IL REICHSTAG DI ERDOGAN

Capita nel 2016 di fare zapping in televisione e di leggere “Colpo di Stato”. La memoria, allora, torna indietro a quando nei Paesi sudamericani i militari toglievano il potere a sistemi di governo più o meno corrotti e il potere della forza bruta era superiore a qualsiasi dialettica democratica e statuale. Viene in mente anche il tentato golpe in Italia del 1970 ad opera del principe Junio Valerio Borghese che, in un succedersi di eventi un po’ fosco, fu sventato all’ultimo e non ebbe fortunatamente conseguenze per la Repubblica.

Ricordi, per chi non li ha vissuti ma soltanto studiati come me, comunque lontani, ma che riaffiorano oggi guardando alla Turchia di Erdogan. La stessa Turchia che fa parte della NATO dal 1952 e che sigla accordi con l’Unione Europea, della quale vorrebbe far parte. La Turchia di oggi è il Paese che dice di condannare l’Isis, ma gli strizza l’occhio intrattenendoci affari e usando gli stessi terroristi per reprimere i curdi e destabilizzare la Siria. È la Turchia che imprigiona qualsiasi oppositore del governo, che sia un giornalista, un blogger o un’intera emittente televisiva. È la Turchia che non si fa problemi ad attaccare i barconi dei migranti a colpi di mitra con la propria Guardia Costiera, salvo poi firmare un accordo con l’UE per la gestione degli stessi. In poche parole, la Turchia di oggi è la Turchia di Erdogan.

Dopo il tentato (e già dato per fallito prima ancora che si sviluppasse) colpo di Stato dello scorso venerdì, stiamo assistendo a quella che probabilmente sarà la Turchia di domani. È stata già comunicata l’intenzione di reintrodurre la pena di morte e di sospendere la guerra all’Isis. Sono stati arrestati migliaia di militari, funzionari e impiegati pubblici con tempi e metodi da dittatura cilena di pinochetiana memoria. Sono stati accusati gli Stati Uniti di essere i manovratori occulti del fallito golpe, prendendo implicitamente le distanze dallo storico alleato occidentale. Si è fatto sapere che verranno rafforzate le misure di sicurezza e limitate le libertà di espressione, a cominciare dalla costruzione di caserme nella simbolica Piazza Taksim (simbolica per i movimenti che a fasi alterne da circa tre anni l’hanno occupata con popolosissime manifestazioni). Ultima notizia di oggi, il giro di vite sull’istruzione con la sospensione si oltre 15mila insegnanti e la sospensione delle licenze a circa 21mila docenti privati. Si è, insomma, imboccata la via del non ritorno verso l’instaurazione di una dittatura de facto nella più forte potenza militare del Medio Oriente (le forze armate turche sono la seconda più grande forza armata permanente nella NATO, dopo le forze armate statunitensi).

Molti commentatori ed analisti ritengono che il golpe sia stato architettato e pensato dallo stesso Erdogan per arrivare proprio a questo punto. È chiaro che alcune cose non quadrano, come ad esempio i militari attivi nel golpe, per lo più reclute mobilitate con la scusa di un’esercitazione. Le liste dei militari e dei funzionari pubblici da epurare, stando a quanto dichiarato dal commissario UE Hahn, che affronta la questione dell’adesione della Turchia, erano già pronte come per “essere utilizzate ad un certo momento”. Il tutto segnato da una generale improvvisazione ed approssimazione dell’organizzazione, che nel caso di un golpe risulta difficile poter essere affidata al caso.

Se facciamo un parallelismo storico, la notte del 27 febbraio 1933 a Berlino il Reichstag (il parlamento tedesco) fu incendiato, ad opera (secondo i dispacci ufficiali) di uno squilibrato comunista che voleva protestare contro lo strapotere dei nazionalsocialisti. In seguito a questo avvenimento, che per molte dinamiche non sembrava possibile essere stato compiuto da una persona soltanto, il giorno dopo Hitler fece approvare il “Decreto dell’incendio del Reichstag” come decreto di emergenza con il quale vennero soppressi molti diritti civili garantiti dalla Costituzione in vigore proprio con il presunto scopo di schiacciare i tentativi di colpo di stato. Rappresentò uno dei principali passi compiuti dal governo nazista per affermare il proprio dominio.

Non dimentichiamoci che anche Erdogan è stato eletto, proprio come Hitler (e come Mussolini), a dimostrazione che qualsiasi ordine statuale seppur democratico necessita di una continua e costante vigilanza da parte dei propri organi competenti affinché il potere elettivo non predomini in modo assoluto (la Costituzione italiana ad esempio, che nacque proprio a seguito di una dittatura, ha dei princìpi molto forti a garanzia di questo scopo).

Di fatto la Turchia di Erdogan dell’immediato futuro, tra proposta di reintroduzione della pena di morte e il rinnovato potere delle istituzioni religiose, sembra, più che intenzionata ad entrare nell’Unione Europea, voler assomigliare all’Arabia Saudita. Se pensiamo poi che l’Isis è stata fino adesso appoggiata e finanziata proprio da questi due Stati, si può dedurre che il Califfo possa aver trovato nel “Sultano” un suo fondamentale e rilevantissimo alleato.

Filippo Piccini

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