Il Giardino dei Tarocchi: dove l’eccentrico incontra l’esoterismo

Bentornati nella nostra rubrica d’arte. A mio parere ritengo che per una personalità creativa la possibilità di poter disporre di un proprio pezzo di terreno sul quale, lasciando a briglie sciolte la propria fantasia, dare vita a strutture ed edifici che raccontano il proprio percorso, i propri gusti maturati con il tempo, a volte da interpretare come una sorta di testamento, sia un bellissimo sogno. Ma pochi hanno avuto la fortuna e la perseveranza di realizzare la propria ambizione e lasciare il segno. Sicuramente la protagonista di questa settimana rientra in questa categoria.

Il Giardino dei Tarocchi non è stato concepito dalla sua autrice solo come parco per stupire i propri ospiti, ma racconta la sua storia, ospita le sue considerazioni, permette di leggere tra le righe i suoi sentimenti nei riguardi della vita e delle persone che l’hanno aiutata nella realizzazione di questo progetto visionario.

In tanti non conoscono il Giardino dei Tarocchi, che si presenta come un’esplosione di colori incastonata a sorpresa tra gli ameni paesaggi della bassa Maremma toscana. In tanti non si aspettano che a concepire e realizzare il tutto ci sia stata una donna dall’aspetto diafano, una straniera, che con il suo bagaglio di esperienze si riteneva cittadina del mondo. La sua era una visione della vita senza limiti né confini, portava avanti un’arte caratterizzata da una potente e sfrontata joie de vivre tramite la quale aveva deciso di affrontare i suoi demoni interiori.

Img. 2 - Niki

Niki de Saint Phalle accanto ad una sua opera nel 1983

L’irrequietezza fu uno dei tratti del carattere di Niki de Saint Phalle (1930-2002) che emerse fin dall’infanzia. Nata vicino a Parigi in una famiglia altolocata con ascendenti nobiliari, crebbe a New York, a seguito dei problemi finanziari derivati dalla crisi del 1929 sul lavoro del padre, banchiere. Frequenti furono i viaggi che la portarono in Europa, permettendole di aprire i suoi orizzonti e facendole sviluppare la sua inclinazione per le lingue. Le sue prime passioni culturali furono rivolte verso il teatro (avrebbe voluto essere un’attrice) e la letteratura. Una violenta crisi nervosa la colpì nel 1953 determinando il suo ricovero in una clinica di Nizza. In questa occasione emersero i ricordi dell’abuso subito dal padre quando era appena adolescente e scoprì il potere terapeutico della pittura, cui decise di dedicarsi a tempo pieno. Tracce di questa elaborazione dell’abuso si trovano nelle performances che portarono alla ribalta internazionale la sua arte nei primi anni Sessanta: i Tiri, o Shooting paintings, spettacoli artistici in cui l’artista sparava con la carabina contro dei rilievi in gesso, a volte sagome di figure maschili, nel cui interno erano collocati dei sacchetti di colore, che una volta colpiti, esplodevano e colavano sulla sagoma.

Img. 3 - tiri

Niki de Saint Phalle ripresa durante una sessione di Shooting painting

Pochi anni dopo, probabilmente esaurita la fase destruens di questi dolorosi ricordi, decise di rivolgere le sue attenzioni al concetto del femminile, visto come dimensione positiva, vitale. Niki decise di esaltarne la figura e creò delle sculture in poliestere riconoscibilissime, le cosiddette Nanas. Una delle prime interpretazioni di questo suo soggetto ricorrente fu la colossale statua realizzata in collaborazione con il secondo marito, l’artista svizzero Jean Tinguely e Per Olof Ultvedt, denominata Hon/Elle. Raffigura una enorme Nana incinta distesa sulla schiena come in procinto di partorire, nella quale i visitatori possono accedere passando dalla vagina. Al suo interno si trovavano delle sale che ospitavano i meccanismi assemblati da Tinguely. La caratteristica dell’abitabilità di queste statue ritornò nel progetto del Giardino, nel quale alcune figure sono grandi a sufficienza per ospitare degli ambienti. La più imponente è sicuramente la scultura dell’Imperatrice-Sfinge, all’interno della quale l’artista decise di abitare durante il periodo in cui realizzò il Parco. Si presenta come una piccola casa dotata di tutti i comfort, dal bagno alla cucina attrezzata, nel cui interno viene ripresa la tecnica del mosaico di specchi che riveste l’esterno di numerose statue ospitate nel parco.

Img. 4- casa

Giardino dei Tarocchi, interno della statua dell’Imperatrice

Torniamo a parlare del Giardino per capire in che modo ne è stato concepito il progetto. Niki de Saint Phalle durante gli anni era rimasta affascinata dalla visita a parchi o costruzioni dove si creasse un connubio fra arte, architettura e natura. Ha sempre palesato la sua ammirazione e il suo omaggio verso le antecedenti tipologie con cui il suo Parco si confronta: il Parco dei Mostri nella relativamente vicina Bomarzo, il Palazzo Ideale creato dal postino francese Ferdinand Cheval, Parc Güell di Antoni Gaudì e le Torri di Simon Rodia a Los Angeles. Il suo desiderio era quello di poterne creare uno, e il fortunato incontro nel 1974, con un’amante dell’arte quale Marella Caracciolo Agnelli, le permise di disporre di un terreno di proprietà della famiglia Caracciolo sul quale concretizzare il suo progetto.

La realizzazione del parco impiegò circa diciassette anni (fu completato nel 1996), il costo dell’opera si stima ammontasse a circa dieci miliardi di lire interamente finanziati dall’artista, ricavati dai proventi di libri, film e addirittura una linea di profumi.

Il soggetto scelto come filo conduttore sono le ventidue carte degli Arcani maggiori dei Tarocchi, figure suggestive ed esoteriche di cui penso sia giusto non fornire troppe spiegazioni per poter cogliere, durante la visita, le proprie personali impressioni. Anche le riflessioni della de Saint Phalle su temi quali la maternità, il concetto di nascita-rinascita, sul ricordo degli affetti sono presenti ma non viziano il percorso di visita e la godibilità del posto. L’unica eccezione è offerta dalla rappresentazione dell’Albero della vita, costituito da un grosso tronco cavo e che vede al posto dei rami dei serpenti rivolti in tutte le direzioni. La superficie della scultura è interamente ricoperta di mosaici di ceramica che riferiscono i pensieri dell’artista e raccontano, nel pannello chiamato “My love”, il suo rapporto con il coprotagonista di questa avventura, il marito Tinguely. All’interno è ospitata la figura dell’Impiccato, da intendere come un invito a vedere le situazioni da una prospettiva nuova.

img. 5 - albero della vita

Giardino dei Tarocchi, Albero della Vita con visibile il pannello “My love”

Come vennero create queste opere? In maniera analoga al lavoro che de Saint Phalle faceva con le sue sculture in poliestere, peraltro presenti nel parco. Ma per quelle di dimensioni colossali si usò un telaio realizzato con il tondino di ferro, sagomato e intrecciato in modo da creare uno scheletro, inglobato poi dal cemento che veniva rivestito con un mosaico ceramico o di specchi. Tanti furono gli artigiani locali coinvolti, che contribuirono a personalizzare ogni singolo tassello.

Img. 6- costruzione

Giardino dei Tarocchi, fasi della realizzazione dell’Imperatrice

Risulta fondamentale la valenza che de Saint Phalle affidava al colore, spesso carico e accostato agli altri in maniera ardita. Ricorrono i rossi e i verdi, forieri di massaggi legati alla vitalità e alla forza generatrice, il blu rimanda a suggestioni di profondità di pensiero, il bianco alla purezza e il nero porta con sé i dolori del mondo.

img. 7- piazzetta

Giardino dei Tarocchi, particolare delle colonne della Piazzetta

Può considerarsi, a buon diritto, l’opera della vita di Niki de Saint Phalle. Non solo per l’aspetto profondamente autobiografico, ma perché le lunghe sessioni di lavoro del poliestere hanno comportato, per via delle esalazioni sprigionate dal materiale, ricorrenti crisi respiratorie, che nel 2002 hanno determinato la sua morte.

Prima di lasciarvi i consueti riferimenti per una visita, vorrei far presente che in loco non dispongono di una brochure o una piccola guida agevole del Parco, che, pur volendo comprendere eventuali spiegazioni a questa scelta quali il “fattore sorpresa” non permettono di cogliere molte sfumature. Perché questo parco parla, e molto. Quindi consiglio di prendere i riferimenti necessari dal loro sito, sfruttando soprattutto la mappa interattiva:

http://ilgiardinodeitarocchi.it

Spulciando nella rete ho trovato questo racconto fatto dalla stessa de Saint Phalle. Credo fortemente che, ove possibile, sia molto importante confrontarsi direttamente con le parole di un artista per capire meglio il suo processo creativo.

http://www.arte.rai.it/articoli/il-giardino-dei-tarocchi-di-niki-de-saint-phalle/19968/default.aspx

Pamela D’Andrea

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