senza stancarsi mai. Sono l’oro l’anima del Made in Italy. È un mondo eterogeneo, sano, composto da chi in quella fabbrica, e in quel nome, crede tantissimo. E non solo per lo stipendio a fine mese.

È «un vanto» lavorare da Borsalino, è «una vergogna italiana» che l’azienda venga dichiarata fallita. E quindi, bisogna fare di tutto per salvarla: «#saveBorsalino» è lo slogan lanciato per sensibilizzare tutti sull’assurda crisi finanziaria che ha colpito l’azienda. Sono i dipendenti a spiegare perché.

fonte: LASTAMPA.it

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