Indivisibili // Edoardo De Angelis

Castelvolturno, terra campana degradata e anonima, martoriata e umiliata dai traffici illeciti di uomini senza scrupoli, fa da sfondo al nuovo film di Edoardo De Angelis, che un paio di anni fa, con “Perez”, convinse  pubblico e critica di una piazza non certo facile, sopratutto per gli italiani, come quella di Venezia.

Ed eccolo nuovamente in laguna e stavolta con insolito tatto e delicatezza, il regista introduce lo spettatore nel particolare mondo di Violet e Daisy, due giovanissime sorelle siamesi, indivisibili dalla nascita che si guadagnano da vivere come cantanti neomelodiche nelle occasioni più disparate. Dietro la particolare situazione, che caratterizza il loro modo di stare al mondo, si nasconde in realtà un vero e proprio business, capitanato, da un padre losco, che vede nella loro diversità solo fonte di guadagno.

Abituate da sempre ad essere una con l’altra, in perfetta simbiosi, qualcosa o tutto cambia, nel momento in cui vengono a conoscenza della possibilità, tramite intervento chirurgico, di potersi dividere e vivere autonomamente. La notizia shock, che rappresenta una svolta nella loro esistenza, non viene salutata con grande entusiasmo e solo una delle due sembra cogliere l’incredibile opportunità di condurre una vita propria, con aspirazioni, desideri e perchè no, il grande amore.

Non sarà una scelta facile per le due ragazze, distruggere e ricostruire se stesse in nome di una normalità mai espressamente cercata, ma di certo latente che forse non aspettava altro che essere provocata per poter finalmente esplodere, ma seguendo il percorso tracciato da De Angelis, viene da chiedersi, se non sia l’universo circostante ad essere diverso, mentre le due ragazze ci appaiono come le persone più normali e sane del mondo.

Il film, che si avvale delle musiche di Enzo Avitabile, possiede una raffinatezza non comune, ne sono esempio le varie citazioni cinematografiche, tra cui i nomi delle due sorelle, che provengono direttamente da “Freaks”, il capolavoro di Tod Browning. E non bisogna certo dimenticare la metafora, impossibile da non scorgere tra le righe di una terra, che a differenza di Violet e Daisy, non riesce a morire, per poter rinascere tra le rovine e splendere di quella luce, che illumina i volti intrepidi e pieni di coraggio delle due sorelle.

Laura Pozzi

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