Castel del Monte: c’era una volta un re, anzi, un imperatore

Bentrovati nella nostra rubrica d’arte. Questa settimana desidero parlarvi di un’opera architettonica che non ha eguali nel mondo, un castello dalla particolare forma ottagonale che si staglia su una collina dominante la campagna circostante vicino alla città di Andria, in Puglia. Parliamo di Castel del Monte. Il nome deriva non dalla modesta altezza della collina su cui è stato eretto, ma dalla prossimità del castello alla chiesa di Sancta Maria de Monte, oggi scomparsa.

Fu commissionato dall’imperatore Federico II di Svevia (1194-1250), una delle personalità più affascinanti dell’epoca medievale. Uomo potente e carismatico, era, per nascita, l’erede di un impero vastissimo che assommava il Sacro Romano Impero (comprendente le corone di Germania, Italia e Borgogna) e, per essere l’ultimo discendente degli Altavilla, il regno normanno di Sicilia. Una volta divenuto adulto e quindi sottrattosi alla tutela di papa Innocenzo III, reclamò i titoli che gli spettavano. Faticò non poco per la conquista del titolo di Imperatore, avvenuta solo nel 1220, e trascorse i successivi trent’anni a gestire il suo sterminato regno con il supporto di una forte attività legislativa e un’amministrazione efficiente. La sua terra di elezione fu il nostro Meridione, poiché rimase molto legato alla corte palermitana in cui fu educato e trovò, nei suoi possedimenti pugliesi, il luogo prediletto dove esercitare le sue passioni, tra le quali c’era la caccia con il falcone. Per la sua ampia cultura (parlava sei lingue, tra cui l’arabo, era un valido letterato e un ottimo mecenate) venne soprannominato “Stupor mundi”, e nella sua corte dialogarono fra di loro le culture greca, latina, araba ed ebraica. Non a caso, si parla di “rinascimento federiciano” per indicare il forte e proficuo fermento culturale che ne scaturì, e che generò la scuola di poesia siciliana, il recupero e la diffusione delle opere di filosofi e scienziati arabi, l’approfondimento di materie scientifiche come l’astronomia e la matematica, la compilazione di trattati naturalistici dei quali uno, il “De arte venandi cum avibus” (“Sull’arte della caccia con gli uccelli”) redatto dall’imperatore stesso. In architettura l’arte federiciana si contraddistinse per un’intensa attività costruttiva di castelli e strutture di difesa che risultassero la sintesi di reminescenze delle imponenti strutture tardoantiche, di ricordi dei monasteri fortificati orientali visti nel viaggio in Terrasanta uniti alle nuove idee architettoniche veicolate dalle maestranze cistercensi francesi, che così fecero arrivare il gotico in Italia.

Img. 2 - Federico II

Statua di Federico II all’ingresso del Palazzo Reale di Napoli

La costruzione di Castel del Monte rientrò in questa politica di controllo del territorio. Tendo a dare ragione a chi parla del 1240 come data di disposizione dell’inizio dei lavori per la sua erezione, e non del suo completamento. Rimane misteriosa la reale destinazione d’uso del castello. La sua denominazione indicherebbe una destinazione militare, quindi apparterrebbe alla rete castellare che Federico II volle creare per controllare in modo capillare i suoi possedimenti. Ma l’assenza di un fossato, del ponte levatoio e delle caditoie portano ad escludere questo specifico utilizzo. Non dovrebbe essere stata neanche una residenza di caccia, poiché non vi è traccia di locali adibiti a stalle e di altri ambienti tipici per questa destinazione. È invece chiara la sua funzione di rappresentanza, desumibile dalla cura dei dettagli scultorei che decoravano le sale (e in gran parte andati perduti), della presenza di camini per riscaldare gli ambienti e di stanze da bagno. Probabilmente però il castello non fu completato per la sopraggiunta morte dell’imperatore nel 1250.

L’uso più frequente al quale venne destinato fu invece quello di carcere, già dal 1246. E quando decadde la dinastia sveva, pochi anni dopo la morte di Federico II, qui vi imprigionarono i suoi nipoti. A partire dal XVII secolo seguì un lungo periodo di oblio, fu il rifugio di pastori, briganti e profughi politici e nel frattempo si assistette alla spoliazione delle decorazioni e dei mosaici, tanto da arrivare, al momento dell’acquisto da parte dello Stato italiano nel 1876, in condizioni estremamente precarie. Riconosciuto il valore del monumento, venne predisposto il restauro a partire dal 1879, volto innanzitutto ad arginare i danni esterni derivati dall’azione delle intemperie, per poi intervenire nella ricostruzione delle volte crollate e di altre parti pericolanti. Le difficili condizioni climatiche del sito, esposto a sensibili escursioni termiche e all’azione del vento, impongono azioni di restauro costanti dell’edificio.

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Sfatiamo immediatamente un mito: non è l’unico castello con pianta ottagonale esistente; ne troviamo altre testimonianze nel Medio Oriente islamico. Probabilmente l’ignoto architetto che lo concepì, o lo stesso Federico II, era a conoscenza della tradizione secondo la quale  in epoca romana le aule ottagonali erano riservate per gli edifici a uso imperiale. E questa considerazione mette d’accordo tutta la critica: Castel del Monte sicuramente era un monumento che doveva celebrare il potere imperiale, tanto che ad alcuni la sua peculiare forma ricordava la corona indossata dall’imperatore al momento della sua incoronazione.

La sua vera unicità sta nel fatto che l’ottagono è utilizzato per comporre tutte le parti del monumento: oltre al perimetro esterno, si conta il cortile ottagonale che un tempo conteneva una grande vasca con seduta interna sempre di forma ottagonale; in più, ad ogni vertice esterno, si innesta una torre a base ottagonale.

L’edificio si presenta imponente, completamente ricoperto di pietra calcarea locale che, a seconda della luce del giorno e delle condizioni atmosferiche, regala un effetto cromatico differente, che spazia dal bianco al rosa. L’uso della breccia corallina, di color rosso, era stata destinata agli elementi che incorniciavano le aperture (come nel grande portale che riproduceva un arco trionfale sormontato da un finto architrave cuspidato) e creava un piacevole contrasto. Infine, fu usato il marmo bianco per i dettagli decorativi delle sale e per impreziosire le finestre del piano superiore. Una sottile cornice marcapiano rivela la presenza dei due piani dell’edificio, divisi ciascuno in otto sale trapezoidali, di dimensioni simili ma dalle destinazioni differenti, che ci appaiono chiare se si considerano i comfort di cui erano dotate solo alcune di esse (la presenza dei camini per riscaldare l’ambiente, la prossimità con i servizi igienici ospitati in alcune torri, l’accesso al cortile interno). Le sale del piano inferiore prendevano la luce da finestre monofore a tutto sesto (ad eccezione delle pareti poste ad est e ad ovest, dove si aprivano i portali di accesso, rispettivamente il portale principale e quello di servizio). Al piano superiore, le finestre esterne sono tutte bifore (tranne quella della parete nord, che guarda in direzione della città di Andria ed è una trifora), per fornire una maggior luminosità e ariosità alle sale; solo tre sale hanno delle porte-finestre che si affacciano nel cortile interno. Questo particolare fa supporre che in passato ci fosse stato un ballatoio che permettesse il passaggio esterno evitando il percorso anulare obbligato disposto nelle sale.

Img. 4 - pianta

Castel del Monte, pianta del 1° piano

Come ho già accennato, l’interno ci appare molto spoglio se confrontato con la presumibile ricchezza degli apparati decorativi, confermata da pochi frammenti della pavimentazione a tarsie geometriche in marmo bianco e ardesia, sporadiche tracce di colore alle pareti delle sale del primo piano e pochissimi tasselli di mosaici. La copertura delle sale è stata pensata scomponendo la forma trapezoidale in un quadrato nel quale è presente una volta a crociera con costoloni (soluzione di matrice francese che per la prima volta compare in Puglia) affiancata da due triangoli piegati in semibotti ad ogiva. All’interno delle chiavi di volta di ciascuna sala sono presenti delle piccole sculture con volti ispirati alla mitologia o a figure simboliche. Un altro dettaglio che ci parla dell’attenzione al particolare decorativo si rintraccia nelle colonne sormontate da capitelli a motivo vegetale (costituiti da otto foglie).

Le otto torri espletavano funzioni di servizio, per questo erano illuminate solo da sottili feritoie. Tre di esse ospitavano le scale a chiocciola che davano l’accesso al piano superiore (solo una permetteva di arrivare anche sul tetto); in altre erano ospitati i servizi igienici (con lavabo e latrina, e annesso un piccolo locale per le abluzioni: Federico II ne aveva desunto l’uso dalle corti arabe); infine ci sono le torri che ospitavano le cisterne per raccogliere l’acqua piovana che convogliavano in una cisterna più grande posta sotto il cortile centrale.

castello

Castel del Monte, vista dal centro della corte interna.

Indubbiamente Castel del Monte è stato concepito per fornire un messaggio, sul quale si interrogano molti studiosi. La sua collocazione, così come il suo orientamento, non è casuale. Basti notare che la cosiddetta sala del trono è rivolta ad est, verso il sole nascente, e che l’altezza dell’edificio sembra studiata affinché la luce del sole illumini determinati punti del cortile interno in momenti particolari dell’anno, come nei solstizi e negli equinozi.  E anche il trovarsi al centro del cortile guardando verso il cielo, ci dà la sensazione di essere in fondo ad un pozzo, che, nella cultura medievale, suggeriva la simbologia del pozzo della conoscenza. Nulla sembra lasciato al caso, tutto concorre a renderlo un luogo fuori dal tempo, latore di un messaggio ancora indecifrabile, ma forse in questo risiede il suo fascino. E il mio solito consiglio è quello di andare ad esplorarlo, per trarre le proprie sensazioni e suggestioni. Qui i riferimenti per la visita:

http://www.casteldelmonte.beniculturali.it

 

Pamela D’Andrea

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