A spasso nel tempo: l’eccezionale testimonianza del Parco regionale dell’Appia Antica

Nel percorrere l’Appia Antica si può ancora ammirare l’antico basolato con il quale venivano lastricate le strade romane (photo credits: Touring Club Italia)

Bentornati nella nostra rubrica d’arte. Fin troppo spesso sentiamo parlare di quale grande risorsa sia il nostro patrimonio culturale e ambientale, e ammettiamolo, con poche variazioni sui già triti e fumosi discorsi sul “petrolio d’Italia”. Ma non sempre, a questi proclami, si accompagnano scelte anche coraggiose (perché andrebbero ad inimicarsi interessi privati anche molto influenti) che determinerebbero una migliore tutela di un bene.

In questo nuovo appuntamento in collaborazione con Roma Slow Tour vorrei portare l’esempio del vasto Parco regionale dell’Appia Antica, protagonista domani, 8 maggio, di una giornata che intende tributare la sua impressionante ricchezza di testimonianze del passato Inoltre si può partecipare alla richiesta della definitiva pedonalizzazione dell’area, che presenta ancora le caratteristiche di come doveva presentarsi la via e la campagna romana durante i secoli scorsi, ma che ha subìto costanti e sfibranti “attacchi” sul fronte dell’abusivismo edilizio e della percorribilità da parte di automobili e pullman sul prezioso assetto stradale di epoca romana. Come in altre situazioni ho fatto notare (ad esempio qui), ancora una volta si tende a dare maggiore risalto alla dimensione della sola valorizzazione e agli introiti che se ne possono ricavare, piuttosto che comprenderla insieme alla tutela e alla conservazione, fondamentali per la sussistenza dei resti archeologici.

Il Parco regionale dell’Appia Antica racchiude nel suo esteso territorio (pari a circa 3500 ettari che si dispiegano nella zona sud orientale della città fino ad includere i comuni limitrofi di Ciampino e Marino) diverse porzioni di agro romano, quasi del tutto sparito a favore della intensiva urbanizzazione che ha interessato Roma soprattutto negli ultimi cinquant’anni.

Passeggiando per i sentieri della Valle della Caffarella o della Tenuta di Tormarancia, si può ancora assistere a inaspettate scene di vita rurale e pastorale che evocano immagini lontane, di quando interi pascoli passeggiavano indisturbati attorno al Colosseo o si spingevano fino a Piazza di Spagna.

Ma nel punto in cui la campagna ospita le vestigia della civiltà romana nelle sue impressionanti prove di ingegneristica, come nel percorso del Parco degli Acquedotti, allora si è invasi da un sentimento di meraviglia e di ammirazione, se si pensa che i sette acquedotti che in questo tratto della città portavano acqua ai suoi abitanti avevano una portata giornaliera superiore al mezzo miliardo di litri d’acqua, con la quale venivano abbondantemente soddisfatte le esigenze dei suoi cittadini.

La passeggiata di Jep Gambardella (interpretato da Toni Servillo) lungo l’Acquedotto Claudio (38-52 d. C.) in una scena del film Oscar La grande bellezza (2013)

La passeggiata di Jep Gambardella (interpretato da Toni Servillo) lungo l’Acquedotto Claudio (38-52 d. C.) in una scena del film Oscar La grande bellezza (2013)

La splendida silhouette degli acquedotti che si staglia nelle ore del tramonto ha ispirato più volte il cinema, che ha scelto di ambientare qui varie scene famose. La più divertente, a mio avviso, rimane la passeggiata che il maestro Impallato (interpretato da Alberto Sordi) conduce con i suoi piccoli alunni tra gli archi dell’Acquedotto Claudio nel film Bravissimo (1955):

La zona compresa entro le prime tre miglia della via Appia Antica invece racchiude testimonianze sepolcrali delle prime comunità cristiane che coesistevano accanto ai grandi monumenti funebri di personalità di rilievo della tarda epoca repubblicana e imperiale. Così, a poca distanza, vicino all’iconico Mausoleo di Cecilia Metella (matrona romana probabilmente nuora del triumviro Marco Licinio Crasso) si possono visitare le catacombe di San Callisto (le più vaste di Roma) e quelle di San Sebastiano (considerate le più antiche e che per un periodo furono interessate dal culto per le reliquie dei santi Pietro e Paolo, ospitate qui per cinquant’anni a partire dal 258 d.C.  per proteggerle da eventuali profanazioni durante la persecuzione sotto l’imperatore Valeriano). La memoria delle figure dei due santi patroni della città viene rinforzata in questo tratto dai racconti che vedono San Paolo percorrere l’Appia per arrivare a Roma e San Pietro che invece, durante la sua fuga per evitare la persecuzione ordinata da Nerone incontrò qui il Cristo diretto verso la città nel celebre episodio del “Quo vadis, Domine?”, immortalato anche nel film omonimo del 1951.

Il Mausoleo di Cecilia Metella e il successivo Castrum Caetani, edificato all’inizio del XIV secolo

Il Mausoleo di Cecilia Metella e il successivo Castrum Caetani, edificato all’inizio del XIV secolo

Ed ecco che tornano alla memoria le pellicole di genere Peplum, i film che utilizzavano ambientazioni e costumi con elementi storici della civiltà romana. I monumenti dell’Appia Antica non sono stati impiegati come location, ma sicuramente hanno avuto un ruolo fondamentale come ispirazione nella ricostruzione di scene di indubbio pathos o spettacolarità quali la corsa con le quadrighe in Ben Hur (1959), che si era pensato di girare tra i resti del Circo di Massenzio (311 d.C.) prima di avviare la ricostruzione negli studios della vicina Cinecittà.

Il Circo di Massenzio, considerato il miglior esempio di circo romano conservatosi dall’antichità. Qui è ben visibile la spina attorno alla quale dovevano correre le quadrighe.

Il Circo di Massenzio, considerato il miglior esempio di circo romano conservatosi dall’antichità. Qui è ben visibile la spina attorno alla quale dovevano correre le quadrighe.

Cinematograficamente parlando, l’Appia Antica è stata molto utilizzata per le sue ville, che ora spesso vengono impiegate per ricevimenti. Tra le più famose, riconosciamo la Villa dei Quintili come Villa Scialoja, che ospiterà la memorabile rimpatriata in Compagni di scuola di Carlo Verdone (1988); il casale medievale di Santa Maria Nova, con la sua caratteristica torre d’avvistamento, fu ritenuto molto evocativo ed è stato impiegato in ben tre film durante gli anni Sessanta, Sua eccellenza si fermò a mangiare (1961), l’esilarante Che fine ha fatto Totò Baby? (1964), parodia del più famoso film con protagoniste Bette Davis e Joan Crawford ed infine quello che può essere considerato il primo film thriller italiano, Sei donne per l’assassino (1964) di Mario Bava.

Casale di Santa Maria Nova sull’Appia Antica (photo credits: Claudio Peri)

Casale di Santa Maria Nova sull’Appia Antica (photo credits: Claudio Peri)

Ultimo esempio, la villa del ricevimento di nozze di Marco (interpretato da Pierfrancesco Favino) ne L’ultimo bacio (2001) è Villa Livia.

Se non avete la possibilità di partecipare all’iniziativa di domani, ma voleste visitare il Parco (soprattutto ora che il tempo risulta essere più incoraggiante), questo è il corredatissimo sito di riferimento:

http://www.parcoappiaantica.it

Per chi, insofferente alle mappe, volesse con un colpo d’occhio rendersi conto della ricchezza di monumenti che costellano la via (ricordando che quelli tutt’ora presenti sono solo una parte delle testimonianze archeologiche e medievali che per secoli accompagnavano il percorso), esiste una mappa interattiva corredata di foto e schede:

http://www.viaappiaantica.com/wp-content/mappa/mappaInterattiva.html#n

Gli eventi previsti per l’Appia Day sono raccolti nella pagina ufficiale dell’iniziativa. La scelta è veramente vasta!

http://www.appiaday.it

Anche Roma Slow Tour, fedele alla sua mission di turismo lento ed ecosostenibile, parteciperà con il suo tour cine-archeologico prevedendo tre turni di visita, nell’area compresa tra il Mausoleo di Cecilia Metella, il Castrum Caetani e la Villa di Massenzio. Per maggiori dettagli:

https://www.facebook.com/events/776185425848536/

 

Pamela D’Andrea

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