Le intriganti prospettive impossibili di Escher

Maurits Cornelis Escher, Rettili (1943, litografia)

Bentornati nella nostra rubrica d’arte. Personalmente non amo parlare di mostre “itineranti”, che ripropongono sostanzialmente lo stesso corpus di opere di un artista in una sorta di tournée, soprattutto quando, almeno inizialmente, sembrava di trovarsi di fronte ad una “mostra-evento”, di quelle imperdibili perché difficilmente replicabili. Ma probabilmente il gradimento dimostrato verso l’arte di Maurits Cornelis Escher (1898-1972) ha avuto un riscontro così positivo da far decidere di prevedere ulteriori esposizioni in altre città, per permettere a più visitatori possibili di poterne godere. Così, con l’inaugurazione a Palazzo Reale di Milano avvenuta ieri, siamo alla quarta tappa, dopo i successi di Roma, Bologna e Treviso. Grosso modo vengono riproposte le opere e le sezioni in cui è stata divisa cronologicamente la produzione dell’artista olandese, delle quali l’ultima racconta il successo e le numerose produzioni di articoli che, dagli anni Sessanta in poi, prendono ispirazione dalle sue opere in quella che viene definita “Eschermania”.

I mondi impossibili che prendono vita nei disegni di Escher riscossero presto una certa popolarità, in particolare nella scena psichedelica e hippie, la quale riconosceva in queste rappresentazioni una percezione della realtà simile a quella derivata dall’utilizzo di sostanze psicotrope. Diversi artisti della scena musicale di allora sfruttarono le sue immagini (non solo per le copertine degli album, ma anche per il merchandising annesso) senza chiederne preventivamente il permesso. Lo fecero anche i Pink Floyd agli inizi della loro carriera, mentre il povero Mick Jagger, che scrisse all’artista proponendogli la creazione di una copertina per l’album Let it Bleed del 1969, ricevette da Escher una risposta sgarbata in cui veniva negata la sua collaborazione e invitato a dargli del “lei” rispetto al colloquiale “Dear Maurits” con cui aveva esordito nella lettera.

Maurits Cornelis Escher, Salita e discesa (1960, litografia) utilizzata dai Pink Floyd per la copertina di un album senza chiedere il permesso all’artista.

Maurits Cornelis Escher, Salita e discesa (1960, litografia) utilizzata dai Pink Floyd per la copertina di un album senza chiedere il permesso all’artista.

Dalla sua biografia possiamo dedurre che fosse una persona poco incline a seguire stereotipi e soluzioni preconfezionate. Piuttosto, aveva una curiosità e capacità di investigazione fuori dal comune, che prendevano forma nelle litografie che aveva imparato ad eseguire negli stessi anni in cui il padre, apprezzato ingegnere idraulico, aveva tentato inutilmente di fargli studiare architettura. Compreso che dava il meglio di sé solo in contesti non accademici, assecondò questa sua inclinazione apprendendo le tecniche incisorie e le modalità compositive art nouveau presso il grafico Samuel Jessurum de Mesquida (che in seguito, date le sue origini ebraiche, venne deportato con la famiglia e morì in un campo di concentramento) e cogliendo ispirazioni compositive durante numerosi viaggi, il più importante dei quali lo condusse in Italia nel 1921, dove decise di stabilirsi  dal 1923 al 1935 e formare una famiglia.

Percorrendola in lungo e in largo, rimase completamente conquistato dal modo in cui l’uomo era riuscito ad insediarsi anche in situazioni antropicamente poco accoglienti, creando strutture che si fondevano con il territorio. E a questi paesini dedicò molte opere del suo primo periodo artistico.

Maurits Cornelis Escher, Castrovalva (1930, litografia). Le tinte scure e la cura minuziosa dei dettagli mostrano il suo accostamento al gusto espressionistico molto in voga anche nel cinema tedesco.

Maurits Cornelis Escher, Castrovalva (1930, litografia). Le tinte scure e la cura minuziosa dei dettagli mostrano il suo accostamento al gusto espressionistico molto in voga anche nel cinema tedesco.

La decisione di andarsene da quella che considerava la sua patria d’elezione e continua fonte di ispirazione per la sua arte fu particolarmente sofferta ma necessaria, giacché non voleva che i figli crescessero obbligati ad essere educati come balilla. Si rifugiò per due anni in Svizzera, per poi spostarsi in Belgio ed infine tornare nella natia Olanda.

In questo periodo cercò nuovi stimoli, riprendendo lo studio per la tassellatura (un modo di ricoprire una superficie piana con una o diverse figure geometriche che, accostate, possono essere ripetute all’infinito) appreso durante i suoi viaggi in Andalusia, in particolare ammirando il suo utilizzo nei mosaici dell’Alhambra di Granada e nella moschea di Cordoba. Dal 1940 quindi la sua produzione vide portare avanti una serrata ricerca di soluzioni compositive che investigavano il rapporto e l’effetto visivo tra immagini in positivo e in negativo, il progressivo mutamento della forma geometrica di ascendenza moresca (che per dettami religiosi non poteva essere figurativa) in fauna marina o aviaria.

Maurits Cornelis Escher, Giorno e notte (1938, xilografia) esemplifica le sue ricerche sul rapporto fra positivo/negativo e l’evoluzione della forma geometrica in una figurativa. Il paesaggio di sfondo è una tipica pianura olandese.

Maurits Cornelis Escher, Giorno e notte (1938, xilografia) esemplifica le sue ricerche sul rapporto fra positivo/negativo e l’evoluzione della forma geometrica in una figurativa. Il paesaggio di sfondo è una tipica pianura olandese.

Compì un ulteriore passo avanti nella ricerca di nuove possibilità compositive che mostrassero le grandi potenzialità dell’applicazione di soluzioni matematiche e geometriche nell’arte, passando anche attraverso l’utilizzo di paradossi e lo studio avanzato della cristallografia. Questo interesse, sviluppato in piena autonomia, lo portò a confrontarsi con gli studiosi e i matematici dell’epoca, dialogando con i quali fu in grado di rappresentare alcune illusioni ottiche inquadrabili nella categoria delle prospettive impossibili, per quanto verosimili.

Maurits Cornelis Escher, Belvedere (1958, litografia) è un classico esempio di come sono stati impiegati architetture impossibili debitrici del Triangolo di Penrose.

Maurits Cornelis Escher, Belvedere (1958, litografia) è un classico esempio di come sono stati impiegati architetture impossibili debitrici del Triangolo di Penrose.

L’arte proposta da Escher arriva indiscriminatamente a tutti, le sue immagini racchiudono caratteristiche comuni ai giochi mentali che coinvolgono e illudono la percezione visiva adottando composizioni impossibili come la Striscia di Möbius, dove solo dopo un’attenta osservazione si può notare che le formiche che camminano sulla superficie del nastro non lo fanno sui lati opposti, come sembrerebbe ad un primo sguardo, ma procedono in fila sull’unica faccia di quella superficie.

Maurits Cornelis Escher, Striscia di Möbius II (1963, xilografia a tre colori)

Maurits Cornelis Escher, Striscia di Möbius II (1963, xilografia a tre colori)

Una valida introduzione alla figura di Escher è stata realizzata, qualche anno fa, dall’attuale curatore della mostra, il prof. Marco Bussagli. Ne consiglio la visione:

Per tutti coloro che vogliano visitare la mostra (o rivederla con le nuove integrazioni) lascio i riferimenti della pagina ufficiale:

Escher, Milano, Palazzo Reale, 24 giugno 2016 – 22 gennaio 2017

http://www.mostraescher.it/info/

 

Pamela D’Andrea

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