Black Mass // Scott Cooper

L’ultima apparizione del divo Johnny Depp, al lido di Venezia per la presentazione di Black Mass, ha creato un vero e proprio delirio mediatico.

L’aspetto imbolsito, invecchiato del buon vecchio Johnny, ha davvero suscitato scalpore tra chi ricordava l’attore americano come uno dei principali sex symbol degli anni 90 (e non solo), che ha infiammato gli schermi di tutto il mondo, con personaggi bizzarri e complessi in opere che ormai fanno parte della storia del cinema. Ma da qualche tempo Johnny, non imbroccava il film giusto e la sua gloriosa e variegata carriera, sembrava destinata sull’inesorabile nonché affollatissimo viale del tramonto, in compagnia di altre star americane.

C’ha pensato il regista Scott Cooper, già autore dell’apprezzato “Crazy heart”, che ha regalato l’oscar come miglior attore a Jeff Bridges, a cucire su misura per lui, un ruolo destinato a riabilitare la sua carriera e a regalargli una seconda giovinezza cinematografica. Ora Cooper, pur essendo un dignitoso regista, non possiede il genio di  Martin Scorsese o  Francis Ford Coppola e proprio per questo il film a tutti gli effetti diventa il film di Johnny Depp.

La storia (vera) del criminale Jimmy Bulger, ambientata a Boston a metà degli anni 70 fino ai giorni nostri, non presenta nulla d’innovativo, rispetto ad altri corposi gangster movie, anzi la si potrebbe definire quasi sotto tono, anche se sono presenti tutti gli elementi del genere. La particolarità risiede proprio nell’amicizia tra Jimmy, considerato all’inizio un “pesce piccolo” di cui non preoccuparsi e John Connolly agente dell’FBI con cui ha condiviso un’infanzia turbolenta. Grazie a questa copertura e al sedicente ruolo d’informatore che Connolly gli propone, Jimmy può agire indisturbato e diventare in pochi anni uno dei più temuti gangster americani.

Depp aderisce al personaggio in modo empatico e convincente, rendendo credibile anche il sua aspetto, caratterizzato da due occhi di ghiaccio, che lo rendono simile ad un alieno. Il film, si lascia vedere, anche grazie ad un ritmo che resta sempre alto e a personaggi di contorno, che rendono il tutto comunque sia coinvolgente. Certo senza Johnny, sarebbe presto dimenticabile, ma proprio la sua presenza infonde alla storia una malinconia tangibile, da cui ci si lascia piacevolmente persuadere.

Laura Pozzi

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