Alla ricerca delle origini NATURALI dell’omosessualità

L’omosessualità è un fenomeno del tutto naturale. Per “naturale” s’intende comunemente presente nella nostra, come in molte altre specie, e determinato da fattori che, nonostante in parte ancora oscuri, compaiono con una diffusione pressoché omogenea nella popolazione umana.

Un concetto talmente semplice (e aggiungerei evidente..) che sembra incredibile doverlo ribadire al giorno d’oggi con la comprensione che abbiamo della natura animale (e non) e con le molteplici possibilità a nostra disposizione per reperire informazioni da ogni parte del mondo ma, a quanto pare, serve. Non mi riferisco unicamente alla tragedia che ha colpito la città di Orlando pochi giorni fa, che è comunque la scintilla che ha acceso la necessità di affrontare l’argomento nella rubrica di scienze. Sto pensando, però, più che a gesti di insensata follia omicida, ad un ancora troppo comune atteggiamento quotidiano di diffidenza ed ignoranza che caratterizza la nostra “evolutissima” società.

Dal momento che le scienze si basano sull’osservazione della natura inizieremo smontando il ritornello secondo cui i comportamenti omosessuali sarebbero innaturali. La frase fa sorridere da subito giacché se tali comportamenti esistono da sempre e sono documentati nella nostra e in molte altre specie, come potrebbero essere definiti “innaturali”? Potrebbero essere forse “artificiali”? Oppure c’entrano gli alieni?

Scherzi a parte, in base a cosa si discrimina ciò che è naturale da quello che non lo è in un’epoca in cui i cani vanno a passeggio col cappottino e le donne possono diventare madri in età avanzata?
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Com’è noto, l’omosessualità è diffusa in molte specie animali, compresi i primati non umani (dagli orangutan ai gorilla di montagna passando per gli attivissimi bonobo) ma la reale incidenza è impossibile da determinare. Secondo le fonti di Wikipedia, solamente negli ultimi quindici anni sono stati documentati comportamenti omosessuali che vanno dai giochi sessuali a comportamenti genitoriali da parte di coppie omosessuali in circa 1.500 specie. Fra queste troviamo specie monogame e non, che presentano omosessualità di tipo permanente.

Ci sono varie ragioni per cui un animale ha rapporti sessuali omosessuali. Può capitare per errore, come certi anfibi che spesso si confondono all’atto della scelta del partner, c’è chi prova piacere, come i delfini, o chi lo usa come coadiuvante sociale (gli attivissimi bonobo di cui sopra) e c’è chi semplicemente preferisce lo stesso sesso. Una ricerca condotta sulle pecore, infatti, afferma che circa l’8% degli arieti, posti di fronte a una scelta, mostra preferenze sessuali per membri dello stesso sesso.

Gli studi sugli albatros di Laysan (Phoebastria immutabili) hanno scoperto che circa un terzo delle coppie di albatros erano composte da due esemplari femmina e che, nell’allevamento dei piccoli, queste coppie avevano più successo rispetto alle femmine “single”. Anni fa, la love-story di Roy e Silo, due pinguini (Pygoscelis antarcticus) maschi ospiti del Central Park Zoo di New York, ha fatto il giro del mondo.

E poi bisonti, leoni, elefanti, anatre, cigni, cani e molti altri ancora sono gli esempi che la natura offre.

omosessualità nei pinguini

La domanda che stuzzica gli evoluzionisti è dietro l’angolo: perché tali comportamenti vengono mantenuti nelle popolazioni animali? Qual’è il valore evolutivo dell’omosessualità? Si tratta, infatti, di un orientamento che in apparenza va a svantaggio della conservazione della specie, per via, ovviamente, dell’assenza di fecondità fra i partners. Per questo motivo la comunità scientifica si pone da anni l’obiettivo di svelarne non solo l’origine ma anche il ruolo evolutivo.

Con riferimento alla specie umana, l’omosessualità, maschile e femminile, è presente pressoché in tutte le culture. Fa parte di quelle situazioni che, dal punto di vista evoluzionistico, nascondono un preciso significato. Si è tentato di spiegarlo con un  classico intreccio di genetica e selezione naturale, con l’ausilio del meccanismo della selezione antagonista. In questo scenario, allo svantaggio riproduttivo del maschio, corrisponde un beneficio legato al fatto che gli stessi alleli che predisporrebbero all’omosessualità maschile promuoverebbero al contempo una maggiore fecondità femminile.

I comportamenti omosessuali si manifestano in modo flessibile in una varietà di circostanze, penso alle coppie di femmine di albatros che hanno rivelato un vantaggio evolutivo, riscontrabile nel successo dell’allevamento dei piccoli.

Nel 1993, Dean Hamer e colleghi hanno ipotizzato il coinvolgimento del cromosoma X, gettando le basi per un percorso di ricerca che è stato ripreso più volte negli anni successivi.

Dopo che negli anni varie teorie si sono susseguite nella comunità scientifica, si è ipotizzato che le origini dei comportamenti omosessuali possano essere determinate da fattori epigenetici. Si tratta di fattori ereditabili che non riguardano i geni ma le modalità della loro espressione e che possono essere trasmessi alla prole soltanto in alcuni casi. Questa soluzione potrebbe spiegarne la persistenza nella popolazione ma non soddisfa molti studiosi che ritengono la faccenda ancora più complessa in quanto dipendente da troppi fattori genetici, e non, che difficilmente sono riassumibili con una ipotesi di questo tipo.

Il tema è molto intrigante per gli scienziati e stiamo pur certi che piano piano scopriremo sempre un po’ di più di questo ennesimo, piccolo, mistero dell’evoluzione.

Come abbiamo visto, i modelli proposti per spiegarne l’origine non sono tuttora risolutivi ma se si parla di effetti possiamo avere qualche certezza. Infatti, possiamo tranquillamente dire che, nel caso di una relazione romantica, l’amore provato dai partner di sessi diversi o dello stesso sesso è perfettamente equivalente a livello neurobiologico: l’attività cerebrale manifestata e le aree del cervello coinvolte sono le stesse. Nei soggetti coinvolti, una volta posti davanti all’immagine del loro partner, si verificava una forte sotto-attivazione di una estesa parte della corteccia cerebrale. Anche le aree che sovrintendono al giudizio critico venivano coinvolte ed anche questo avveniva nello stesso modo a prescindere dall’orientamento sessuale.

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Per maggiori dettagli sui “cervelli innamorati” vedi www.scientificamerican.com/article/your-brain-in-love-graphsci/

Una piccola riprova scientifica del fatto che, per la natura, siamo proprio tutti sulla stessa barca!

Se senti qualcuno dire che l’omosessualità è innaturale, puoi star certo che non stai ascoltando le parole di uno scienziato (Dr. Marc Breedlove)

Serena Piccardi

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