Giotto, le figure tornano ad essere “umane”

 Locandina della mostra “Giotto, l’Italia”

Bentornati nella nostra rubrica d’arte. Gli eventi culturali riconducibili all’Expo milanese stanno per volgere al termine, ma per tenere l’attenzione ancora alta, dopo il lusinghiero successo della mostra su Leonardo da Vinci, si è deciso di proporre un altro grande nome: Giotto di Bondone (1267-1337) il pittore che, nel suo campo, si ritiene abbia avuto un ruolo analogo a quello che Dante Alighieri svolse per la lingua italiana.

Spesso, per riassumere la rivoluzionaria portata della sua arte, si propone la definizione coniata un secolo dopo da Cennino Cennini:“… rimutò l’arte del dipingere dal greco in latino e ridusse al moderno”. Infatti con l’opera di Giotto si assiste al decisivo cambio di passo nei confronti di come doveva risolversi il problema della resa dello spazio occupato dagli edifici e dalle figure. Il suo senso della prospettiva era ancora di tipo empirico, ottenuto tramite la contrapposizione di spazi pieni e vuoti. Il pieno sviluppo di questa intuizione avverrà con l’arte rinascimentale, di cui Giotto può considerarsi a tutti gli effetti un apripista.

Ora bisogna fare un passo indietro e ricordare che il tipo di pittura che era maggiormente diffusa sul territorio italiano alla fine del Duecento aveva pesanti debiti nei confronti dell’arte bizantina, che aveva completamente dimenticato in quale modo riprodurre la volumetria dei corpi, poiché era interessata piuttosto a rappresentare la realtà trascendente. In questo modo edifici e figure apparivano spesso appiattiti e sospesi in uno spazio astratto, generalmente dal fondo dorato, per restituire il senso della luce divina che doveva pervadere la scena.

Ma alcuni fatti storici, apparentemente slegati al mondo dell’arte, costrinsero quest’ultima a ripensarsi sotto una forma nuova che rispondesse alle nascenti istanze che si stavano proponendo. Tra queste novità, l’affermazione dell’ordine francescano, che non disponeva di ingenti cifre per decorare interamente a mosaico con tessere dorate i luoghi di culto che in quegli anni stava facendo costruire. Così si recuperò la tecnica dell’affresco, in cui Giotto con la sua bottega eccelse, tanto da ricevere numerose commissioni nelle corti più importanti d’Italia. E i suoi cicli pittorici lasciano ancora senza parole per la naturalezza con cui sono stati creati gli scenari, finalmente tornati ad essere verosimili, e per la spontaneità dei movimenti e dei sentimenti dei personaggi che popolano le storie.

Questo è anche il motivo per il quale nella mostra in corso sono esposte solo quattordici opere. La maggior parte della produzione pittorica di Giotto consiste in affreschi, quindi da ammirare in situ. Gli esempi presenti nella mostra, tra i quali sono presenti grandi polittici, ci fanno apprezzare il Giotto pittore su tavola. Qualche differenza è immediatamente percepibile: lo stile sembra meno spontaneo, con molta probabilità perché nel realizzare queste pale di altare dovette attenersi alle richieste dei committenti, ancora fortemente legati alla pittura tradizionale. Quindi le figure si stagliano ancora sul fondo oro, ma appaiono le prime soluzioni innovative (apprezzabili soprattutto nell’impianto architettonico in cui ospitare le raffigurazioni) desunte dai fruttuosi incontri con grandi artisti del tempo del calibro di Nicola Pisano e Arnolfo di Cambio, entrambi architetti e scultori.

Ad esempio, nella pala giovanile con la Madonna in trono della chiesa di San Giorgio alla Costa, eseguita in un periodo vicino al lavoro per il ciclo francescano di Assisi (1295 ca.), si intravede il trono in marmo anziché ligneo, decorato con sottili motivi cosmateschi e con la cuspide a gâbles di gusto marcatamente gotico. La Madonna, la cui resa volumetrica la rende più reale, stabilisce un contatto visivo con lo spettatore, due sottili ciocche bionde sporgono dalla cuffietta e anche il Bambino, nell’appoggiare un piedino sul ginocchio della madre, restituisce un aspetto più quotidiano e meno ieratico. Alle loro spalle, ancora raffigurati in scala minore per mantenere le proporzioni gerarchiche, ci sono due angeli. La tavola con molta probabilità era cuspidata, ma in epoca tardo barocca venne segata per inserirla in una cornice del periodo.

Img. 2 - Madonna S. Giorgio (credit Art Post blog

Giotto di Bondone, Madonna in trono di San Giorgio alla Costa (1295ca., tempera e oro su tavola, 180×90 cm, Firenze, Museo Diocesano di Santo Stefano al Ponte)

Un ulteriore passo avanti verso un umanizzazione dei gesti dei personaggi si può osservare nel Polittico di Badia. Qui la Madonna tiene per mano il figlio che le sorride mentre le tira la tunica. I quattro santi che la affiancano (da sinistra a destra, San Nicola, San Giovanni Evangelista, San Pietro e San Benedetto), uno per scomparto, hanno espressioni più serie, come a voler accentuare la monumentalità con cui finalmente venivano rappresentati. Anche se probabilmente i due santi nella parte sinistra potrebbero essere stati eseguiti da aiuti, si nota la volontà di rappresentare la consistenza volumetrica delle figure facendole voltare leggermente su loro stesse. Qui si consolida il gusto di inserire le figure in una finta architettura con archi trilobati, desunti dalle soluzioni di Nicola Pisano.

Img. 3 - Polittico Badia

Giotto di Bondone, Polittico di Badia (1301-1304, tempera e oro su tavola, 142x337cm, Firenze, Galleria degli Uffizi)

Il Polittico Stefaneschi, commissionato dal cardinale omonimo, richiamò Giotto a Roma per un nuovo prestigioso incarico, che prevedeva l’esecuzione della pala destinata all’altar maggiore in San Pietro e la decorazione la tribuna dell’abside con un ciclo di affreschi i quali, come per i mosaici con la scena della Navicella, eseguiti su suo disegno, andarono perduti durante la costruzione della nuova basilica a partire dal Cinquecento. Il progetto decorativo è sicuramente riconducibile a lui, ma nell’esecuzione si fece aiutare da artisti della sua bottega, che operarono sotto la sua supervisione. È dipinto su entrambi i lati, nel recto presenta al centro una Maestà, con il Cristo in trono attorniato da angeli e con ai piedi un offerente, con alta probabilità lo stesso cardinal Stefaneschi; i pannelli laterali ospitano le scene dei martirii di San Pietro e San Paolo. Nelle predelle sottostanti, si riconoscono una Madonna in trono col Bambino affiancata da angeli e dagli Apostoli. Le tavole sono dipinte anche sul retro, e la decorazione è dedicata alla carica papale, con un San Pietro assiso sul trono e affiancato da angeli e offerenti (nuovamente il cardinale e papa Celestino V), nel pannello sinistro San Giacomo e San Paolo e nel pannello destro Sant’Andrea e San Giovanni Evangelista. Dato l’alto prestigio della commissione e la sua destinazione, assistiamo ad un impianto decorativo estremamente curato, una gamma cromatica molto varia ma anche una certa compostezza, per non dire rigidità delle posture. Si doveva dare la precedenza alla solennità delle scene e alla riconoscibilità dei personaggi. Quindi questo cambiamento di stile e impianto compositivo non deve essere visto come un’involuzione, ma come esempio della versatilità del pittore per rispondere meglio alle aspettative dei committenti.

Img. 4- Polittico Stefaneschi

Giotto di Bondone, Polittico Stefaneschi, recto (1320 ca., tempera e oro su tavola, 220×245 cm, Città del Vaticano, Pinacoteca Vaticana)

Un altro, mirabile polittico presente in mostra è il Polittico Baroncelli, ospitato nella cappella che la famiglia aveva fatto decorare in Santa Croce. Ci troveremo di fronte ad un evento: dopo essere stata segata per adattarla ad una cornice quattrocentesca, operazione nella quale venne tolta la cimasa con la figura del Padre Eterno questa, ora custodita nella Timken Art Gallery di San Diego in California, è stata concessa in prestito in occasione della mostra, permettendo un temporaneo “ricongiungimento”.

Img. 5- Polittico Baroncelli

Giotto di Bondone, Polittico Baroncelli (1328 ca. tempera e oro su tavola, 185×323 cm, Firenze, Basilica di Santa Croce)

La scena raffigurata nel polittico è un’affollatissima Incoronazione della Vergine con Angeli e Santi in gloria. Anche qui si sacrificano le novità di resa volumetrica delle figure a favore della varietà cromatica e dell’orchestrazione compatta delle numerose figure. Gli studiosi parlano di una qualità della pittura molto alta per i pannelli principali, mentre le figure minori nelle predelle sono state realizzate dalla bottega.

Img. 6- Eterno

Giotto di Bondone, Eterno e angeli, cimasa del pannello centrale del Polittico Baroncelli (76,2×71,1 cm)

L’opera del periodo più maturo presente in mostra è il Polittico di Bologna, proveniente dalla chiesa di Santa Maria degli Angeli, finita di costruire pochi anni prima e per la quale si volle chiamare ad operare colui che era già considerato il più grande artista sulla piazza. Si pensa che Giotto non abbia soggiornato a Bologna durante la sua realizzazione, che peraltro vede l’impiego esteso di aiuti, i quali si sono attenuti a seguire la progettazione e il disegno realizzati dal maestro.

img. 7- Polittico Bologna

Giotto di Bondone e aiuti, Polittico di Bologna (1330-1334 ca., tempera e oro su tavola, 91×340 cm, Bologna, Pinacoteca Nazionale)

Il risultato mostra un’esecuzione caratterizzata da discontinuità stilistica. I cinque pannelli ospitano ciascuno una figura. Al centro, una Maestà che riprende il modello compositivo della più celebre Maestà di Ognissanti; il volto della Madonna non somiglia a quelli eseguiti solitamente dal maestro, ma si accosta al gusto “padano”, forse richiesto dalla committenza, da intendersi come un’ulteriore testimonianza di come Giotto fosse disposto ad adeguare la propria inventiva per accontentare i mandatari, senza rinunciare all’inserimento di qualche novità stilistica. Soprattutto nei due Arcangeli posti nei pannelli più vicini alla Madonna in trono si assiste al desiderio di dare una maggior varietà alle pose  e la restituzione della tridimensionalità.

Giotto è il classico grande nome di cui la maggior parte del pubblico pensa di conoscere gran parte della sua produzione. Ma la sua lunga carriera gli ha permesso di partecipare, soprattutto nel ruolo di capo bottega, ad un numero consistente di commissioni, molte di queste poco conosciute. E rare sono le occasioni che riuniscono così tante opere che portano la sua firma. Quindi, fornisco le indicazioni per pianificare una vistita:

Giotto, l’Italia, Milano, Palazzo Reale 2 settembre 2015-10 gennaio 2016

http://www.mostragiottoitalia.it/it/home.html

Pamela D’Andrea

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