Mia madre // Nanni Moretti

Nanni Moretti e il cinema. Un legame indissolubile, quasi che l’uno non possa esistere senza l’altro. Ogni nuovo film, che porta la firma dell’ormai splendido sessantenne, è salutato come un evento e l’attesa e il mistero che accompagna l’uscita in sala, richiama pubblico e addetti ai lavori come un canto di sirena.

Un film di Moretti, non è mai semplicemente un film, ma è un qualcosa di più profondo, una sorta di epifania per lo stesso regista, che attraverso il linguaggio cinematografico, analizza se stesso e gli altri. Troppe volte accusato di egocentrismo (e non sempre a torto), nella sua ultima opera, si fa umilmente da parte e lascia che il suo predominante e a volte ingombrante ego, si carichi sulle spalle di un’intensa e sempre “sull’orlo di una crisi di nervi” Margherita Buy, che vive divisa tra la realizzazione del suo nuovo film e l’imminente scomparsa della madre affetta da una malattia cardiovascolare.

Dopo aver affrontato il dramma che segue l’improvvisa e inaspettata morte di un figlio, Moretti si concentra sulla figura dell’anziana genitrice, una donna colta ed elegante, che ha fatto della lingua latina la sua ragione di vita. I suoi figli, Giovanni (interpretato dallo stesso regista), di cui conosciamo pochi particolari e Margherita, s’incontrano quasi ogni giorno al suo capezzale e tentano di stabilire un rapporto a difesa del triste evento. Non sappiamo molto del loro passato in comune, perchè il tutto si svolge al presente, a parte i ricordi di Margherita che fanno troppo spesso capolino nella sua mente, innescando un corto circuito che manda in tilt la sua esistenza.

Significativa (e che da sola vale il prezzo del biglietto), la sequenza in cui, in uno dei suoi tanti viaggi nel passato, si ritrova all’uscita di un cinema (il mitico Capranichetta, ormai chiuso da anni come riprova del triste destino che accompagna la chiusura delle storiche sale cinematografiche romane) e scorrendo la fila che attende di entrare, incontra prima sua madre, poi Giovanni che la esorta per una volta a rompere uno dei suoi ducento e più schemi mentali e infine se stessa giovane, che discute con un ragazzo, perchè come la ammonisce il suo ex, a lei non sta mai bene niente.

Una riflessione sulla perdita quindi, non solo dei propri cari, ma anche un pò di noi stessi, di quello che siamo stati e di quello che volevamo essere, perchè arrivati a un certo punto della nostra vita i bilanci sono inevitabili e spesso dolorosi. Emblematico in questo caso, il personaggio di John Turturro che interpreta l’ attore protagonista del film di Margherita. Un uomo impossibile da gestire, che non riesce ad imparare quattro battute a memoria e che a un certo punto maledice il cinema, colpevole di averlo strappato ad una vita reale che non è mai riuscito ad assaporare. Con la morte della madre, Margherita, si trova sola con il suo domani al quale non sa dare un volto, ma solo uno sguardo smarrito che non prevede certezze.

Laura Pozzi

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