La superiorità monticiana nel suo leggendario rappresentante, il Marchese del Grillo

Casa dei Cavalieri di Rodi vista dai Fori Imperiali (photo credits: Roma Slow Tour)

Bentornati nella nostra rubrica d’arte. Nel mio proposito di offrire spunti di visita un po’ diversi dai classici percorsi turistici romani, questo mese vorrei, con la complicità di una delle commedie cinematografiche più amate degli ultimi quarant’anni, raccontarvi i luoghi in cui è vissuto il famoso marchese del Grillo.

Ci troviamo nel più antico rione di Roma, a Monti, denominato così per inglobare, nel suo vasto territorio, quattro dei tradizionali sette colli (l’Esquilino, il Viminale, parte del Quirinale e del Celio). Questa particolare conformazione orografica del rione appare orgogliosamente anche nel suo stemma, che però presenta solo tre alture. E i ripidi saliscendi delle sue strade hanno scoraggiato la forsennata costruzione di edifici umbertini e gli sventramenti di epoca fascista, conservando intatti i suoi vicoli tra i quali si respira ancora quell’atmosfera genuina e pittoresca, come se il tempo si fosse fermato al periodo precedente la Presa di Roma.

C’è un punto preciso di questo rione che racchiude alcune peculiarità che ci riassumono la storia di questa porzione di territorio: è piazza del Grillo, un piccolo slargo posto al principio di una ripida salita che fiancheggia gli antichi Mercati di Traiano, sulla quale si affacciano gli ingressi di due significativi edifici.

Il primo, è intitolato all’omonima famiglia di marchesi di origine genovese che vi si stabilì nel 1675, scegliendolo come residenza urbana. A tale scopo, cambiarono l’aspetto al fortilizio medievale che culminava con una torre, detta la “Miliziola”, eretta nel 1223 dall’architetto Marchione d’Arezzo su incarico di Giovanni Gianquintello detto “Carbone”, ricco possidente della zona, ostile allo strapotere della confinante famiglia Caetani cui apparteneva la ben più imponente Torre delle Milizie nel vicino Largo Magnanapoli. Quello che attualmente non è facile distinguere è il gran numero di torri (centinaia!) che in epoca medievale caratterizzavano lo skyline romano. Queste due, sono tra gli esemplari più integri che ci siano rimasti. Venne commissionato un palazzo avente due avancorpi, uno dei quali insisteva sulla torre fino ad inglobarla interamente; inoltre provvidero a decorare la torre con un coronamento a beccatelli, con figure di grifoni negli angoli.

Img. 2 -Torre

Roma, Torre del Grillo precedentemente nota come la Miliziola, particolare del fregio con i beccatelli e dell’Iscrizione che riporta due volte la scritta “EX MARCHIONE DE GRILLIS”

In aggiunta, fecero realizzare un passaggio, noto come Arco de’ Conti, che collegasse la torre al corpo principale, nel quale si apriva uno splendido, imponente portale barocco, decorato da una doppia conchiglia sovrastata da una figura leonina sotto la quale si congiungono due festoni.

Img. 3 -Palazzo Grillo

Roma, Palazzo del Grillo, particolare dell’Arco de’ Conti e del portale.

Anche gli spazi interni di questo edificio appaiono molto curati, tanto da essere annoverato quale uno dei migliori esempi di palazzo in stile rococò a Roma. Questa fama probabilmente gli derivò dal raffinato gusto con cui vennero ornate le sale e dalla trovata di arricchire il piccolo giardino interno con fontane e ninfei di stucco, a creare una piccola oasi cittadina; era stato realizzato anche un sontuoso portale inquadrato da quattro colonne e affiancato dalle statue di Mercurio e Minerva. L’effetto scenico colpì, un paio di secoli dopo, un grande artista come Renato Guttuso, che decise di stabilire qui il suo studio.

Img. 4 -Guttuso

Renato Guttuso seduto davanti al portone interno

Probabilmente Guttuso trovò stimolante questo piccolo giardino nascosto, al punto da essere d’ispirazione per due tele della sua ultima produzione, La visita della sera (1980) e Giardino di Palazzo del Grillo (1981).

Img. 5 -Visita sera

Renato Guttuso, La visita della sera (1980, olio su tela, Roma, Galleria Nazionale di Arte Moderna)

Ma torniamo al più celebre abitante di questo palazzo, quel mitico Onofrio del Grillo che, con i suoi tiri e le sue facezie tanto colpì l’immaginazione dei suoi concittadini, al punto da non saper più ben distinguere quali episodi abbiano avuto veramente fondamento e quali siano stati invece il frutto della fantasia popolana. A ben cercare informazioni sul suo conto, comparando la figura “popolare” con le testimonianze storiche, sembrerebbe che alcuni aspetti del carattere assommino la personalità del marchese Onofrio (1714-1787), fortemente antisemita, arrogante e prodigo e quella del suo avarissimo zio, Bernardo II, del quale dovette occuparsi fino alla sua morte, avvenuta nel 1757, per garantirsi la cospicua eredità. L’episodio che viene dato per certo quale esempio della sua arguzia è legato al lancio delle pigne sui cittadini giudei che passavano sotto la sua torre. In un primo momento, il marchese lanciava contro di loro (riconoscibili dallo “sciamanno”, un pezzo di stoffa azzurro che erano obbligati ad indossare quando uscivano fuori dal ghetto per non confondersi con i cristiani) dei sassi. La faccenda si ripeté tante di quelle volte che il rabbino si vide costretto ad andare a perorare la loro causa di fronte al pontefice che, richiamato il marchese, gli disse che se non poteva proprio fare a meno di lanciare qualcosa ai giudei, che questa fosse solo della frutta. Ma il marchese aggirò il dettame papale cominciando a tirare contro i malcapitati grosse pigne cariche di pinoli! Questa immagine, con le dovute differenze, risulterà familiare a chi ha visto il film di Monicelli (1981), dove la consumata capacità istrionica di Alberto Sordi la fa da padrone. Ad un occhio attento, ci rendiamo conto però che la scena non è sicuramente ambientata in questo palazzo nobiliare ma, come spesso accade per esigenze scenografiche, in un altro luogo estraneo alla città, in questo caso è stato utilizzato Palazzo Pfanner, a Lucca.

Eppure, Monicelli non snobbò assolutamente l’utilizzo di ambientazioni romane, tanto da coinvolgere, nella scena dell’incontro con l’ebanista Aronne Piperno (di chiara origine semita) il bel loggiato dell’edificio posto di fronte al Palazzo del Grillo: parliamo della Casa dei Cavalieri di Rodi, un ordine religioso cavalleresco che affermò la propria influenza durante le crociate. Questo edificio ora ci compare per lo più nel suo aspetto rinascimentale, quindi con l’assetto che il cardinal Marco Barbo, Priore dell’Ordine e nipote di papa Paolo II, decise di dargli a partire dal 1470. La Casa ingloba alcuni locali del monastero medievale dei monaci basiliani, che si erano insediati lì dall’XI secolo e avevano edificato a loro volta a ridosso del muraglione che secoli prima l’imperatore Augusto aveva fatto erigere per separare il suo Foro dalla zona malfamata della Suburra.

Pur ricordando che le sale di rappresentanza al primo piano hanno un gusto molto raffinato nelle decorazioni, a noi interessa, cinematograficamente parlando, il loggiato con vista sui Fori imperiali.

Img. 6 -Panoramica

Roma, Casa dei Cavalieri di Rodi, veduta del loggiato (photo credits: Roma Slow Tour)

Il progetto sembra essere stato affidato all’architetto Giuliano da Sangallo, ed è costituito, sul lato lungo, da cinque arcate che poggiano su colonne di marmo bigio con capitelli di reimpiego (niente di più facile reperirli, sorge direttamente sopra il Foro di Augusto!). Un elegante balconcino con apertura ad arco trilobato seguiva la loggia. Alle pareti, per dare un ulteriore senso di ariosità all’ambiente, erano state affrescate delle grandi aperture inquadrate da lesene che si affacciavano su un paesaggio caratterizzato da grandi alberi disposti in ritmica sequenza. Si ritiene che siano state impegnate le stesse maestranze venete, probabilmente di scuola mantegnesca, che stavano lavorando per decorare il Palazzo Venezia, edificio fortemente voluto dal papa che lo intitolò così per onorare la sua città natìa.

Purtroppo le intemperie hanno fortemente compromesso la leggibilità dell’opera, che a suo tempo doveva apparire come un magnifico trompe l’oeil.

Img. 7 -Affreschi

Roma, Casa dei Cavalieri di Rodi, affreschi del loggiato

Non poteva mancare un tributo al film, in una delle scene dove il loggiato con la sua vista sui Fori e Palazzo Venezia è riconoscibilissimo:

L’atmosfera che si può respirare nei suoi vicoli ha spinto molti registi a scegliere di ambientare le loro pellicole in questo rione. Leggete l’elenco che ne fa Roma Slow Tour, vi renderete piacevolmente conto di quanto alcuni scorci vi possano essere familiari!

http://www.romaslowtour.com/10-luoghi-cinematografici-tra-suggestivi-vicoli-del-rione-monti/

Il rione Monti è (a ragione) uno dei tour più richiesti. All’appuntamento previsto per domani, 7 febbraio, si aggiungeranno presto altre disponibilità. Ma consultate il link per conoscere le altre destinazioni di questi vagabondaggi guidati:

http://www.romaslowtour.com/blog/?lang=it

Il Palazzo del Grillo, essendo residenza privata, non può essere visitato, mentre la Casa dei Cavalieri di Rodi è soggetta a delle limitazioni. Qui il link di riferimento per avere informazioni:

http://www.sovraintendenzaroma.it/i_luoghi/roma_medioevale_e_moderna

Un’ ultima, piccola curiosità: la famosa frase che ho usato per il titolo non è stata detta dal Sor Marchese ma è tratta da un sonetto del Belli, “li soprani der Monno Vecchio”.

 

Pamela D’Andrea

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