Il percorso arabo – normanno di Palermo, Monreale e Cefalù: la nostra 51esima perla

Palermo, Palazzo della Zisa, Sala della Fontana

Bentornati nella nostra rubrica d’arte. La notizia è ancora abbastanza fresca e merita un approfondimento: l’Unesco, l’agenzia specializzata dell’ONU creata per promuovere la pace e la comprensione tra i popoli mediante la cultura, la scienza e l’informazione, ha recentemente promosso a bene patrimonio dell’Umanità un gruppo di monumenti siciliani riuniti nella dicitura di “percorso arabo-normanno” per il caratteristico stile che li accomuna. Si tratta del cinquantunesimo sito italiano che ottiene questo riconoscimento, confermando l’Italia come nazione con il maggior numero di beni di interesse mondiale.

Il percorso arabo-normanno si compone di undici monumenti, comprendenti esempi di edilizia civile e religiosa, nove si trovano a Palermo (la Cattedrale, la chiesa di San Giovanni degli Eremiti, la chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio o della Martorana, la chiesa di San Cataldo, il Palazzo Reale, la Cappella Palatina, il palazzo della Zisa, il palazzo della Cuba, il Ponte dell’Ammiraglio), i restanti due sono la Cattedrale e il chiostro di Cefalù e il Duomo e il chiostro di Monreale.

Nell’impossibilità di poter descrivere dettagliatamente ogni singolo monumento, vorrei puntare l’attenzione sulle premesse culturali che hanno permesso la creazione di tale unità stilistica, le sue peculiarità e le differenze, perché ad un occhio poco attento architetture o mosaici possono sembrare talmente simili da essere confusi e scambiati.

La Sicilia, per la sua posizione strategica all’interno del bacino del Mediterraneo, è sempre stata un crocevia di popoli e culture e percepita come un possedimento di alto valore strategico da parte dei suoi invasori. Quindi la sua storia, specie in epoca medievale, ha visto un discreto avvicendarsi di occupanti venuti anche da molto lontano, come i Normanni, che sconfissero e soppiantarono l’allora presente emirato fatimide. La dinastia normanna degli Altavilla trovò un’isola che beneficiava del buon governo attuato dai musulmani, in cui il sistema amministrativo, fiscale ed economico aveva fatto rifiorire i commerci e, nella dissoluzione del sistema latifondista e dell’abbandono delle monoculture, si arricchì di nuove coltivazioni, garantendo maggior varietà nella merce di scambio. Inoltre erano diffusi circoli letterari e venivano incoraggiate le ricerche scientifiche. Gli Altavilla, pur richiedendo la conversione della popolazione al Cristianesimo romano, ebbero l’intelligenza di riconoscere la bravura dei predecessori e decisero di assorbire la civiltà araba, creando una società multietnica contraddistinta dalla tolleranza religiosa.

Specchio di questo virtuoso esempio di sincretismo sono proprio i monumenti protagonisti di questa puntata. C’è da precisare che non sono rimaste tracce dell’architettura sia civile che religiosa realizzate sotto la dominazione musulmana, fatte abbattere dagli stessi Normanni per creare al loro posto i loro edifici. Ma gli architetti chiamati a realizzare queste riedificazioni attinsero a piene mani dalle soluzioni arabe, sia utilizzando gli stilemi dell’epoca fatimide, sia impiegando le suggestioni siro-bizantine negli elementi decorativi.

Il primo edificio rimaneggiato per conformarlo al gusto dei nuovi regnanti fu il Palazzo Reale o dei Normanni, la più antica residenza reale d’Europa. Risulta essere un insieme di edifici unificati dallo stile, e attualmente comprendono anche le aggiunte eseguite tra il XVI e il XVII secolo. Dell’epoca normanna rimangono le due torri quadrangolari dette Torre Pisana e Torre della Gioaria e la Cappella Palatina. Quest’ultima, voluta da Ruggero II come chiesa della famiglia reale, lascia letteralmente a bocca aperta per la sontuosità delle decorazioni, anticipandoci lo sfarzo che si volle dare agli edifici di culto costruiti a partire dal 1130. La decorazione musiva su fondo oro fu eseguita da maestranze greco-bizantine e tappezza interamente le pareti; la pavimentazione, di tipo cosmatesco, vede ripetersi degli intrecci geometrici. Alzando gli occhi al soffitto ligneo, si può ammirare la splendida soluzione ad alveoli intagliati e decorati con scene di corte alternati a stalattiti: è la decorazione a muqarnas, capolavoro di carpenteria islamica.

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Palermo, Cappella Palatina, particolari della decorazione musiva e del soffitto a muqarnas

Se il Palazzo Reale era la sede governativa, i due palazzi della Zisa (la “Splendida”) e la Cuba (la “Cupola”, del 1180) facevano parte di un circuito di residenze estive  atte allo svago (i Solatia Regi) inserite nel parco reale, il Genoardo, che si estendeva fuori dalle mura cittadine. Ovviamente il tipo di ambientazione in cui erano inserite non esiste più, e questo risulta particolarmente evidente per la Cuba, che appare inspiegabilmente come sopraelevata, perché un tempo emergeva da un bacino d’acqua, il quale era circondato da un giardino lussureggiante. Ispirato dalla bellezza del posto, Boccaccio ambientò qui una delle novelle del suo Decameron.

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Palermo, Palazzo della Cuba

La Zisa, realizzata tra il 1165 e il 1175, mantiene le aspettative legate alla sua denominazione: si presenta come un imponente edificio rettangolare, perfettamente stereometrico, sviluppato su tre piani. Il suo architetto, sicuramente di cultura islamica, orientò la costruzione per far sì che potesse ricevere le brezze marine per dar sollievo ai suoi ospiti, e inoltre la costruì inglobando la sorgente d’acqua del Gabriele facendola sgorgare appositamente nella Sala della fontana al pianterreno. Anche le vasche delle peschiere collocate di fronte all’ingresso, alimentate dalla stessa sorgente, contribuivano a dare frescura.

Caraterizzate da peculiari cupole rosse, colore ripristinato dai restauri filologici compiuti dall’architetto Giuseppe Patricolo nel 1880, sono le chiese di San Giovanni degli Eremiti (1130-48) e San Cataldo (1154), accomunati dalla struttura con volumi semplici e squadrati, dalla scelta di lasciarle senza decorazione, il che regala una dimensione del culto più intimistica, dalla presenza di tre absidi e dalle finestre con ghiere traforate. Alla Chiesa di San Giovanni degli Eremiti si accede da un piccolo chiostro con archi acuti e colonnine binate, che richiamano in piccolo la soluzione adottata per il chiostro di Monreale.

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Palermo, chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio e chiesa di San Cataldo

Accanto alla chiesa di San Cataldo sorge la chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, commissionata nel 1143 da Giorgio di Antiochia, ammiraglio al servizio di Ruggero II. Fu sottoposta a numerose manomissioni, evidenti soprattutto nella facciata. Ciò che rimane di epoca normanna sono la struttura quadrata con cupola sorretta da quattro arconi a sesto acuto, il campanile e la bella decorazione musiva che si è conservata lungo le pareti superiori (realizzata tra il 1143 e il 1151) nella quale si ravvisa l’opera di mosaicisti vicini allo stile del santuario attico di Dafni e ritenuta la più antica decorazione in stile bizantino presente in Sicilia.

Giorgio d’Antiochia fece costruire anche il Ponte dell’Ammiraglio (1125-1131), dove l’impiego di archi a sesto molto acuto (di influenza islamica) permetteva di sopportare il passaggio di carichi molto pesanti. Attualmente sotto il ponte non scorre più il fiume Oreto, deviato nel 1938 a causa dei continui straripamenti; al suo posto si estende un piacevole giardino.

Cefalù, Duomo, Cristo Pantocratore

Cefalù, Duomo, Cristo Pantocratore

Infine, ben lontane dal circuito cittadino, troviamo il Duomo di Cefalù e quello di Monreale, con gli annessi chiostri.

Il re Ruggero II nel far costruire il duomo a Cefalù, intendeva adibirlo a mausoleo del suo casato. Ma i suoi propositi furono disattesi perché al momento della sua morte la chiesa non era stata ancora completata. Basta questa informazione per poter capire quale cura e magnificenza erano stati richiesti nella costruzione e in particolare nella decorazione musiva nel presbiterio, forse l’esempio più alto di mosaico bizantino presente in Sicilia. Per la sua esecuzione furono chiamati maestri costantinopolitani che riuscirono ad inserire il ciclo decorativo di tipo orientale, con la figura del Cristo Pantocratore a dominare su tutto, in uno spazio più vicino ai gusti nordici del committente. Una dicitura epigrafica data questo lavoro al 1148.

Il chiostro, di cui si conservano solo le corsie sud ed ovest,  si caratterizza per la presenza di capitelli figurati collocati sopra le colonnine binate.

Il duomo di Monreale fu fatto edificare a partire dal 1174 da re Guglielmo II come ex voto e con la volontà di renderlo a sua volta regio mausoleo sepolcrale. Contrariamente alle chiese edificate a Palermo, che spesso insistevano su strutture preesistenti, e come si vede anche a Cefalù, qui si è potuto esprimere uno stile più slegato dalle soluzioni islamiche e consapevole delle proprie radici nordiche. Quindi entrambe le chiese sembrano edifici fortificati, il cui portico d’accesso è inquadrato da due torri, come si vedeva nell’arte carolingia. Il duomo, rimaneggiato nei secoli, all’esterno ha conservato dell’epoca normanna solo la zona absidale, contraddistinta da una decorazione ad archi intrecciati e rosoni. All’interno si è completamente immersi nella calda luce dorata della strepitosa decorazione musiva che tappezza tutte le pareti e si dispiega sulla ragguardevole superficie di circa 6300mq. Il soggetto, escluso il Cristo Pantocratore dell’abside centrale, racconta numerosi episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento. E nel soffitto, torna la decorazione a muqarnas nella volta a crociera.

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Monreale, chiostro

Il duomo di Monreale è affiancato dal chiostro benedettino, di grandi dimensioni e dalla straordinaria sequenza di archi ogivali a doppia ghiera. I capitelli raffigurano scene bibliche, motivi fitomorfici e animali desunti dai bestiari medievali, le colonnine tortili binate sono decorate alternando quelle intagliate ad arabeschi con quelle intarsiate a mosaico. Questa piccola oasi ha ispirato artisti come Escher, che ne ha realizzato splendide incisioni.

Mi sembra superfluo, alla fine di questa panoramica, consigliarne la visita.

http://turismo.comune.palermo.it/history_det.php?id=74

Pamela D’Andrea

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