Toulouse-Lautrec, nella “botte” piccola il genio è buono

Fotomontaggio con Henri Toulouse –Lautrec nella doppia veste di pittore e modello

Bentornati nella nostra rubrica d’arte. Il destino ha strani modi per far emergere talenti che, in altre condizioni di vita, probabilmente non si sarebbero manifestati. Quello che capitò ad un giovane appartenente alla più antica aristocrazia francese fu il manifestarsi di un problema congenito a seguito di due cadute accidentali, che non permise il corretto sviluppo delle sue gambe. Così, a soli quindici anni Henri, il rampollo di casa Toulouse-Lautrec-Montfa, (1864-1901) stabilizzò la sua crescita superando appena il metro e mezzo di altezza.

La conseguenza più immediata fu quella di venir escluso, poiché ritenuto inadatto, dalla maggior parte delle attività sportive e sociali che venivano praticate dagli uomini del suo ceto. A questo punto, supportato dalla famiglia, dirottò le sue attenzioni sulla pittura. Un campo a lui congeniale, dove poté esprimersi al meglio, utilizzando le sue doti di acuto osservatore in uno stile all’apparenza sfrontato, ma, conoscendo meglio le personalità ritratte, assolutamente genuino. Con una punta d’ironia si trovò ad affermare stupito: “E pensare che non avrei mai dipinto, se le mie gambe non fossero state appena un po’ più lunghe!”.

Una volta approdato a Parigi, la scelta più conveniente, in termini di prestigio, sarebbe stata l’École des Beaux-Arts condotta in quel periodo dall’accademico Cabanel, le cui lezioni erano richiestissime dai giovani pittori. Fu indirizzato prima all’atelier Bonnat, e pochi mesi dopo scelse di formarsi presso lo studio di Cormon a Montmartre, dove incontrò e fraternizzò con Van Gogh ed Émile Bernard. Durante la formazione all’atelier Cormon si accostò ai risultati della corrente impressionista, conobbe Pissarro, Degas, Gaugin e Seurat. Ma la pittura en plein air non accendeva il suo interesse: la sua attenzione era tutta puntata sulla figura umana che, secondo gli insegnamenti desunti da Cormon, non doveva essere idealizzata e abbellita, ma proposta per quella che era. Anzi, il suo tratto rapido e scivolato gli permetteva di cogliere l’immagine di mosse repentine, congelando le figure in gesti caratterizzanti, a volte al limite della caricatura.

Img. 2 - la Goulue

Henri de Toulouse-Lautrec, Moulin Rouge. La Goulue (1891, litografia su carta)

Questo è il caso del manifesto che pubblicizzava gli spettacoli al Moulin Rouge, dove le due figure dei ballerini del locale occupano quasi interamente la scena: in primo piano Valentin le Desossè sembra muoversi con passo felpato, colto in una posa che evidenzia, con pochi tratti, il suo profilo fortemente connotato. In secondo piano, la posa scomposta e vitale de La Goulue, al secolo Louise Weber, una lavandaia che trovò lavoro nei locali d’intrattenimento di Motmartre come ballerina, e alla quale si attribuisce l’invenzione delle mosse del can-can. Toulouse-Lautrec strinse spesso amicizie profonde con le soubrette dei locali notturni, e le ritrasse con una certa frequenza, sia in occasione di manifesti che pubblicizzassero i loro spettacoli che in pose meno convenzionali, mentre erano assorte nei loro pensieri o intente a prepararsi per l’esibizione. L’elegante ballerina Jane Avril, l’attrice Yvette Guilbert, la clownessa Cha-U-Kao, furono solo le più famose delle artiste raffigurate.

Img. 3 - Cha U Kao

Henri de Toulouse-Lautrec, Le clownesse Cha U Kao (1895, olio su cartone, coll. privata)

Montmartre non era solo il quartiere dei locali d’intrattenimento, ma anche di case chiuse, in cui Toulouse-Lautrec trovò accoglienza come cliente, come ritrattista, a volte come figura amica e intima. Le filles de joie, come venivano soprannominate le prostitute, rispettavano quell’uomo, che nel ritrarle era disinteressato dalla loro carica erotica, privilegiando gli aspetti della loro quotidianità: momenti di riposo tra un cliente e l’altro o i gesti della toeletta (che richiamano così fortemente gli analoghi soggetti di Degas, anche se si riconosce a Toulouse–Lautrec una maggior delicatezza ed empatia). Il suo intento era solo documentario, non sottintendeva moralismi né aveva intenti provocatori. Semplicemente, amava accostarsi a figure che riteneva genuine, non costruite. E come tali, le rappresentava. Aveva avuto ragione il cantante Aristide Bruant a fargli conoscere e amare il tipo di umanità che poteva incontrare nelle strade di Montmartre.

img. 4 -casa chiusa

Henri de Toulouse-Lautrec, Al Salon di rue des Moulins (1894-95, pastello su carta, Albi, Musée Toulouse-Lautrec)

La grande considerazione di cui gode l’arte di Toulouse-Lautrec è meritata perché riuscì ad elaborare un tipo di immagine che sapesse restituire la modernità dei suoi tempi, scegliendo anche di accantonare la tavolozza per dedicarsi alla litografia a più colori (interesse maturato dal suo collezionare stampe giapponesi di Ukiyo-e), con la quale si affermò come primo artista impiegato a creare locandine pubblicitarie. Perché nel concetto di modernità di quel periodo che viene chiamato Belle Époque, rientrava anche un livellamento tra l’arte considerata “alta” e quella prodotta per fini commerciali, anticipando, pur con premesse diverse, la Pop Art di Andy Warhol, per quanto riguarda le riproduzioni seriali.

Img.5- Bruant

Henri de Toulouse-Lautrec, locandina per lo spettacolo di Aristide Bruant a Les Ambassadeurs (1892, litografia a pennello e a spruzzo)

La vita di Toulouse Lautrec si concluse presto: i suoi cronici problemi con l’alcolismo fecero aggravare i disturbi derivati dall’aver contratto la sifilide da una delle sue prostitute. Non arrivò a compiere i trentasette anni, ma la sua produzione artistica conta trentuno manifesti, trecentocinquanta litografie e oltre seicento dipinti. Chissà in quali modi sarebbe riuscito ad interpretare i cambiamenti della società che rapidamente si sarebbero avvicendati.

Lascio i riferimenti per andare a vedere le mostre a lui dedicate:

Toulouse Lautrec. Luci e ombre di Montmartre, 16 ottobre 2015 – 14 febbraio 2016, Pisa, Palazzo Blu

http://www.toulouselautrec-pisa.it

Toulouse-Lautrec. La collezione dl Museo di belle Arti di Budapest, 4 dicembre 2015 – 8 maggio 2016, Roma, Museo dell’Ara Pacis

http://www.arapacis.it/mostre_ed_eventi/mostre/toulouse_lautrec

Pamela D’Andrea

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