Sguardi divertiti e penetranti nella Camera degli Sposi a Mantova

Bentornati nella nostra rubrica d’arte. Anche questa settimana vorrei illustrarvi meglio un tesoro recentemente restituito ai visitatori dopo una chiusura durata tre anni. Si tratta di quella che è comunemente conosciuta come la Camera degli Sposi, la sala più famosa del Castello di San Giorgio di Mantova, che nel Rinascimento ospitava la corte dei Gonzaga.

Il nome con cui era definita dalle cronache antiche era Camera Picta, per la particolarità di essere completamente dipinta, dalle pareti al soffitto, con una tecnica mista che combinava la tempera all’affresco e a campiture date a secco. A realizzare questo capolavoro fu l’allora pittore di corte Andrea Mantegna, che lo realizzò nell’arco di nove anni, dal 1465 al 1474. La decorazione pensata da Mantegna cercò di sfruttare al meglio i limiti imposti dalla stanza (come le finestre e il grande camino nella parete nord) e si distinse per aver sfondato illusionisticamente lo spazio, ambientando parte delle scene in un’atmosfera en plein air.

Camera degli Sposi, Mantova

Camera degli Sposi, Mantova

Così vediamo le singole pareti scandite da tre aperture che culminano in lunette con festoni; nelle due pareti più buie (la est e la sud) compaiono solo finti tendaggi dorati, mentre nelle restanti due pareti lo spazio ospita due episodi che volevano celebrare il potere e i successi politici dei Gonzaga. Infatti, contrariamente a quello che lascerebbe intendere l’attuale nome dato a questa stanza, qui il marchese Ludovico II trattava affari pubblici e svolgeva udienze. Per questo i soggetti degli affreschi non rappresentavano scene di svago, ma raffiguravano ogni singolo componente di questa numerosa famiglia per tramandarne la memoria e l’importanza che rivestirono all’interno del loro casato.

La scena più antica, detta “della Corte” è quella ospitata nella parete nord, in qualche modo un po’ costretta negli spazi per la presenza del camino. Ma Mantegna risolse la rappresentazione sfruttando la mensola del camino come se fosse una piattaforma rialzata, sulla quale hanno preso posto i membri della famiglia Gonzaga. Si riconoscono, seduti, il marchese Ludovico II, ritratto in veste da camera mentre riceve una missiva dal suo segretario, e sua moglie, Barbara di Branderburgo. Attorno, si riconoscono cinque dei loro undici figli e il probabile ritratto di Vittorino da Feltre, l’umanista che fece da precettore alla famiglia. Mantegna si concesse una digressione dal tono aulico del ritratto ufficiale della famiglia inserendo due figure cui i Gonzaga erano legati: il cane Rubino, accucciato sotto la sedia del padrone e la nana, dallo sguardo fiero e penetrante che incrocia quello del visitatore. A destra, alla fine della mensola, è dipinta una scala che permette a dei giovani cortigiani l’accesso al piano rialzato. Uno di loro si colloca esattamente davanti al finto pilastro: la sua posizione avanzata era un espediente che Mantegna aveva desunto dai bassorilievi di Donatello per confondere il confine tra la dimensione reale e quella dipinta.

Non è ancora chiaro quale sia l’occasione rappresentata. L’ipotesi più accreditata rimanda alla lettera in cui la duchessa di Milano Bianca Maria Visconti nel 1462 richiese l’aiuto del marchese per proteggere il suo Stato da eventuali attacchi incoraggiati dalla precaria salute di suo marito, Francesco Sforza.

Camera degli Sposi, scena della Corte, Mantova

Camera degli Sposi, scena della Corte, Mantova

La scena ospitata nella parete dove si accede nella Camera è detta “dell’Incontro”. È, ambientata in uno spazio aperto, e partendo da sinistra verso destra, osserviamo alcuni domestici che si occupano dei cavalli e dei cani che compongono il corteo del marchese, che va incontro al figlio Francesco, cardinale, che nel 1472 si apprestava a ricevere il titolo di Sant’Andrea. Nel riquadro centrale, sopra lo stipite della porta, Mantegna dipinse una targa sorretta da putti, celebrativa della gloria dei Gonzaga, ma che inoltre ci riferisce l ascendenza padovana del pittore e la data della fine dei lavori, il 1474. Infine arriviamo al riquadro principale, la scena di questo incontro familiare, che ci parla delle mosse politiche che il marchese voleva ostentare. Si riconoscono, ai due estremi del riquadro, il marchese fronteggiato dal suo primogenito ed erede, Federico I, mentre al centro si colloca la statuaria figura del figlio cardinale, che tiene per mano il fratello minore Ludovico, futuro protonotario apostolico, il quale, a sua volta, tiene per mano il piccolo Sigismondo, suo nipote, anch’egli destinato alla porpora cardinalizia. Una scelta singolare ma efficace di rappresentare il ramo della famiglia destinato al cursus ecclesiastico. Non solo: si volle inserire sullo sfondo una rappresentazione simbolica e per nulla realistica di monumenti romani (si riconoscono la piramide Cestia, il teatro Marcello, il ponte Nomentano, ma altri edifici furono inventati di sana pianta), che Mantegna desunse da stampe dell’epoca, giacché non andò mai a Roma. Si voleva, in questo modo, suggellare un legame fra la dinastia gonzaghesca e lo Stato Pontificio, rimarcato dalla nomina cardinalizia e forse sottintendendo un augurio per una futura nomina come papa.

Il bambino raffigurato accanto al marchese è suo nipote, Francesco II, destinato a diventare a sua volta marchese. Le ultime due identificazioni interessano i due uomini posti in secondo piano tra i due figli maggiori del marchese: di profilo abbiamo l’imperatore Federico III d’Asburgo, il volto frontale è quello del re Cristiano I di Danimarca, cognato di Ludovico II. In questo modo si voleva dar vanto delle parentele regali di cui si fregiava la famiglia.

Camera degli Sposi, particolare della scena dell'Incontro, Mantova

Camera degli Sposi, particolare della scena dell’Incontro, Mantova

E ora rivolgiamo lo sguardo in alto per ammirare la volta. Mantegna è riuscito a conferire al soffitto una forma sferoidale (dove invece la superficie era appena ricurva), che culmina con il suo brano più famoso, l’Oculo. Si presenta come un’apertura illusionistica verso il cielo contornata da una ghirlanda. Probabilmente l’ispirazione per questa creazione viene dall’oculo del Pantheon, ammirato dagli umanisti. Qui Mantegna dà dimostrazione di grande bravura nel trattare la prospettiva, scorciando le figure che si affacciano o sporgono all’interno di questa apertura come mai era stato fatto fino ad allora. Il risultato è verosimigliante, ma mantiene anche il rigore prospettico.  La scena è popolata da puttini che si affacciano dalla balconata o si sostengono alla balaustra, in una realistica varietà di pose ed espressioni. Risulta difficile capire se ci fosse stato un riferimento puntuale all’identità delle altre figure che fanno capolino, le fanciulle sorridenti e la dama acconciata come la marchesa con la sua serva di colore. Forse si volle solo dare un’immagine ludica, la preparazione di uno scherzo rappresentato dal vaso pericolosamente sporgente dal parapetto. Attorno all’Oculo, si dipartono alcuni costoloni che dividono lo spazio in losanghe e pennacchi, ospitanti, in una splendida pittura monocroma, ritratti di imperatori romani, raffigurati seguendo il gusto della medaglistica, molto apprezzata all’epoca. Inoltre si riconoscono episodi dei miti di Orfeo, Arione e le fatiche di Ercole resi come bassorilievi, per celebrare le virtù come uomo di stato che il marchese si autoattribuiva (coraggio, intelligenza e forza).

Prima di lasciare la stanza, bisogna guardare tra il fogliame del finto pilastro che separa la scena dell’Incontro da quella della targa dedicatoria. Si trova qui, nascosto, l’autoritratto di Mantegna, raffigurato come mascherone, un ulteriore piccolo brano della maestria e inventiva di questo artista.

Camera degli Sposi, autoritratto di Mantegna, Mantova

Camera degli Sposi, autoritratto di Mantegna, Mantova

Come di consueto, vi lascio i riferimenti per una visita, facendovi presente che fino al 31 agosto, la visita è arricchita dall’esposizione della preziosa collezione dell’imprenditore mantovano Romano Freddi, collezionista di opere minori e suppellettili appartenute ai Gonzaga e rintracciate negli anni nei mercati antiquari, che ci restituisce, anche negli oggetti di uso quotidiano, il raffinato gusto di questa corte.

http://www.ducalemantova.org

Pamela D’Andrea

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