Amore, Furti e altri Guai // Muayad Alayan

Mentre, si celebrano ancora i premi Oscar assegnati domenica notte a Los Angeles, che hanno visto salire sul podio il nostro Ennio Morricone (premio stra strameritato), noi ci occupiamo di una cinematografia di tutt’altro genere, quasi sconosciuta, ma che merita particolare attenzione. Il titolo del film in questione, farebbe pensare alla classica commedia degli equivoci, che abbiamo visto tante volte sugli schermi, di cui ricordiamo a mala pena la trama. Ma l’opera prima di Muayad Alayan, possiede un’originalità che la differenzia da tutti gli altri.

Girato con un budget irrisorio e illuminatoda un bianco e nero che ricorda il primo Jarmusch, con echi alla Jean Luc Godard, Alayan, narra le disavventure dell’incosciente e disperato Mousa, che cerca in tutti i modi di sopravvivere ad un destino cieco, che non ha chiesto la sua approvazione. Cercare riscatto in una terra martoriata come la Palestina, non è impresa da poco, ma il nostro protagonista,che si sente totalmente estraneo al sanguinoso conflitto che lo circonda, prova con risultati e metodi discutibili, a darsi una seconda possibilità, magari come calciatore in una lontana e misteriosa Firenze.

Per realizzare il suo sogno, che prevede in più la fuga con Manal, che glia ha dato una figlia, ma ha sposato un altro, Mousa ruba un auto, che si rivelerà una vera e propria bomba ad orologeria. Nel bagagliaio, trova un soldato israeliano, rapito dai militanti palestinesi, per attuare uno scambio con i loro nemici. Un furto che sembrava di routine, si trasforma da lì a poco in una vera e propria questione politica. Mousa si trova tra due fuochi, che difficilmente riuscirà a domare, ma che comunque non gli impediranno di continuare a sognare.

Alayan, che oltre ad essere regista e anche direttore della fotografia e co-sceneggiatore della pellicola, con grande intuito e abilità, riesce a trasformare una storia di per sè drammatica, in una commedia nera che fa sorridere a denti stretti. Senza spingere troppo l’acceleratore sul grottesco e surreale, ma equilibrando il tutto, tra dramma a comicità, offre uno spaccato di vita, che potrebbe riguardare qualsiasi popolo e nazione.

La storia, che grazie all’uso sapiente del bianco e nero, appare sospesa nel tempo, non si limita solo al coflitto israelo palestinese. La guerra, dispiace dirlo, anche se combattuta geograficamente lontana da noi, è la protagonista indiscussa del nostro tempo e rappresentarla in chiave grottesca, ma non troppo, risulta essere la scelta più efficace per mostrarne ancora una volta, la sua assurdità e inutilità nel risolvere i conflitti. Senza dimenticare, la non trascurabile percentuale di stupidità umana che la determina.

Laura Pozzi

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