La natura mistica e moralizzante dell’arte di Hieronymus Bosch

Hieronymus Bosch, Trittico degli Eremiti, particolare

Bentornati nella nostra rubrica d’arte. Sono state fatte le cose in grande: un programma internazionale, lo Jheronimus Bosch 500, ha da poco iniziato a festeggiare il cinquecentenario della morte del visionario artista olandese (1453-1516). La prima fase, ha previsto la presentazione del restauro (patrocinato e finanziato per l’occasione dal Bosch Research and Conservation Project) che ha interessato in Italia tre polittici, tutti conservati a Venezia e ora, due di questi (le Visioni dell’Aldilà e il Trittico della santa crocifissa) sono visibili all’interno del percorso museale delle Gallerie dell’Accademia dal 16 gennaio fino al 7 febbraio. Insieme al terzo, il Trittico degli Eremiti, il cui restauro è agli sgoccioli, partiranno per arricchire la grande raccolta, quasi esaustiva, dell’arte del pittore olandese, che verrà esposta nella sua città natale fino all’8 maggio.

Si contano venti dipinti, diciannove disegni e diversi trittici e pannelli, tutti considerati dalla critica autografi. Già, perché pur contraddistinto da uno stile peculiare, caratterizzato dalla forte capacità inventiva di figure fantastiche, sono poche le opere autografe e ancora più rare quelle che presentano una datazione certa.

Una volta terminata la mostra a Den Bosch, i primi due polittici prenderanno la strada per Madrid, per essere esposti al Museo del Prado dal 31 maggio all’11 settembre e infine tornare a Venezia, dove potranno ricongiungersi al Trittico degli Eremiti e comporre in autunno una nuova mostra ospitata a Palazzo Ducale.

Mi sembra l’occasione adatta per approfondire, tramite questi tre polittici, le caratteristiche dell’arte di un pittore che riuscì a creare immagini allegoriche che colpiscono per la minuzia dei dettagli, per la fantasia senza freni né limiti che tocca delle corde inaspettate in chi lo osserva. Che possa affascinarci o meno, lo stile di Bosch sembra connettersi con il nostro subconscio, parlandoci di paure ancestrali interpretate da grida mute di dannati, figure grottesche al limite del caricaturale, colori vividi quasi espressionisti, ad interpretare un senso d’angoscia che può sfociare nella follia.  Ma improvvisamente si può assistere a scene in cui ci si lascia coinvolgere nell’epifania di qualcosa di superiore che eleva lo spirito.

img. 2 Visioni aldilà

Hieronymus Bosch, Visioni dell’Aldilà (1500-1503 ca., olio su tavola, Venezia, Palazzo Grimani)

Le sensazioni appena descritte sembrano adattarsi perfettamente al primo di questi polittici, quello che dalle analisi stilistiche e dendrologiche (ci si è dovuti affidare all’esame del supporto ligneo per tentare di stimare meglio la datazione delle opere) è considerato il più tardo dei tre, le Visioni dell’Aldilà, composto da quattro pannelli (Caduta dei dannati, Inferno, Paradiso terrestre, Ascesa all’Empireo). Presumibilmente, era previsto un pannello centrale di dimensioni maggiori, che doveva raffigurare un Giudizio universale. Ci sono pareri discordanti su come dovesse svilupparsi il racconto delle quattro scene (la critica si divide in chi propone una sistemazione in orizzontale, come la vediamo attualmente, e chi ipotizza che i pannelli con la Caduta dei dannati e l’Ascesa all’Empireo sovrastassero i restanti due, creando una logica partizione tra Inferno e Paradiso).

A mio avviso, sono i due pannelli esterni a presentare la maggior carica emotiva, nell’illustrare le destinazioni finali conseguenti al Giudizio. Da una parte vediamo i dannati, scaraventati da demoni, precipitare in fondo all’abisso, dove avranno tutta l’eternità per meditare e angosciarsi per il loro supplizio.

img. 3 -Inferno

Hieronymus Bosch, particolare della scena dell’Inferno

Dall’altra, con un incredibile resa del senso di levità, le anime vengono accompagnate dagli angeli verso un tunnel in fondo al quale si stagliano sul fondo di luce abbagliante delle figurine pronte ad accogliere i futuri beati.

Accomunati da un’ambientazione brulla e appartata, ma disseminata di simboli che richiamano alle tentazioni e ai peccati della carne, i tre santi anacoreti (da sinistra a destra, Sant’Antonio abate, San Girolamo e Sant’Eligio) protagonisti del Trittico degli Eremiti sono colti nei loro atti di preghiera. Purtroppo un probabile incendio danneggiò i pannelli determinando le pesanti ridipinture che attualmente si sta tentando di eliminare per recuperare e restaurare al meglio la pittura originale. Anche qui, come in altre opere, il bestiario in uso da parte di Bosch genera delle creature ibride e curiose, che a volte non si comprende se debbano intendersi come allegorie o semplicemente come apparati decorativi.

Tryptich of the Hermit Saints, by Jheronimus Bosch

Hieronymus Bosch, Trittico degli Eremiti (1493 ca., olio su tavola, Venezia, Palazzo Ducale)

Infine, finalmente restituito il brillante colore originario, ecco il Trittico della santa crocifissa, riconosciuta come Santa Liberata o Santa Giulia, che affronta il suo martirio con senso di sacrificio e serena rassegnazione. La composizione della scena, nella figura della santa che sovrasta la folla sottostante e si staglia su un paesaggio visto “a volo di uccello” e l‘episodio dell’uomo svenuto, richiama immediatamente lo schema tipico della Crocifissione di Cristo di stile fiammingo. Nei pannelli laterali, sono ospitate le visioni di due città, una data alle fiamme, con i suoi abitanti in fuga e occupata da demoni, l’altra con le sue fantasiose architetture, che si affaccia sul mare. La dimensione dei pannelli laterali, con alcune incongruenze spaziali, hanno fatto pensare che queste due scene siano state realizzate in un secondo momento. Grazie alle radiografie, si è potuta notare la cancellazione delle immagini di due donatori, uno per ogni sportello, probabilmente per permettere che i pannelli, una volta smembrati, potessero sussistere come opere a sé stanti e avere maggior mercato.

Img. 5 santa crocifissa

Hieronymus Bosch, Trittico della Santa crocifissa (1497 ca., olio su tavola, Venezia, Palazzo Ducale)

Infatti Bosch ebbe un immediato successo, annoverando tra i suoi più appassionati collezionisti il re Filippo II di Spagna. Quel suo modo personalissimo di affrontare il tema della salvezza dell’anima affiancandogli le suggestioni date dalle credenze popolari unite alle nozioni di alchimia, crea uno stile solo apparentemente diretto e comprensibile, per poi costringere l’occhio e la mente a perdersi e distrarsi dietro le tante piccole creature che popolano le sue tavole. Il monito alla inevitabile corruzione dell’anima forse è il più ricorrente, figlio del costante braccio di ferro tra il culto del piacere e il senso del dovere legato al rispetto dei precetti religiosi. Per questo, tra i suoi contemporanei, si affermò come portavoce di questa inquietudine spirituale che serpeggiava e sarebbe deflagrata nella Riforma protestante.

Per questa sua capacità di connettersi con l’inconscio, non sembra eccessiva la definizione di Bosch come precursore del Surrealismo, specie se si comparano le sue composizioni con quelle di Dalì. Basti guardare al trittico del Giardino delle delizie, soprattutto nella parte centrale del pannello destro, per riconoscere particolari che sicuramente furono d’ispirazione per il pittore catalano.

img.6 giardino delizie

Hieronymus Bosch, Giardino delle delizie, particolare del pannello destro (1480-90, olio su tavola, Madrid, Museo del Prado)

Per chi volesse avere una panoramica della mostra organizzata all’Het Noordbrabants Museum di Den Bosch, città natale del pittore, ma soprattutto per chi, nella prossima primavera, avesse la possibilità di andare in Olanda, allego il link:

Jheronimus Bosch – Visioni di un genio, Den Bosch, Het Noordbrabants Museum, 13 febbraio – 8 maggio 2016

http://boschexpo.hetnoordbrabantsmuseum.nl/en

Se invece durante l’estate prevedete una vacanza madrilena, potete visitare la mostra organizzata al Prado, anche questa ricca di opere dell’artista, affiancate da altre provenienti dalla sua bottega. L’esposizione si terrà dal 31 maggio all’11 settembre 2016:

http://www.esmadrid.com/it/agenda/bosch-lesposizione-centenario-museo-del-prado

 

Pamela D’Andrea

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