Un Impressionismo meno conosciuto: la pittura a dimensione familiare di Bazille e Morisot

Édouard Manet, Il Balcone, (1868-69, olio su tela, Parigi, Musée d’Orsay). La giovane donna con i capelli scuri è Berthe Morisot.

Bentornati nella nostra rubrica d’arte. Si prospettano un autunno e un inverno in cui la pittura francese, soprattutto quella del periodo impressionista, farà la parte del leone nell’ambito delle mostre italiane.

Dati i numerosi nomi coinvolti, tutti di grande levatura e con un’interessante parabola artistica e personale da raccontare, ho scelto di concentrare il mio approfondimento su due artisti spesso presenti, ma che risultano appena fuori dal grande Olimpo impressionista che solitamente comprende le personalità di Manet, Pissarro, Monet, Degas, Renoir, Sisley e il primo Cézanne. Il loro percorso artistico è stato molto interessante, e dove anche non ci risultassero familiari le loro opere, sono i loro ritratti che popolano i quadri dei loro amici pittori a dimostrare il fecondo dialogo tra artisti al quale avevano partecipato.

Partiamo, disattendendo le regole della cavalleria e attenendoci solo alla consecuzione cronologica, raccontando della figura di Jean Frédéric Bazille (1841-1870), per molti versi da considerarsi uno dei primi esponenti di quello che, pochi anni dopo, sarebbe stato definito movimento impressionista. Bazille proveniva da una ricca famiglia di Montpellier, nel sud della Francia, che aveva previsto per lui un destino come medico. Mandato a studiare medicina a Parigi, il giovane Frédéric iniziò a seguire corsi di pittura dopo essere rimasto colpito dall’opera di Eugène Delacroix. Disattendendo le speranze dei familiari, e anzi, senza il loro consenso, abbandonò definitivamente gli studi universitari per dedicarsi a tempo pieno alla pittura, sotto la guida di Charles Gleyre, che aveva come allievi altri giovani talentuosi con i quali Bazille strinse un rapporto d’amicizia e una comunione di vedute: Monet, Renoir e Sisley. Accomunati dall’ammirazione per l’arte proposta da Manet, che rompeva i canoni della pittura d’Accademia, decisero di creare un gruppo che aveva come quartier generale lo studio che il munifico Bazille potè affittare alle Batignolles e che condivideva con lo squattrinato Renoir. La vicinanza allo studio di Manet permise loro di confrontare le proprie idee con quelle di colui che già veniva considerato un maestro; in questo gruppo di ricerca di un nuovo linguaggio artistico furono coinvolte personalità apparentemente estranee, come lo scrittore Émile Zola  e il fotografo Nadar, che risultarono invece indispensabili ai fini della promozione dello stesso. Così, il Gruppo di Batignolles, si evolse nel 1874 nella “Società Anonima Cooperativa di pittori, scultori, incisori e litografi”, che nell’aprile dell’anno successivo, poté esporre le proprie opere in una mostra ospitata nello studio di Nadar, dando il via al riconoscimento del fenomeno impressionista.

img.2 -Batignolles

Henri Fantin- Latour, Il gruppo di Batignolles (1870, olio su tela, Parigi, Musée d’Orsay), preziosa testimonianza anche a livello ritrattistico. Bazille è facilmente riconoscibile nei quadri per la sua sovrastante altezza, qui è la figura in primo piano all’estrema destra.

Com’era la pittura di Bazille? Mostrò subito insofferenza verso gli stereotipi pretesi dall’Accademia, come riassume una sua frase riportata da Renoir: “Le grandi composizioni classiche appartengono ormai al passato. Lo spettacolo della vita quotidiana è più appassionante”. La sua opera ama la calda luce del sud, che imprime forti chiaroscuri che scolpiscono la figura, e spesso impiega come modelli i propri famigliari, riuscendo nell’intento di integrarli agli ambienti esterni, come si può ammirare nei bellissimi Riunione di famiglia del 1867 e ne Il vestito rosa del 1864.

img. 3- Vestito rosa

Jean Frédéric Bazille, Il vestito rosa o Veduta di Castelnau-le-Lez (1864, olio su tela, Parigi Musée d’Orsay)

Oltre ai familiari, Bazille amò raffigurare i suoi amici. Al Musée d’Orsay è presente una coppia di ritratti del 1867, nei quali Renoir e Bazille si raffigurano reciprocamente. La prova di Bazille appare più spontanea e informale per quanto riguarda la posa del giovane Renoir, con i piedi sulla sedia e colto mentre osserva assorto qualcosa fuori dalla nostra vista.

Img. 4 Renoir

Jean Frédéric Bazille, Pierre-Auguste Renoir (1867, olio su tela, Parigi, Musée d’Orsay)

La stessa immediatezza nella resa delle figure connota la sua ultima opera, L’atelier de la rue La Condamine, che ci offre la possibilità di comprendere come si svolgevano le dinamiche del gruppo, e ci rende noto il suo generoso ruolo di acquirente delle opere dei compagni più spiantati, come Monet e Renoir (in questo quadro appese alle pareti dell’atelier), per permettere loro di portare avanti la loro arte in maniera dignitosa. È significativo sapere che l’intervento di Manet in questo quadro consiste proprio nel raffigurare lo stesso Bazille, appoggiato alla grande tela sul cavalletto. La morte prematura, avvenuta in battaglia pochi mesi dopo, rende di diritto quest’opera il suo testamento artistico.

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Jean Frédéric Bazille, Edouard Manet, L’atelier de la rue La Condamine (1870, olio su tela, Parigi, Musée d’Orsay)

Proveniente da una famiglia molto agiata e che vantava come ascendente il pittore rococò Fragonard, Berthe Morisot (1841-1895) fu tra le poche donne che produssero ed esposero opere impressioniste. Nella sua formazione, poté contare sull’insegnamento di grandi maestri del tempo, come Corot e, in seguito, Manet, per il quale fece da modella in undici tele. Bisogna ricordare che all’epoca veniva ritenuto molto disdicevole intraprendere la professione di pittrice. Ma la Morisot (che era consapevole del suo talento), completamente conquistata dalla novità portata avanti dagli impressionisti e ormai ben inserita nei loro salotti, decise di affrontare i giudizi negativi rivolti alla sua arte, che venivano formulati dai detrattori del nuovo stile rimarcando, nel suo caso, la sua condizione di donna. Fu l’unica tra le esponenti femminili ad esporre pressoché a tutte le mostre impressioniste, finanziando, assieme al marito Eugène Manet, fratello del più famoso Edouard, l’ultima edizione nel 1886. In più accolse nella sua casa non solo colleghi pittori, ma anche scrittori all’apice del successo, come Émile Zola e Stéphane Mallarmé. A quest’ultimo, in punto di morte (dopo che un’improvvisa polmonite aggravò la malattia che la colpì agli inizi del 1895), decise di affidare la cura della sua unica figlia, Julie, protagonista prediletta della sua arte.

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Pierre-Auguste Renoir, Julie Manet (1887, olio su tela, Parigi, Musée d’Orsay)

Come accennavo, lo status di donna nel suo tempo condizionò la scelta dei soggetti per i suoi quadri, in qualche modo non permettendole di fare molta pittura en plein air né di interessarsi a tematiche sociali alle quali, al contrario, si appassionò il suo amico e maestro Manet nell’ultima parte della sua carriera. Ripiegò quindi su scene intime, familiari, con protagoniste altre donne o bambini di estrazione borghese. Non fu certamente un tipo di pittura eseguita come passatempo: lo stile vicino a quello di Manet, dal quale desunse le pennellate fluide e l’impiego di una tavolozza molto chiara, le permisero di infondere un guizzo all’interno di situazioni  pacate.

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Berthe Morisot, Nascondino (1873, olio su tela, New York, Collezione Mrs. John Hay Whitney)

Per chi volesse approfondire il periodo impressionista e avere una panoramica dei suoi numerosi esponenti, ho trovato questo studio che mi è sembrato scorrevole ma approfondito al tempo stesso, con un’ottima bibliografia finale:

http://www.cultorweb.com/Impressionismo/i.html

Per quanto riguarda l’arte impressionista, è fondamentale vederla dal vivo. Nessuna fotografia riesce a mio avviso a restituire il senso del colore che è stato impiegato, la pastosità delle pennellate, le lumeggiature. Qui di seguito, riporto luoghi e date per poter ammirare dal vivo queste opere:

Dagli Impressionisti a Picasso. I capolavori del Detroit Institute of Arts, Genova, Palazzo Ducale, Appartamento del Doge, 25 settembre 2015 – 10 aprile 2016

http://www.palazzoducale.genova.it/dagli-impressionisti-a-picasso/

Dal Musée d’Orsay. Impressionisti tête à tête, Roma, Complesso del Vittoriano, Ala Brasini, 15 ottobre 2015 – 7 febbraio 2016

http://www.comunicareorganizzando.it/mostra/impressionisti-i-protagonisti/

Impressionisti e moderni. Capolavori dalla Phillips Collection di Washington, Roma, Palazzo delle Esposizioni, 16 ottobre 2015 – 14 febbraio 2016

http://www.palazzoesposizioni.it/categorie/mostra-impressionisti-e-moderni-capolavori-dalla-phillips-collection-di-washington

Monet. Dalle collezioni del Musée d’Orsay, Torino, GAM 2 ottobre 2015 – 31 gennaio 2016

http://www.mostramonet.it/presentazione-mostra-monet-torino.html

Pamela D’Andrea

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